Rio 2016, ci sarà anche il padovano Galiazzo: per lui quarta Olimpiade

Rio 2016, ci sarà anche il padovano Galiazzo: per lui quarta Olimpiade

Da Il Mattino, Cristina Chinello

Nome: Marco. Cognome: Galiazzo. Professione: arciere. Segni caratteristici: occhiali spessi. Olimpiadi: tre (più una). L’arciere originario di Ponte San Nicolò si prepara per la sua quarta avventura a cinque cerchi: l’ufficialità è arrivata nei giorni scorsi durante il torneo internazionale che si è svolto ad Antalya, in Turchia, e per il nostro Robin Hood è una conquista con punto di domanda. Marco, per mesi abbiamo sentito poco parlare di te, invece ora ci sorprendi con questo pass olimpico: soddisfatto? «Certo, fa sempre piacere andare alle Olimpiadi, in una scala da 1 a 10 sono contento 8. Sono stato felice, anche se non ho esultato, sia perché non è nel mio carattere, sia perché da Rio arrivano notizie non proprio rosee». Di preciso, a cosa ti riferisci? «Le premesse non sono il massimo: pare che non si riesca a finire i lavori in tempo, che ci siano nazioni che non parteciperanno per non aver problemi con le malattie, zika, l’acqua inquinata… non si capisce bene, la situazione sembra confusa e questo mi preoccupa, in particolare ho letto che le spese per realizzare gli impianti sono state altissime, pertanto ci siano stati tagli alla sicurezza e alla sanità. Sicuramente da qui ad agosto le cose possono cambiare, però personalmente non vivo questa attesa in modo totalmente spensierato». Il repellente antizanzare è già in valigia? «Certo, quello che posso fare per tutelarmi, lo faccio. Con l’aiuto di Gloria, mia moglie: lei è contenta per questa qualifica, ma dice di stare attento». Verrà con te in Brasile? «No, andrò da solo: è ormai un’abitudine consolidata, i miei familiari mi guarderanno meglio dalla televisione. E poi il viaggio sarebbe stato molto costoso, non è proprio una passeggiata». Parlami di questa qualifica, arrivata improvvisamente. «Il nostro tecnico doveva scegliere fra me e Michele Frangilli, era dubbioso, pertanto abbiamo fatto entrambi il work up ad Antalya. Sono andato meglio, pertanto sono stato scelto io. Ci siamo giocati tutto attraverso la Corea: è una nazione molto forte, noi avevamo l’obiettivo non solo di fare punti per andare avanti, ma di farne in modo da incontrarla più tardi possibile e in questo ho fatto meglio di Michele. Volevo fare una bella gara, ho dato il massimo, ed è andata bene». Ora a Rio farai la gara individuale e quella a squadre: che Italia vedremo? «La squadra maschile – parlo di questa perché ne faccio parte – può puntare al podio se non fa errori. Da un certo punto di vista le Olimpiadi sono più facili del Mondiale, perché ci sono meno nazioni in gara, anche se il livello è molto alto e ci sono i più forti, con archi molto potenti. Il nostro è uno sport 50/50, per metà preparazione, per metà testa, la giochiamo molto di tattica». Per quale motivo? «I nostri avversari sono tutti, perché il livello si è alzato di molto: ormai i 10 punti li facciamo subito, ma sono i nostri avversari che fanno più punti perché hanno fatto maggiori investimenti. Viceversa, qui in Italia da un lato gli investimenti sono diminuiti, dall’altro gli sforzi si stanno spostando sui giovani, il che è giusto e va bene, ma non bisogna dimenticare i vecchi, che poi sono quelli che vanno alle Olimpiadi e magari vincono». Dici insomma che sta arrivando l’onda lunga della crisi? «Negli ultimi anni tutte le federazioni hanno avuto budget ridotti e questo ha influito: noi azzurri cerchiamo sempre di fare bene e del nostro meglio, ma le altre nazioni hanno imparato a prepararsi molto meglio di prima». Trentatré anni, tesserato Aeronautica, Marco Galiazzo adesso vive a Torino; è stato il primo campione olimpico a vincere la medaglia d’oro individuale ad Atene 2004; ha poi vinto l’argento nella gara a squadre a Pechino 2008 e nella stessa specialità l’oro a Londra nel 2012.

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