Rio 2016, parla la nuotatrice padovana Aglaia Pezzato: “Da 16 anni la staffetta non arrivava in finale”

Rio 2016, parla la nuotatrice padovana Aglaia Pezzato: “Da 16 anni la staffetta non arrivava in finale”

Un’esperienza indimenticabile, un record italiano, un cappellino: Rio de Janeiro 2016 aveva questo pacco gara a nome di Aglaia Pezzato. Niente medaglia per la nuotatrice di Vigonza, ma obiettivo centrato, con il sesto posto: «Il mio bilancio? Sicuramente molto buono, sono molto soddisfatta della mia gara e della staffetta: da 16 anni la 4×100 stile libero femminile non arrivava in finale olimpica, quando chiuse ottava. Il record fatto in batteria è un ulteriore risultato di spessore». Le azzurre in fase di selezione hanno chiuso in 3’35”90 con Erika Ferraioli 54”52, Silvia Di Pietro 53”96, Aglaia 53”86, Federica Pellegrini 53”17. Pezzato spiega: «La gara del pomeriggio era di gran lunga più difficile, abbiamo beccato delle onde pazzesche perché attorno avevamo degli aeroplani. È stata un’esperienza unica, 10mila persone che urlano non le dimentichi». Il vostro obiettivo era proprio arrivare in finale… «E una volta lì giocarcela. Abbiamo mantenuto la parola e superato le attese, con il record. Questa è una gara in cui la testa fa più delle braccia, e devi stare attenta a quello scherzo della testa che, mentre sei pronta per entrare in vasca, ti ricorda i quattro anni di lavoro e sacrifici»” Era così che ti immaginavi la tua Olimpiade? «Più o meno. Quello che ho visto mi è piaciuto tanto: lo sport, la gente, l’ambiente. Purtroppo non posso dire lo stesso sull’organizzazione: brasiliani meravigliosi, ma non gli farei organizzare neanche la sagra del paese». Per quali motivi? «Dall’aria condizionata rotta per un giorno intero nella piscina del riscaldamento, all’acqua dei tuffi verde, alla logistica difficoltosa con pullman insufficienti, intoppi sugli orari dei turni in piscina, la tenda in camera che cade e che riattacco con lo scotch… Piccoli disguidi che però sarebbe meglio non ci fossero stati». Gara a parte, hai mostrato di esserti presa delle belle soddisfazioni… «Ah certo: sono una grandissima appassionata di basket Nba, ho avuto l’enorme fortuna di assistere a Usa-Venezuela. Il giorno seguente, ho incontrato in piscina gli atleti del basket Usa: ho seguito Klay Thompson per tutto l’impianto finché sono riuscita a parlarci e a chiedergli se mi regalava il cappellino. Devo avergli fatto tenerezza. È che adesso Greg (Paltrinieri, ndr) è geloso, perché pure lui è fan dell’Nba ma non è riuscito nella stessa impresa». Andiamo con qualche nome: Michael Phelps? «Incredibile. Sono contentissima di avere assistito alla sua forse ultima Olimpiade: è un vero “cannibale” del nuoto, si mangia l’acqua in modo impressionante. Ma attorno agli Usa c’è un clima sconvolgente: in zona fisioterapia, qualunque atleta arrivasse o se ne andasse era accolto da un coro di ovazione che scandiva U-S-A! Facevano venire i brividi a noi, era una carica pazzesca. Ma questa è solo una delle cose che rendevano il team americano diverso dal resto del mondo e Phelps di questo è l’emblema, è il volto e il cuore di quella squadra». Altro nome: Federica Pellegrini. «Non penso di avere i titoli per parlare di lei. Non dimentichiamo tutto quello che ha fatto. Avrei messo la firma per aver chiuso quarta nella gara individuale. Umanamente, mi è dispiaciuto, non mi permetterei mai di sindacare sul risultato di una fuoriclasse come lei». E ora, Aglaia, cosa ti aspetta? «Qualche giorno di mare, in giornata, giusto per poltrire. Mio moroso era lì a Rio, quelle sono state le nostre “vacanze”. E poi di nuovo in acqua: a dicembre ci sono i Mondiali in vasca corta in Canada, bisogna arrivare lì». (Da Il Mattino)

0 commenti

Commenta per primo!

Inserisci qui il tuo commento

Recupera Password

accettazione privacy