Sessant’anni di Panathlon Padova, nel segno di Olimpiadi e olimpismo

Sessant’anni di Panathlon Padova, nel segno di Olimpiadi e olimpismo

Aula Magna di Palazzo del Bo gremita per il convegno che ha visto come protagonisti Berruto, Di Centa, Galtarossa e Pancalli

Sono passati sessant’anni. E per celebrare nel migliore dei modi questa ricorrenza il Panathlon Padova ha ospitato in un’Aula Magna di Palazzo del Bo, gremita soprattutto di studenti universitari e medi superiori, alcune figure di primissimo piano dello sport italiano e non solo italiano, riunite dal convegno “Olimpiadi e Olimpismo”, fra le quali, oltre ai relatori, Francesca Bortolozzi (scherma), Silvio Martinello (ciclismo), Franca Peggion (atletica leggera): in un’atmosfera solenne tintinnavano ben 75 medaglie olimpiche e mondiali!

Fra i relatori, Manuela Di Centa, plurimedagliata alle Olimpiadi invernali e ai Campionati Mondiali, nonché membro onorario del CIO, e già deputata e conduttrice tv: «Se mi volto indietro posso dire che la vera medaglia è stata la strada percorsa per arrivare a quei successi, per cui ho dovuto faticare» ha ricordato ai presenti. «Ogni giorno ho sempre creduto a quello che facevo, nonostante le difficoltà e, perché negarlo, le invidie incontrate da più parti. Ma proprio all’interno del villaggio olimpico, nelle cinque occasioni in cui ho partecipato ai Giochi, ho vissuto le emozioni più forti, perché lì mi sono potuta rendere conto di come altri atleti e altre atlete condividessero le mie stesse passioni, i miei stessi ideali».

Assieme a lei Mauro Berruto, già Ct della Nazionale italiana di pallavolo, ma anche scrittore e opinionista di “La Domenica Sportiva”; Luca Pancalli, Presidente del Comitato Italiano Paralimpico (CIP), nonché campione paralimpico più medagliato dell’era moderna, e Rossano Galtarossa, simbolo dello sport italiano, plurimedagliato nel canottaggio ai Giochi Olimpici, a cui ha partecipato per sei volte. «Ricordo i miei esordi in nazionale» ha raccontato ai ragazzi presenti “Rox”, «e credo di essere passato da “novellino” a leader della squadra azzurra grazie a una spinta interiore, che ho cercato di trovare dentro di me». Come a ribadire che ognuno deve trovare la sua, senza cercare scorciatoie di qualsiasi tipo, siano esse «manipolazioni psicosomatiche, corruzione, business sfrenato, razzismo e altri veleni, inibitori della crescita umana» per usare la parole del Presidente emerito del Panathlon di Padova Renato Zanovello. «Oggi più che mai è evidente la necessità di dare la massima importanza a una pratica sportiva basata sul fair-play, sul rispetto delle regole, su un codice etico stringente».

Il convegno, organizzato con il patrocinio dell’Università di Padova, del CONI Veneto e del CIP Veneto, e coordinato dal giornalista Stefano Edel, è stato chiuso da Massimo Cavalca, Presidente del Panathlon Padova. Aprendo i lavori, Zanovello ha invece ricordato quali linee abbiano guidato il Panathlon patavino sin dalla sua nascita. «Questo convegno è stato voluto al fine di festeggiare solennemente il 60° anniversario di fondazione del Panathlon di Padova, nell’imminenza delle Olimpiadi di Rio de Janeiro e ricordando il proprio DNA, riconosciutogli dal CIO a livello internazionale, di Movimento benemerito per la promozione e diffusione della cultura e dell’etica sportiva. Ogni anno organizziamo convegni e incontri di altissima qualificazione, promuoviamo la ricerca scientifica applicata allo sport, assegniamo borse di studio a studenti e laureati eccellenti nello sport e nella vita, promuoviamo il fair play e l’attività dei disabili attraverso il progetto “1 ora X i disabili” che, nato a Padova e divenuto Progetto europeo, è stato esportato in tutta Italia».

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