Triathlon, Fabian: “A Rio punterò ai primi cinque posti”

Triathlon, Fabian: “A Rio punterò ai primi cinque posti”

Convocato a Rio tre volte: una nel nuoto, una nella corsa in bici, una nella corsa a piedi. Perchè sono tre le discipline che Alessandro Fabian, ventottenne atleta padovano tesserato Carabinieri, dovrà mettere in fila per partecipare alla gara della sua seconda Olimpiade. Il più forte triatleta italiano è lui, e anche se la sua partecipazione come portacolori azzurro era data per scontata, l’ufficialità è arrivata finalmente ieri, nel primo pomeriggio. Originario di Terrassa, 28 anni, Fabian ora vive tra Marostica (dove si è trasferito per stare più vicino possibile a Sergio Contin, il suo allenatore), Padova (dove segue le indicazioni di Moreno Daga per l’allenamento del nuoto) e… il resto del mondo, fra collegiali con la Nazionale, raduni e gare. Alessandro, com’è arrivata la comunicazione? «Ero in auto con mio fratello Viviano, stavo tornando da Bologna. Mi telefonano dalla federazione e mi dicono: “Ale, sei ufficialmente convocato per la tua seconda Olimpiade. Cosa ti senti di dire?”. E io lì per lì non riuscivo a pensare niente, ho chiesto qualche minuto e poi ho scritto quello che sentivo, e l’ho pubblicato su Facebook: nella nostra disciplina l’uomo lotta da solo contro tutti e in gara non esiste un concetto di squadra. È proprio in questo momento che ci rendiamo conto di non essere soli, di avere un “compagno” al nostro fianco pronto a sostenerci. Un team di successo batte con un solo cuore». Quali sono state le tue reazioni nell’immediato? «Onestamente? Ho tirato un sospiro di sollievo. È vero che ufficiosamente ce l’aspettavamo tutti questa convocazione, ma è anche vero che noi atleti qualifichiamo la Nazionale e il direttore sportivo può sempre scegliere qualcun altro. Finora mi sono sempre dovuto trattenere, ma adesso finalmente posso dire che a Rio ci vado pure io». Quali emozioni provi pensando ai prossimi Giochi? «Emozioni totalmente diverse rispetto a Londra: a Rio ho l’onore della partecipazione e l’onere di rappresentare l’Italia non essendo più alla prima esperienza, ho una responsabilità prima di tutto verso di me e tutto il lavoro fatto finora. Voglio divertirmi: questi ultimi quattro anni sono stati diversi dai precedenti perché ero consapevole di poter costruire la qualificazione senza fretta. È che da atleta voglio sempre il meglio, ottenere il risultato massimo. Non mi accontento mai, ma questo, se da un lato è buono, dall’altro mi fa perdere il sapore del risultato perché penso già alla gara successiva. In questo senso, se Londra è volata e mi è “sfuggita”, vorrei che Rio fosse diversa, più vissuta». In che senso? «Questo percorso nasce sofferto: nei primi tre anni di questo quadriennio ho avuto infortuni continui che mi hanno fermato ma mi hanno anche fatto crescere molto, pure mentalmente. Se mi guardo indietro, sorrido per quante ne ho passate». Ora qual è il tuo obiettivo olimpico? «Farò il massimo, punterò ai primi cinque posti. Il percorso non sarà semplice, anzi. L’ho già provato nella preolimpica, dove caddi e mi feci un gran male a causa di una buca sull’asfalto nella frazione in bici. Le variabili come questa, cioè quelle che non dipendono da me, sono quelle che mi preoccupano di più. Tuttavia sarà un tracciato duro, con dislivelli, molto muscolare: questo mi favorisce, sulla carta, perché anche gli altri soffriranno e magari daranno di più di quello che darò io, ma in anticipo». Soddisfatto del percorso? «Sì, è quello che avrei scelto per me, contrariamente a quello piatto di Londra. Migliorerò nelle transizioni, cioè i passaggi da una frazione all’altra: può sembrare banale, ma anche se faccio triathlon per professione, non è semplice “resettare” il corpo e tararlo su diversi movimenti muscolari per tre volte di fila». A casa come hanno reagito? «Sono tutti eccitati per questa nuova avventura. E in realtà abbiamo già prenotato tutto, siamo una quindicina tra famiglia, morosa e amici». Hai già pensato a cosa farai dopo l’Olimpiade? «Ho sempre il pallino di andare in giro per il mondo, ma mi piacerebbe fare mille cose: riprendere a studiare, continuare con il triathlon, andare a vivere e allenarmi all’estero, fare il modello… Seguirò l’istinto, so solo che non riuscirò a stare fermo. Del resto, con tre sport, come potrei?». (Da Il Mattino)

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