Christmas Cup, i numeri della manifestazione

Christmas Cup, i numeri della manifestazione

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30 squadre, 600 atleti, 56 gare e 32 ore di partite in 3 impianti con 1400 persone, 1500 pasti e 300 pernottamenti: questi i numeri della Christmas Cup. 

Di seguito l’articolo de Il Mattino:

La seconda edizione della Christmas Cup di calcio a 5 è stata un nuovo successo. Petrarca a fare gli onori di casa, 600 giocatori provenienti da Lombardia, Piemonte, Emilia, Marche, Lazio e pure Croazia, mille persone coinvolte e tre palazzetti prestati al divertimento. Brentelle, Salboro e Cadoneghe sono diventati per un giorno templi del futsal. E con loro, Padova si è dimostrata ancora una volta la capitale della disciplina. Per la cronaca vincono Alumnus Zagreb (Allievi) e Como (Giovanissimi), ma il successo della manifestazione non è nel portarsi a casa la coppa. Piccoli a chi? Non ingannino le denominazioni delle categorie impegnate. “Giovanissimi” e “Allievi”: nel calcio a undici sarebbero giocatori già di buon livello, ma con ancora tutto da dimostrare. L’impressione è che viceversa, nel calcio a cinque, queste compagini sappiano già il fatto loro, pur con ovvii distinguo nella predisposizione dei singoli. Qui Allievi: capacità nel gesto tecnico, rapido cambio di fronte, scambi e rapide verticalizzazioni, portieri che già sanno coprire lo specchio in uscita. E poi i Giovanissimi: all’apparenza addirittura più frizzanti, scaltri nel ribaltare ora di qua e ora di là l’azione di gioco. Ce n’è per tutti, insomma, compresi i tecnici federali nelle nazionali azzurre di calcio a 5, nascosti tra il pubblico a osservare. Incroci e sorrisi. Le storie si intrecciano. In molti sono arrivati da lontano, dalle Marche o dal Piemonte. C’è chi viene da Roma, e per la prima volta si ritrova a giocare contro Marca e Luparense, le squadre più blasonate d’Italia. Si accomodano sugli spalti, in campo si gioca Petrarca-Nacional, e stare ad ascoltarli diventa il passatempo principale dei presenti. Segna Mattia Vettore, giovanissimo del Petrarca, dopo uno slalom fra quattro avversari. «Devastante questo, ahò!». Applausi, per entrambi. Ma ci sono persino le società giunte dalla Croazia: gli sguardi curiosi dei ragazzini, i volti estasiati dei tecnici nel vedere tanta magnificenza strutturale. Fotografano, e si fotografano. Tutto bene, finchè non giunge il custode del palazzetto di Salboro con le sue raccomandazioni: «No stè a far casin in spogliatoio, me racomando». Bontà sua, nemmeno s’è reso conto della scritta “Mnk Nacional” stampata sulle tute. Loro fanno finta di niente, lui probabilmente è ancora lì a cercare di capire perché lo ignorino. L’altro futsal. Per arrivare in tempo a Padova sono partiti con il pullman alle 4 del mattino da Zagabria: «Per noi è la terza volta in Italia», racconta Vibor, il tecnico della squadra Giovanissimi, tentando di mettere l’uno dietro l’altro qualche termine in un inglese. «L’anno scorso con gli Allievi siamo arrivati terzi, e siamo tornati oggi: è una bella esperienza per i ragazzi, possono giocare contro società blasonate e vedere cosa significa fare vero futsal». La domanda sorge spontanea: perché “il vero” futsal? Vibor spiega che in Croazia è il secondo sport più praticato dopo il calcio, ma che in Italia è un’altra musica. «Io alleno ragazzini di 12 anni, e tra loro chi ha più esperienza gioca a futsal forse da un anno. In Croazia tutti cominciano col calcio quando sono bambini, e poi decidono di passare al futsal perché si rendono conto di avere maggiori chance. Questo è un problema, perché non possiamo formarli sin da quando sono piccoli. Per lo meno siamo fortunati: il Nacional, la nostra società, disputa con la sua prima squadra la Champions di calcio a 5 ed è la più famosa del paese. Per questo abbiamo tre strutture nelle quali allenarci, il problema è che allo stesso tempo lì si gioca anche pallamano, basket e volley, e dobbiamo sfruttarle a turno. Siamo un movimento emergente, può darsi che forse tra tre o quattro anni i ragazzi della mia squadra possano pensare di battere le italiane». Una macchina perfetta. Petrarca, Tre Pini, Vertigo e Libertas. Quattro società che rappresentano una macchina collaudata che anche quest’anno ha funzionato a dovere. Tre strutture, mille persone da gestire e 58 incontri da incastrare in dieci ore no stop. Pure le location, lontane dallo shopping e dal movimentato centro prenatalizio, hanno vissuto una domenica di vita. Leonardo e Carlo Giacomini, i due fratelli gestori della pizzeria Locanda di Salboro, a due passi dal palasport, sentitamente ringraziano: dalle 11 alle 15 hanno sfornato pizze senza soluzione di continuità alle squadre che, una alla volta, si sono succedute tra un match e l’altro. E prendendosi anche solo un piccolo pezzo di merito nella buona riuscita della giornata, hanno ribadito ciò che tutti, ormai, dovrebbero aver capito: manifestazioni così, fanno bene a tutti.

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