Kioene, Baldovin festeggia 50 anni: “Ho ancora tanta passione e la voglia di migliorare giorno dopo giorno”

Kioene, Baldovin festeggia 50 anni: “Ho ancora tanta passione e la voglia di migliorare giorno dopo giorno”

Una giornata speciale, ma non troppo: Valerio Baldovin ha compiuto ieri 50 anni. «Il traguardo è significativo, ma non ho fatto nessun festeggiamento particolare – dice l’allenatore della Kioene Padova – Diciamo che rappresenta uno spartiacque importante della vita di ogni persona».
E allora è tempo di bilanci. «Oggi sono sicuramente un tecnico migliore di tre anni fa, quando la Pallavolo Padova mi diede la possibilità di allenare la prima squadra, dopo aver lavorato con il settore giovanile. Avevo già fatto il primo allenatore a Schio per un paio di stagioni, ma la SuperLega è chiaramente un’altra cosa. Qui sto facendo un’esperienza professionale importante e sto lavorando come piace fare a me».
Lazzaretto, Casaro, Bassanello, lo stesso Gozzo sono ragazzi che ha allenato nel settore giovanile e che oggi cominciano a guardare da dentro SuperLega e A2. «Io li ho lasciati con la vittoria di un titolo regionale e la partecipazione alle finali nazionali di categoria. Il resto lo hanno fatto loro, continuando a lavorare molto duramente. Forse nessuno di loro si aspettava, a 16 anni, di arrivare così in alto, ma quando si lavora con i giovani ci vuole lungimiranza, costanza e tanta pazienza. Non sono dei talenti puri, ma dei ragazzi che hanno continuato a progredire».
In questi giorni si fa un gran parlare della mancata convocazione di Valentina Diouf per le Olimpiadi e del fatto che delle ragazze che nel 2011 vinsero il titolo mondiale under 20, nessuna faccia parte oggi della nazionale maggiore. Qual è il suo pensiero?
«Nessuno meglio di Bonitta conosce il suo gruppo e le sue ragazze. Per cui non voglio entrare in questo caso particolare. In base alla mia esperienza legata al mondo maschile posso dire in generale che non è una cosa scandalosa, può capitare. Semplicemente perché la maturazione degli atleti è molto variabile. Non è detto che chi è molto forte a 18 anni lo possa essere anche a 24 o 25. Qualche volta può succedere, ma qualche volta no. Dipende molto dal grado di crescita. Se a 18 anni sei già al 90 per cento delle tue possibilità, difficilmente potrai rimanere ad alto livello anche dopo».
E da cosa si vede il grado di maturazione? «Qui entra in gioco l’esperienza e l’occhio dell’allenatore che deve avere questa sensibilità. Ovvero capire a che punto si trova il ragazzo in quel momento. Ci sono degli indicatori che un allenatore deve cogliere. Non è facile, ma è il nostro lavoro. E poi è fondamentale che certe cose vengano condivise con la società o la Federazione, nel caso della Nazionale».
Ovvero? «A Padova si è deciso di puntare su giovani da maturare e valorizzare. Una scelta che è condivisa e portata avanti da tutto l’ambiente, società in testa. In modo tale da assumersi tutti assieme i rischi ma anche le possibilità connesse. Con i giovani puoi fare della partite di alto livello, ma anche incappare in giornate decisamente difficili. Esserne consapevoli è già un bel punto di partenza e aiuta nella realizzazione finale del progetto».
Dove si vede Valerio Baldovin tra dieci anni?
«Ancora su una panchina a lavorare secondo le mie idee e i miei principi, quelli che mi hanno guidato fino ad oggi. È certo che il lavoro dell’allenatore è sempre molto aleatorio e legato ai risultati, ma è altrettanto vero che non mi vedo dietro una scrivania. Sento ancora molta passione dentro di me e la voglia di migliorare giorno dopo giorno. Fino a quando potrò lavorare in queste condizioni, sarò un allenatore di pallavolo». (da Il Gazzettino)

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