Vicenza, dopo quasi vent’anni sulla maglia sparisce la storica “V”

Vicenza, dopo quasi vent’anni sulla maglia sparisce la storica “V”

di Redazione PadovaSport.TV

Il nuovo Vicenza targato Renzo Rosso ha abbandonato definitivamente, spedendola dritta nel museo, la storica “V” sulle maglie, che lascerà il posto alla “R” a intreccio del Lanerossi (risalente al 1953), la squadra che collezionò venti campionati filati in Serie A. La “V” ha fatto bella mostra sulle maglie biancorosse per quasi 20 anni, come spiega Il Giornale di Vicenza: nasce poco dopo l’avvento (1989) di Pieraldo Dalle Carbonare alla presidenza e di Sergio Gasparin alla direzione della società: anche allora è C1, anche allora si viene da una situazione finanziaria e sportiva ingarbugliata, e c’è bisogno di segnalare alla piazza un deciso cambio di rotta, di stile, di management. Quindi, la vecchia “R” sparisce e si bandisce un concorso d’idee per la creazione di un logo inedito. Partecipano in molti, professionisti e non: ovviamente le proposte a base di… gatti abbondano, ma alla fine la spunta un artista di casa, Toni Vedù. Il quale di mestiere non fa neppure il grafico. Sarà con la stagione 1990-1991 che tale stemma (“una V moderna e un po’ tecnologica” la definisce Pino Dato nella sua “Storia del Vicenza”) entrerà progressivamente in uso, scandendo inizi faticosi fino al benefico avvento di Ulivieri e al successivo aprirsi della fantastica “era Guidolin”. Già, il miracolo concretizzatosi nel ritorno in massima serie e poi su, sempre più su, fino alla conquista della Coppa Italia (1997) e alle semifinali di Coppa delle Coppe di fronte al Chelsea. Tra alti e bassi, quella “V” campeggerà poi sulle casacche del trio Luiso-Bucchi- Comandini, di Schwoch e Abbruscato, sarà affiancata nel 2002 (per il Centenario) dal ritorno della “R”, fino al fallimentare epilogo di pochi mesi fa. Sorrisi e lacrime sono perciò raccolti in quella “V” che nel destino contemplava anche parole come Vittorie e come Vergogna (quest’ultima non certo per colpa sua). L’ingresso nel museo della memoria biancorossa le spetta quindi di diritto: non fossealtro perché, sotto la sua insegna, è cresciuta un’intera generazione di tifosi.

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