Brevi e quel feeling mai nato con la piazza. Ma serve pazienza perchè…

Brevi e quel feeling mai nato con la piazza. Ma serve pazienza perchè…

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Partiamo dalle note negative. L’immagine, forse, emblematica di questo Padova è la faccia perplessa di Gaiola in sala stampa. Il giovane, partito titolare, quasi non sapeva darsi spiegazione del perchè, inserito in ruolo cruciale come quello del playmaker (testuale, colui che fa il gioco), fosse stato quasi snobbato dai compagni. Non è un bel segnale. La squadra non solo non ha un’ombra di gioco, di identità, ma non sembra esserci neppure questa grande unione tra i componenti. Gli effetti poi si riflettono sul campo: una squadretta qualsiasi come il Mantova (che lotterà fino alla fine per salvarsi), con un po’ di pressing alto e costante, ci ha messo in crisi. E’ vero, come ha detto Brevi in sala stampa, la strada è lunga, ci sono 96 punti a disposizione. Il problema è che non stiamo assistendo a una crescita costante. E il calendario, inizialmente, avrebbe dovuto aiutarci. Perchè in teoria adesso viene il difficile.

Ottimisti o non ottimisti, questo è il dilemma. C’è chi prospetta che Brevi non solo non arriverà a Natale, ma neppure alla Sagra del folpo di Noventa, che per inciso si tiene a fine ottobre. Il punto è questo: se si alimenta questo clima, la squadra ne risente: è automatico. E allora il rischio è che effettivamente si debba rivoluzionare tutto con conseguenze difficili da prevedere: Brevi ha avuto grande rilevanza nella costruzione della squadra, è stato assecondato nella scelta del 3-5-2 (modulo impostato fin dal ritiro). La squadra oggi può supportare i tre centrocampisti (3-5-2, 4-3-3 e derivati), ma non potrai mai tornare ad esempio al 4-4-2 dell’anno scorso (dimenticate Pillon). Brevi io lo considero oggi un muro portante del Padova, e se togli il muro portante rischi di dover buttare giù tutto e rifare. Siccome le potenzialità ci sono, perchè la squadra NON è stata costruita al risparmio (sottolineiamo NON è), ma è fatta da ottimi giocatori, motivi per essere ottimisti ci sono ancora (con Brevi). Con il rientro di De Risio, Filipe e Neto Pereira è lecito aspettarsi qualcosa di più.

Questione di feeling. “Lei non avverte uno strano clima?” ha chiesto a Oscar Brevi ieri in sala stampa il nostro Enea Paglia, al termine della partita (qui il video). L’allenatore milanese, non è un mistero, ancora non è entrato nel cuore dei tifosi. Chi ha un po’ il polso dell’ambiente, sa che nessuno si strapperebbe i capelli per un suo eventuale esonero. Padova è questa, se non entri in sintonia diventa tutto più difficile. Come si entra in sintonia con Padova? Con i risultati prima di tutto, con il bel gioco, ma anche mettendo da parte la presunzione: le sconfitte possono arrivare ma vanno spiegate in maniera convincente, altrimenti sei finito (vedi Dal Canto). Ma diciamo chiaramente un cosa: questa gogna che si è creata è sbagliata, essere prevenuti sull’allenatore solo perchè ha subìto esoneri in carriera è follia. L’anno scorso Venturato fu scelto dal Cittadella quando era, calcisticamente, in mezzo a una strada (esonerato in serie D dal Piacenza).

La spirale dell’isterismo padovano. Concludiamo dicendo: stiamo calmi, è ancora presto, nulla è perduto. Abbiamo perso solo con il Fano. La squadra arranca, ma ci sono margini di crescita. Le somme vanno tirate più avanti. Evitiamo la solita spirale che si innesca qui: partono le prime critiche, arrivano le critiche a chi critica, la tifoseria si divide e la squadra non viene aiutata come dovrebbe essere.

 

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