Che partenza per Zamuner: tris d’assi e poche chiacchiere. Alla faccia dell’abusivo

Che partenza per Zamuner: tris d’assi e poche chiacchiere. Alla faccia dell’abusivo

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Una premessa prima di elogiare Zamuner. Leggevo giorni fa, tra il divertito e il perplesso, l’editoriale del vecchio trombone di Vittorio Galigani che divideva i direttori sportivi italiani in veri, abusivi e improvvisati. Attento a non fare mai il nome (non sia mai un sussulto di coraggio!) del diretto interessato, Galigani inseriva nella categoria degli abusivi anche Giorgio Zamuner che, come noto, non ha ancora sostenuto l’utilissimo corso di Coverciano (paghi 5000 euro e diventi direttore sportivo, un pezzo di carta assolutamente privo di senso che chiunque può avere, aprendo il portafogli). Galigani, ex direttore sportivo e ora editorialista (ma allora, seguendo il suo criterio, anche lui è un abusivo della professione?), sostiene che è dovere dell’Adise (l’associazione di categoria) tutelare i direttori sportivi veri (quelli che hanno pagato) contro (cito testualmente) “la pletora di intrusi, di abusivi, di improvvisati”. Come se fosse davvero necessario aver frequentato quel corso per essere in grado di fare il direttore sportivo. In questo lavoro (non è quello del medico, dell’avvocato, dell’ingegnere, dello scienziato) si diventa professionisti sul campo con impegno ed esperienza, non per merito di un registro o per aver letto qualche libro. Galigani vorrebbe evidentemente mantenere in piedi il vecchio apparato anti-meritocratico, la scuola di Coverciano, neanche fosse Harvard, Stanford o Oxford, da cui escono luminari del calcio, fatti e finiti. Mah. Detto ciò, in questo editoriale, vorrei sottolineare l’ottima partenza del nostro nuovo direttore sportivo. Tre pilastri, subito, a mercato formalmente ancora chiuso, tre pedine necessarie per  il nuovo modulo che imposterà Oscar Brevi (quel 3-5-2 che ormai, grazie anche alla Nazionale, ha convinto anche i nemici del difensivismo: non è un catenaccio se fatto con gli uomini giusti e con idee!). Madonna, Filipe e Dettori vanno a irrobustire la mediana che già può contare su ottimi interpreti come De Risio, Mazzocco (e forse Giandonato). Poche chiacchiere, molta sostanza. Vedo un po’ lo stile di Marchetti: cercare di creare soprattutto un gruppo affiatato, l’alchimia giusta, facendo attenzione anche ai caratteri, non solo alle doti tecniche. C’è ancora parecchio da fare, ma la strada intrapresa mi riempie di ottimismo. Il tempo dirà se le nostre buone impressioni estive saranno confermate.

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