Dal “sicuro fallimento” dell’ACP1910 alle acrobazie del capitano Kirk all’Atletico San Paolo

Dal “sicuro fallimento” dell’ACP1910 alle acrobazie del capitano Kirk all’Atletico San Paolo

di Stefano Viafora – Direttore PadovaSport.tv

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Non era il Capitano Kirk, ma il tenente Spack! Ve l’avevamo detto: il Capitano Kirk non arriverà (al San Paolo, magari sul pianeta Klingon si). L’ha confermato il team manager padovano Fabio Barbin oggi ai colleghi de Il Mattino. Ha anche detto tante altre cose, come tante ne hanno dette nel corso degli scorsi mesi Paolo Rebellato, Barbara Carron e Bepi Tremonti. Rebellato aveva detto che il fallimento era un incredibile svista. La Carron ci aveva detto che al San Paolo c’erano le basi per fare grande calcio – quello sano però, dei valori “veri”. Bepi Tramonti invece ci aveva detto che era tutto a posto. Poi a dicembre – guarda caso nel corso del fine settimana che precedeva la chiusura del mercato – ci hanno detto che arrivavano gli olandesi. Giocatori tutti contenti – anche se non pagati – in attesa del Re Mida di turno. Ora ci dicono che la cessione forse si farà, forse non si farà. E poi ancora che il mitico professor Kirk non sarà il presidente. I giocatori parlano preoccupati di stipendi non pagati da settembre anche se la dirigenza fa quisquilie quanti siano effettivamente i mesi “saltati”. Al di là di tutto, ci sono alcune domande (riflessioni?) che ci sembra il caso di fare. Ma ci vuole tanto per capire che non tutte le squadre di quartiere possono diventare il Chievo? E ancora, ma perchè intestardirsi per forza con questa idea di fare i semi-professionisti? Perchè visti i tempi non fare il passo lungo quanto la gamba – d’altra parte negli ultimi anni di meteore nel calcio dilettantistico locale ne abbiamo viste davvero tante – il super Noventa e l’Albignasego dei sogni di Barella su tutte. Come diceva il capitano Kirk – quello vero – “Spack, azioni il teletrasporto e ci porti a casa”.

Veniamo invece in casa Padova. Vecchio Padova. Altro che montagne insormontabili di debiti e fallimento sicuro, come qualche trombone sentenziava già a luglio, dopo la mancata iscrizione. Il vecchio Padova non è fallito e non fallirà, nelle ultime settimane è stato raggiunto l’accordo con tutti i creditori privilegiati con precise garanzie offerte ai vari soggetti. L’unico dubbio era (ed in parte lo è ancora) relativo alla restituzione del vecchio logo e della denominazione sociale, ma in questo senso l’ex presidente Cestaro, che in buona parte ha contribuito a saldare i debiti in essere, sembra essere intenzionato a riconsegnare i simboli del vecchio Padova alla città. Personalmente vorrei aspettare questa annunciata conferenza stampa di Cestaro (ci sarà mai?) per esprimere il mio pensiero defintivo sulla vicenda. Intanto mi limito a pensare a come sarebbe stato se: 1) Cestaro avesse preso una posizione chiara fin da subito sulle vecchie pendenze, che poi ha effettivamente ripianato, come stiamo vedendo; 2) Gli imprenditori padovani lo avessero aiutato a iscrivere la squadra in Lega Pro, con successivo ripescaggio in B, nuovi introiti e vecchi crediti in Lega, il possesso di cartellini di valore come Mbakogu, Melchiorri, Cionek e tutto il patrimonio delle giovanili.

Guardare al passato non è mai cosa buona, ma io quel 15 luglio non riesco proprio a dimenticarlo.

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