LA RIVOLTA DEI REIETTI

LA RIVOLTA DEI REIETTI

Conduttore della trasmissione “Padova Sport”, direttore di padovasport.tv

Sulla graticola fino a qualche giorno fa, liberi di sfogarsi oggi a salvezza raggiunta. La banda dei reietti del Padova, alias Sabatini, De Franceschi, Sottovia e Potti (criticati dai tifosi e in attesa di conoscere il proprio futuro da Cestaro) sta riempiendo ultimamente le pagine dei giornali con dichiarazioni dal vago sapore di rivincita, come se la permanenza in serie B conquistata con grande affanno ai playout fosse un risultato di prestigio. La favolosa notte di Trieste non deve diventare un alibi per nessuno. Il campionato dei biancoscudati non può comunque essere giudicato positivo. E’ un vezzo tipicamente italiano (soprattutto in ambito politico) quello di sbandierare il risultato senza soffermarsi sul come è stato raggiunto. Ecco per esempio il Sottovia-pensiero (riportato da Il Gazzettino in questi giorni): “Ci siamo salvati? Si. Abbiamo raggiunto l’obiettivo? Si. Allora ho fatto un ottimo lavoro, proprio come l’anno scorso”. E tutti zitti. A Sottovia, personalmente, non attribuisco meriti particolari per la promozione in B nella stagione passata, mentre quest’anno l’ex segretario ha dato dimostrazione di non essere l’uomo giusto per il Padova per il semplice fatto che il direttore generale ideale, in questa piazza, dovrebbe prima di tutto avere il compito di arginare la tracotanza del Cavaliere… e poi grandi capacità di management, gestione del capitale umano, perfetta conoscenza del mondo del calcio, una grande quantità di contatti e di conoscenze. Non proprio l’identikit di Sottovia.

Lo stesso discorso può essere fatto per De Franceschi, che dichiara “Mi promuovo perchè ho portato Bonaventura, Renzetti, Agliardi, Cuffa”. Detto che auguriamo a Ivone di diventare il miglior direttore sportivo italiano, non ci sentiamo affatto di promuoverlo per quest’anno. L’acquisto di Vantaggiato, fortemente voluto proprio da De Franceschi, si è rivelato un clamoroso flop. Di Bonaventura e Renzetti si conoscevano già le qualità, il capolavoro sarebbe stato prenderli in comproprietà o con un diritto di riscatto della metà molto basso. Invece per riscattarli occorreranno molti, molti soldi (vogliamo mettere con i ridicoli 200.000 euro che serviranno al Cittadella per avere un Ardemagni del valore di 4 milioni?). Matias Cuffa rappresenta invece la mossa giusta, ma è l’unica. Gasparetto? Soncin? Senza contare che la squadra è stata costruita senza esterni di centrocampo e non si è rimediato agli errori quando si poteva, a gennaio.

Anche Sabatini ha le sue colpe, lui dice “Non sono una marionetta” aggiungendo poi di non aver gradito certe critiche della stampa sul suo conto. Non si tratta di considerare Sabatini un mediocre, ma di prendere atto della mancanza di risultati e quindi del suo fallimento quest’anno in B alla guida del Padova. Episodi negativi capitano nella carriera di un allenatore, quindi il buon Carletto se la metta via e guardi al futuro!

Chiudiamo con Potti, che ha attaccato tramite lettera al Mattino la stampa padovana (in realtà il suo obiettivo era un giornalista che aveva auspicato le sue dimissioni insieme a quelle di Sottovia e De Franceschi) difendendo a spada tratta il suo settore comunicazione fatto di persone “certamente migliori di molti di quanti si ergono a giudici” (mah). A Padova c’è da anni una stampa molto attenta agli errori societari (avete presente il cane da guardia che appena c’è qualcosa che non va abbaia?), che non risparmia le critiche ma che sorvola anche su tante cose, specie quando le cose vanno bene. Il tutto a servizio del tifoso lettore-spettatore, a cui poco importa di sapere dei premi vinti da Potti per la le sue iniziative di marketing e comunicazione. Se la stagione è stata negativa è lecito aspettarsi certe critiche, anche caro Gianni, a chi avrebbe dovuto lavorare un po’ meglio per evitare certe cadute di immagine e di stile.

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