SABATINI E IL 4-3-1-2

SABATINI E IL 4-3-1-2

Conduttore della trasmissione “Padova Sport”, direttore di padovasport.tv

Carlo Sabatini è passato da “eroe” a “allenatore fallito” (cito appellativi pescati in rete su blog e forum) nel giro di 10 mesi. Non scrivo questa frase nel tentativo di stupire, lo sanno tutti che nel calcio basta poco per cancellare un ricordo positivo. In fondo è giusto, perchè non ha senso cullarsi negli allori di imprese passate, quando la prossima sfida è già dietro l’angolo. Il nostro mister, comunque, non si è mai beato all’eccesso di quel 21 giugno. La riconferma in panchina in serie B non gli ha dato tempo e modo. Quello che non capiamo, onestamente, è il motivo per cui si sia intestardito sulle sue idee iniziali, escludendo a priori una delle soluzioni forse più semplici (e spesso efficaci): il benedetto 4-4-2. Lasciamo per un attimo da parte problemi societari ed errori di gestione. Parliamo di tattica. E’ un dato che nelle tre principali categorie italiane questo modulo sia adottato diffusamente in serie A e in Lega Pro. Pochissimo in serie B. Ho provato a dare una spiegazione logica a tutto ciò: ad alti livelli la disponibilità di giocatori in grado di interpretare il ruolo di trequartista (cruciale in questo modulo) è più elevata, sono giocatori molto tecnici, abili nello smarcamento, con predisposizione al dribbling e alla giocata individuale (e ovviamente con capacità di mandare in gol gli attaccanti). In Lega Pro la differenza di valori tra le squadra che partecipano allo stesso girone è più marcata e la presenza di giocatori di qualità può essere determinante, per cui avere un Rabito o uno Zauli (quando giocava nella Cremonese) cambia nettamente l’equilibrio delle forze in campo. In serie B c’è più omogeneità, si gioca un calcio più atletico e più tattico. Spesso il 4-3-1-2 è deleterio contrapposto a squadre dotate di esterni offensivi rapidi (lo abbiamo visto spesso quest’anno). La forza di questo modulo che tanto piace a Sabatini sta nella possibilità di occupare le fasce arrivando con dei giocatori e non in maniera statica (di fatto ci devono pensare i terzini). Così si è meno prevedibili sulle fasce e si alterna gioco laterale e gioco centrale. Ma bisogna avere in rosa due terzini-stantuffi e due interni di centrocampo che chiudono, all’occorenza, sulle due fasce (nel caso del Padova, Bovo e Jidayi o Cuffa).

Sabatini è stato promosso in Lega Pro e ha debuttato molto bene in serie B con il 4-3-1-2, ma alla lunga gli avversari hanno preso facilmente le contromisure. Con i risultati che tutti sappiamo. Si aggiunga che due pedine fondamentali per questo modulo sono venute a mancare: Italiano prima e Renzetti (ottimo terzino di spinta) poi, e si spiega facilmente il fallimento. Anche Foscarini l’anno scorso al primo anno di B con il Cittadella aveva commesso lo stesso errore, aveva iniziato il campionato con il 4-3-1-2 (con cui anche lui aveva ottenuto la promozione l’anno prima in C) con De Gasperi trequartista. Fu un disastro, la squadra partì malissimo e il tecnico dopo una decina di partite passò definitivamente al 4-4-2 (per sua stessa ammissione, “più idoneo alla categoria”). Rabito personalmente non lo considero tanto meglio di De Gasperi. Penso che anche Sabatini, arrivati a un certo punto, doveva cambiare e abbandonare il suo “credo”. Se avesse accettato l’ingaggio di Ricchiuti a gennaio, probabilmente si poteva continuare con i tre centrocampisti più il fantasista. Di Costanzo aveva capito che si poteva azzardare il 4-4-2 in linea e qualche risultato lo ha ottenuto. Sabatini, perchè ti sei intestardito così? Non è una mancanza di coerenza cambiare modulo nel corso del campionato! In fondo i due esterni offensivi ci sono, Rabito e Bonaventura. Perchè non provarci? Probabilmente ne gioverebbe anche l’attacco (con un numero maggiore di assist dalle fasce laterali). Chissà, magari finito il silenzio stampa, ce lo dirà.

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