Un unico vero responsabile

Un unico vero responsabile

Direttore di PadovaSport

Il Padova è fuori dai play-off con una giornata di anticipo. Questo l’amaro verdetto della stagione 2011-12, che doveva essere l’anno del grande Padova, di un campionato giocato al vertice, del “fare meglio” dell’anno scorso. L’obiettivo era uno solo, checchè possano dire ora i diretti interessati che si sono già lanciati nello sport più facile del mondo, ovvero trovare scuse e rimpallare le proprie responsabilità. La spesa complessiva per questo organico, che spero venga presto resa pubblica, è stata tra le più alte della categoria: il Sassuolo per dire, in termine di monte-ingaggi, costa il 30% di quello del Padova. Logico dunque parlare di fallimento, senza il rischio di eccedere nella severità. Avevamo scritto qualche tempo fa che la serie A era quasi un obbligo per i conti del Padova, è così: quest’anno la mancata promozione rappresenta un danno enorme. Significa che si dovrà, inevitabilmente, fare un passo indietro. Le responsabilità di questo disastro? Non è bello gettare la croce addosso a qualcuno, ma il flop del Padova ha un solo artefice: l’allenatore. Dal Canto ha avuto 42 partite (quindi un’enorme e insolita fiducia da parte della dirigenza) a disposizione e una rosa da fare invidia a chiunque: di qualità ma soprattutto ricca di alternative. Ha giocato in modo decente un terzo del campionato, per poi sprofondare lentamente. Nessuna impronta di gioco, situazioni risolte a proprio favore soprattutto dal colpo dei singoli, ma soprattutto una fase difensiva assolutamente inadeguata. Mi sforzo, ma non riesco davvero a trovare qualche argomentazione pro Dal Canto. I giocatori che aveva a disposizione sono tra i migliori della categoria, anche in difesa: Schiavi, Portin, Legati, Trevisan, Donati, Renzetti… non sono certo inferiori a Terranova, Piccioni, Maietta, Mareco o Capuano. Pensate poi al centrocampo (qualità, esperienza, fisico… c’era tutto) o all’attacco, costruito per il tridente con due opzioni per ogni ruolo. Dal Canto ha cambiato tantissime formazioni, tenendo come punti fermi alcuni fedelissimi, per intestardirsi infine su Bentivoglio (che forse, aveva e ha altro per la testa). Non parliamo poi dell’atteggiamento verso i giornalisti e il pubblico. Mai visto un tecnico così distante dalla propria piazza. Foschi ha colpe marginali, ha sbagliato a concedere così tanta fiducia al tecnico (l’esonero era sacrosanto dopo Padova-Crotone) e a non ritoccare la difesa a gennaio. Ma, ribadiamo, il ds ha costruito una squadra che in mano a un allenatore più esperto (o, a questo punto ci viene da pensare, più capace) avrebbe ammazzato il campionato. Un’ultima considerazione su Cestaro: si liberi del cerchio magico, snellisca l’organico e protegga i suoi futuri investimenti (se ci saranno ancora) nel Padova. I tempi delle vacche grasse sono finiti.

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