Vicenza, corpi (minorenni) esibiti e certa stampa prona

Vicenza, corpi (minorenni) esibiti e certa stampa prona

di Stefano Viafora

I lettori di PadovaSport.tv perdonino questo editoriale dedicato a una questione vicentina. Sarà la prima, breve e ultima digressione. Parliamo della scelta “rivoluzionaria” del club biancorosso di piazzare ragazzine svestite a bordo campo per allietare la giornata a qualche guardone in tribuna, perpetuando ancora un volta il modello della donna oggetto, sottolineandone solo ed esclusivamente il richiamo sessuale. Questa è la prima grande ventata di novità portata dai Rosso nel calcio? Mi aspettavo ben altro, personalmente, da imprenditori illuminati come loro.
C’è da sottolineare che in altri Paesi l’aria è cambiata da anni: in Premier, campionato che spesso in Italia citiamo come modello nel calcio, le cheerleader sono state abolite, resiste strenuamente solo il Crystal Palace tra feroci polemiche. Torniamo al Vicenza: leggo inorridito un editoriale di tal Marzotto, che evidentemente vive ancora nelle caverne. Critiche a chi ha criticato. Eppure è tutto così evidente: se l’obiettivo, durante la partita, era quello di coinvolgere e dare visibilità ad altre soicetà sportive del territorio, le ragazze potevano scendere in campo con i colori e la divisa sociale. Ma pare evidente che lo scopo primario era mostrare le chiappe, non tanto pubblicizzare l’Athea Volley. L’imposizione di un modello retrogrado e (quello sì) anacronistico va combattuta in ogni luogo e in ogni contesto. E’ un messaggio dannoso non solo per il calcio, ma per la società. Ben vengano ragazze a bordo campo, ma vestite da raccattapalle non da pin-up o da vallette da avanspettacolo degli anni ’80. Non è lo stadio di calcio il posto dove apprezzare le forme femminili.

 

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