Karel Zeman: “Voglio portare avanti il credo di mio papà, solo con lui non mi sono mai annoiato. Dopo l’ultima vittoria mi ha chiesto se avessi rubato o meritato”

Karel Zeman: “Voglio portare avanti il credo di mio papà, solo con lui non mi sono mai annoiato. Dopo l’ultima vittoria mi ha chiesto se avessi rubato o meritato”

Il figlio del Boemo ospite di Lunedì Granata: “Non aver giocato a calcio mi penalizza? Se si pensa che abbia imparato di più Cassano rispetto a me che ho seguito trent’anni di allenamenti di mio padre…”

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Di padre in figlio, la passione per il gioco del calcio è stata tramandata quasi facesse parte del patrimonio genetico, da Zdenek a Karel. Parliamo di Zeman, il secondo nella fattispecie, 39 anni, figlio del boemo vate del 4-3-3, avanguardista del calcio. Ospite della trasmissione Lunedì Granata, Karel, allenatore dell’Abano da poco più di un mese ha parlato del suo modo di fare calcio, del rapporto con il padre e della difficoltà a emergere in Italia, soprattutto per chi non ha alle spalle un radioso passato da calciatore. “La società è la parte più importante – spiega da subito – più dei giocatori. Serve serietà e competenza, come vedo a Cittadella, i risultati vanno e vengono, gli infortuni ci possono stare, ma poi la differenza la fa chi sta sopra. Si può ancora fare calcio con le idee? Ci si prova, finche i presidenti, o chi per loro, lo permettono. L’allenatore in Italia è una figura sempre più ballerina e soggetta agli umori della squadra o dei dirigenti, è difficile impostare il proprio lavoro. Il mio cognome? Mi sento aiutato dalla vita, faccio il mestiere che vorrei fare e per cui rinuncerei a tutto. Dal momento che scelgo una squadra, come l’Abano adesso, sono convinto di quello che faccio e mi sento il migliore, quindi per forza penso di poter avere di più”. Poi qualche frecciata, caustico e mordace come il padre: “Non aver giocato a calcio mi penalizza? Se si pensa che abbia imparato di più Cassano rispetto a me che ho seguito trent’anni di allenamenti di mio padre…”. Cosa dice Zeman padre della nuova avventura all’Abano? “Ieri ha visto il risultato ed era contento, mi ha chiamato per chiedermi se era meritato o se avessi rubato”. Sulla gara al Rocco: “La Triestina, mi ha detto chi l’ha seguito quest’anno, ha fatto la miglior prestazione dell’anno, noi abbiamo fatto un primo tempo eccezionale, tutto nella loro metà campo, sfiorando una decina di gol, nel secondo abbiamo giocato all’italiana e abbiamo subito il pareggio. Dove può arrivare l’Abano? La classifica non era bella quando sono arrivato, abbiamo vinto le ultime due e siamo un po’ risaliti, la rosa vale di più di questa posizione”. Sul calcio di oggi: “Difficile trovare un allenatore che mi piace, più che altro perchè per giudicare bene bisognerebbe assistere agli allenamenti. Il mio credo? Da quando sono nato ho seguito sempre gli allenamenti di mio padre e le sue partite e mi sono sempre divertito, viceversa quando mi è capitato di andare a vedere partite non sue mi sono annoiato o quasi addormentato… Consigli da parte sua? Non ce n’è stato bisogno, se non avessi capito dopo tutto quello che ho visto…  Dove vedrei bene mio papà? Credo che non voglia rubarmi il posto quindi è bene che se ne stia a casa (ride, ndr). Zeman allenatore per giovani? C’è gente che a 35 anni ha ancora voglia di imparare e chi a 18 non accetta l’autorità e non andrà mai oltre i suoi limiti”. Karel Zeman e una difficile missione: portare avanti il credo di Zdenek, che l’Italia ama e odia allo stesso tempo e che alla fine fa scappare all’estero. L’Abano, intanto, ha creduto in lui.

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