Caos San Paolo, giocatori pronti a scioperare

Caos San Paolo, giocatori pronti a scioperare

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È caos al San Paolo. Ieri – ultimo giorno utile per accreditare lo stipendio arretrato (anche se i giocatori parlano di due mensilità) – nessun giocatore ha visto il becco di un quattrino e dopo aver discusso con l’allenatore Damiano Longhi in spogliatoio per quasi un’ora è saltato l’allenamento è tutti si sono trasferiti in palestra. C’è chi azzarda che molti calciatori siano pronti a non scendere in campo (il prossimo impegno è per il giorno della Befana: in programma il derby casalingo contro l’Abano), ma è lo stesso allenatore gialloblù a gettare acqua sul fuoco: «Non allenarsi significherebbe passare dalla parte del torto», ragione a voce alta l’ex capitano del Padova dei bei tempi. Il messaggio è chiaro: se c’è una possibilità di mettersi in tasca i soldi pattuiti questa non passa attraverso lo sciopero. Ma non sarà facile convincere tutti. C’è chi parla di vergogna, chi di tradimento. In ballo ci sono anche 150 bambini del vivaio e le loro famiglie, alcune delle quali cominciano a domandarsi se non si tratti solamente di una colossale presa in giro. D’altra parte lo stesso Longhi conferma che nei giorni scorsi la dirigenza aveva dichiarato che i soldi sarebbero arrivati ieri. E che, interpellato in merito, il direttore sportivo Lorenzo Cresta avrebbe detto di non saperne nulla. «Capisco il nervosismo dei ragazzi», aggiunge Longhi, «Perché se anche il direttore sportivo dice di non saperne nulla qualcosa che non va ci deve essere. Tuttavia bisogna pensare ad altro. Io devo salvare la squadra. Sono qui per questo. E ai giocatori dico che ormai ci siamo dentro. Faccia il nostro dovere e andiamo avanti». «Io direi che i ragazzi devono abbassare la cresta», replica, invece, a muso duro Fabio Barbin, attuale team manager del San Paolo ed emissario in Italia della possibile nuova proprietà olandese che prima di natale ha sottoscritto una lettera d’intenti per l’acquisizione del 100% del pacchetto azionario della società di via Canestrini, in questo momento nelle mani del presidente Giuseppe Tremonti. Barbin risponde da casa, costretto dall’influenza. E non è certo contento di dover spiegare nuovamente la situazione. «I primi di dicembre è stato spiegato a tutti i giocatori di quale progetto si tratta. Ed è stato spiegato loro anche che se non ci credevano potevano svincolarsi. Non l’hanno fatto. Ora devono avere un po’ di pazienza. È vero che oggi (ieri) scadeva il giorno per accreditare l’unico stipendio, e sottolineo, unico visto che il secondo deve essere liquidato entro il 31 dicembre, ma dal 23 dicembre ad oggi il mondo è quasi tutto fermo per cui non è stato possibile accreditare il denaro. Verrà fatto. Nessun problema. I giocatori devo solamente aver pazienza. Ci sono state situazioni in cui giocatori di altre squadre non hanno visto lo stipendio per sei mesi eppure continuavano a scendere in campo e a vincere. Qui per il ritardo di un mese sembra che sia accaduto il finimondo». Barbin più di questo non dice. Nel senso che sul fronte degli acquirenti è come sbattere contro un muro. «Al momento opportuno la nuova società si farà sentire attraverso un comunicato». Sarà. Come già sottolineato in altre occasioni, infatti, è talmente strano che una holding olandese specializzata anche nel campo immobiliare abbia deciso di comprare una società di quartiere come il San Paolo per finalità di beneficenza. L’unica informazione nota è che a capo di questa società che verrebbe costituita ex novo proprio per acquistare il club ci sarebbe un professore universitario olandese che di cognome fa Kirk. Stop. Barbin sottolinea che anche gli acquirenti del Parma non sono noti e che formalmente il nuovo proprietario è un trust. Ma è evidente che il paragone non regge. Il Parma non è il San Paolo. Tremonti non è Ghirardi. Certo è che, invece, il San Paolo, dopo essere rinato dalle ceneri del proprio fallimento l’estate scorsa, è ripiombato in una fase oscura. Passata attraverso la rifondazione, l’arrivo di Barbara Carron come presidente onorario (che ha lasciato la società dopo pochi mesi), e ora un nuovo passaggio di proprietà strombazzato prima di natale con uno scarno comunicato che doveva anticipare la firma davanti al notaio. Firma che non è ancora arrivata.

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