La penultima spiaggia delle nobili decadute

La penultima spiaggia delle nobili decadute

Molte, soprattutto negli ultimi anni, le società  costrette a ripartire dalla serie D. E c’è anche chi è caduto più in basso.

Mal comune mezzo gaudio? Anche no. Però in momenti di scoramento come quelli che sta passando il popolo biancoscudato attualmente, forse può essere di conforto ricordare che la mancata iscrizione e il conseguente declassamento di categoria sono destini già toccati a molte altre società e che tante sono poi riuscite a risalire.

Senza scomodare Palermo e Fiorentina, ripartite da quella che allora si chiamava C2, ci limiteremo ad analizzare alcuni casi recenti di compagini che hanno trovato nella serie D la loro ancora di salvezza nel momento della caduta e poi, il trampolino da cui ripartire.

A memoria, la prima a sperimentare il tracollo (quando ancora non esistevano norme specifiche a far da paracadute, quali il cosiddetto “merito sportivo”) fu il Pisa, che nel 1994 si ritrovò a giocare sui campetti dell’Eccellenza toscana, con relativi problemi di ordine pubblico (con una media di 2000 tifosi al seguito, furono numerose le gare finite anzitempo).

I neroazzurri, tra l’altro, godono anche del poco invidiabile primato della recidiva, visto che nel 2009 alla squadra attualmente militante in Lega Pro toccò loro ugual sorte, con conseguente ripartenza dalla D.

Rimanendo nell’Italia centrale, sono invece storia recente i patatrac di Pistoiese, Lucchese ed Ancona – tutte e tre “risorte” nelle scorse settimane, grazie ai trionfi nei rispettivi gironi di serie D – oltre a quello del Perugia, passato dai fasti dell’era Gaucci alle polveri delle sfide col Castel Rigone. Scendendo lo Stivale, vale invece la pena ricordare il cammino dell’Avellino, anch’esso declassato nel 2009 e nell’ultima stagione tra le protagoniste in B.

Non serve comunque andare troppo lontani per trovare esempi di fragorose cadute: son passati appena tre anni da quando Venezia e Treviso si fronteggiavano per i il primato del girone C di serie D e se i lagunari adesso sono quanto meno risaliti in Lega Pro, i biancoazzurri della Marca hanno guadagnato il diritto a disputare l’Eccellenza 2014/15 solo grazie alla vittoria nei playoff di Promozione. Stessa sorte toccata, un anno prima, al plurideclassato Ravenna e a cui sembrava destinata anche la Triestina, graziata invece dai ripescaggi e iscritta in sovrannumero alla D, dove tuttora milita, in condizioni peraltro sempre precarie dal punto di vista societario.

Tra le varie possibilità, mica proprio la peggior destinazione possibile quindi, l’ex Interregionale. Tanto più che con la riforma della Lega Pro è saltata una categoria e quindi il campionato nazionale dilettanti è diventata la quarta serie nazionale, dove il Padova ha già militato poco più di 10 anni fa, solo che si chiamava C2.

Un campionato però, che come tutti ha delle scadenze da rispettare e quindi ecco che per il biancoscudo è prioritario fare chiarezza a livello societario e decidere che strada si vuol intraprendere. I primi giudizi sull’ammissione al torneo la Co.Vi.So.D li darà domani, con esito dell’eventuale appello venerdì 25. Dopo di che, il 31 luglio il consiglio direttivo della Lega Dilettanti diramerà l’elenco delle partecipanti, con conseguente compilazione dei gironi in vista della Coppa Italia di categoria (in partenza il 24 agosto) e del campionato (al via il 7 settembre).

Senza contare che, sul fronte sportivo, la maggior parte delle partecipanti si radunerà già la prossima settimana per iniziare la preparazione, dal punto di vista societario ed istituzionale il tempo a disposizione è quindi molto poco, se si vogliono evitare scenari ben peggiori della tanto vituperata serie D.

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