Sabbadin, il mister con la valigia: “Vi racconto il mio calcio…”

Sabbadin, il mister con la valigia: “Vi racconto il mio calcio…”

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C’è chi lo chiama Mister, e chi, semplicemente, Enzo. O c’è chi l’ha soprannominato “Mister con la valigia in mano” oppure “Vecchio Leone”. Chiamatelo come volete e lui risponderà sempre “presente!”. Questo è Enzo Sabbadin, 66 primavere e non sentirle. Il guru del calcio padovano ora è impegnato con la delicatissima salvezza della Legnarese calcio, che lo ha cercato per garantirsi un altro anno in prima categoria. Il curriculum del mister padovano è impressionante: vittorie, successi, promozioni e salvezze; più di 1400 panchine ufficiali, tra le quali, per citarne alcune, Contarina, Campodarsego, Dolo, Monselice, Portoviro, Mogliano e Rovigo. Un’esperienza fuori dal comune, “Ma non rottamatemi”dice, “non mi sento inferiore a nessuno”.

Mister, quanto è cambiato, secondo lei, il calcio rispetto a ventanni fa?                 

Il calcio è cambiato moltissimo. Tra i professionisti, una volta le squadre erano più tecniche forse, ma molto più lente. Oggi invece il calcio è veloce, si punta sulla forza fisica e sull’agonismo. È anche un mondo condizionato dai mass media. Una volta per giocare ad alti livelli serviva un certo curriculum, ore sei fai 10 gol ti credono già un fenomeno. Per quanto riguarda il calcio dilettantistico, ho constatato che la tecnica individuale è scarsa. Posso dire che l’insegnamento di questo fondamentale sta scemando sempre di più e che si stanno perdendo alcuni valori importanti, purtroppo.

In serie B il Cittadella è quarto, il Padova quinto. In serie D vediamo invece il San Paolo e l’Este vicinissime alla zona play-off. Come commenta questo momento d’oro delle padovane?

Se mi parli del Citta, ti rivelo una confidenza: posso dire con orgoglio che quando allenavo il Tombolo ho affrontato il Cittadella di Gabrielli, in prima categoria davanti a 1500-1600 tifosi. Un’esperienza stupenda che porterò sempre nel cuore. Della squadra granata non posso che parlare bene, la posizione in classifica la merita pienamente. Penso che tutti dovrebbero prenderla da esempio: è una società serie, solida, che guarda prima i valori umani, poi quelli tecnici. Ha un grandissimo allenatore, Foscarini, che è sulla panchina da tempo e che gode di un ambiente armonioso che crede in lui.

Il Padova ormai è una realtà affermata. È una piazza che gode di moltissimi tifosi e di una squadra competitiva. Noto però che c’è  troppo clamore intorno. Si parla fin troppo se non arrivano risultati positivi. Si dovrebbero calmare un po tutti quanti.

Per quanto riguarda la serie D, il San Paolo si sta comportando bene. Sono soddisfatto del lavoro di mister Fonti, un mio ex giocatore, e anche di Cagnin, l’allenatore in seconda, e di Dall’armi, il preparatore dei portieri. Il punto di forza del San Paolo è l’attacco che con Viola e Mazzeo, entrambi miei ex giocatori, assicureranno gol e spettacolo ai tifosi.

Mi sta sorprendendo Zattarin sulla panchina dell’Este. Anche se è un giovanissimo sta lavorando molto bene, si vede che la sua esperienza da calciatore lo aiuta. È molto bravo.

Il calcio risente molto della crisi economica. Una soluzione può e deve essere puntare sui giovani, sui vivai. Che ne pensa?

Allora, il vivaio deve avere prima di tutto gente competente in ogni ruolo. Secondo, ogni allenatore deve essere stipendiato, non solo gli allenatori delle prima squadre. Terzo, bisogna avere grandi stimoli se si fa un settore giovanile che funziona, altrimenti si a meno di farlo. I grandi club non insegnano subito a vincere, ma a giocare al calcio. Questa è una grandissima differenza rispetto al nostro modo di vedere questo sport. Ricordo quando dicevo a mio figlio, bambino, di non piangere perché subiva gol. Pima di tutto ci si diverte, si impara a giocare e poi si comincia a vincere. Ora si punta solo a vincere e questo non va bene. Ormai c’è anche un giro d’affari un po’ dannoso. Il Padova, ad esempio, gira alcuni giocatori in prestito o perché non rientrano nei piani, al San Paolo ed Este. Poi ad altre importanti squadre come Piovese, Abano o Pozzonovo. Poi in prima categoria chi troviamo? Non c’è piu nessuno ed il livello si abbassa. Per questo dico che bisogna ricominciare a insegnare a giocare a calcio in modo da rialzare il livello tecnico in ogni categoria.

Si vedono spesso campi di calcio impraticabili. Cosa ne pensa del campo sintetico? Il Novara, in serie B, lo usa e anche Cestaro ci sta pensando.

Il sintetico sarà forse il campo da gioco del futuro. È normale che alcuni campi resistano di più ed altri di meno, soprattutto in inverno. Ma io preferisco di gran lunga l’erba. L’odore dell’erba è favoloso, è il sapore del calcio vero.

In politica Matteo Renzi propone da tempo la rottamazione di alcuni politici veterani. Questo slogan può valere anche per il calcio?

Rido quanto sento dire questo. Cito solo i vari Zeman, Guidolin, Ventura, Ferguson o lo stesso Sacchi che secondo me, potrebbe allenare ancora.  Questi sono allenatori che nonostante l’età fanno ancora la differenza. Non dimentichiamoci di Capello e del grande Liedholm, che ha allenato per moltissimi anni e sempre con grandi successi. Vi dico, per me Zeman è il massimo, il top. È uno che stimo sia come uomo e come tecnico, uno che sa e che insegna il gioco del calcio. È un professionista assoluto che si fa rispettare, come nel caso di De Rossi e Osvaldo lasciandoli fuori. Parla poco con la bocca, ma tanto con i fatti. Posso dire di essermi basato sempre su di lui, e fidatevi che molti altri allenatori, anche giovani, lo seguono come modello.  Se mi parlate di Guardiola però non posso che spendere parole al miele per lui. Anche se giovane, sa di calcio., è un predestinato. Propone un calcio spettacolore, un calcio unico al mondo. E se mai arrivasse in Italia, non so se riuscirebbe a insegnare in pieno la sua filosofia. Ritornando ai veterani che ho citato in precedenza, penso che si meriterebbero di più. Anche lo stesso Zaccheroni, che ho avuto il piacere di affrontare quando allenava il Riccione. Ai miei tempi vedere uno come Stramaccioni in una squadra come l’Inter sarebbe stata una blasfemia calcistica! Quindi vi dico, avanti la vecchie guardie, non bisogna sprecare la loro esperienza.

Qual è stato il momento piu bello della sua carriera?

Di momenti belli ne ho avuti molti. Posso ricordare con gioia il momento in cui ho affrontato mio figlio Massimiliano come allenatore. Una grandissima gioia per un allenatore ma soprattutto per un padre. È bello  anche ricevere chiamate da squadre di calcio, nonostante la mia età. è una grandissima soddisfazione, una vittoria, perché vuol dire che il mio calcio e il mio lavoro vengono apprezzati ancora.

Che sensazione ha avuto quando ha sostituito Edy Reja? Non ha mai pensato di arrivare in serie A come lui?

Reja era stato esonerato nel ’86 al Monselice dopo la retrocessione. Io in quel periodo ero nel pieno della carriera ed ero un vincente. Avevo dalla mia parte tifosi e una grande squadra. Ora quando vedo Reja in tv lo ricordo con affetto, con un sorriso. Non ho mai preteso di arrivare in serie A, nel mondo dei dilettanti ho vinto come Reja, sono arrivato al massimo. Ora non ho più nulla da dimostrare a nessuno. Amo sempre le sfide, come questa a Legnaro. Ho accettato questa panchina per portare allegria e per mettermi in gioco un’altra volta salvando la squadra.

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