Scoppia lo spogliatoio del San Paolo, Antonelli: “Presi in giro, ma resistiamo a testa alta”

Scoppia lo spogliatoio del San Paolo, Antonelli: “Presi in giro, ma resistiamo a testa alta”

Scoppia lo spogliatoio dell’Atletico San Paolo, dopo tante, troppe promesse non mantenute. Stipendi non pagati, spese da sostenere, famigerati capitani d’industria olandesi che compiono apparizioni telematiche e poi spariscono nell’etere, la misura è colma. Mister Vito Antonelli è il collante unico che tiene uniti i cocci, ma non può esimersi dall’aprire la caccia al gatto e la volpe: «Avevo la panchina corta a causa di infortuni ed influenze, ho chiesto così alla società di far aggregare alcuni juniores, ma non mi hanno mandato nessuno. Potevo dare le dimissioni da tecnico del San Paolo, sarebbe stato naturale dopo un episodio del genere, invece resto, lo devo alla mia squadra in nome dei sani principi dello sport». Il paradosso è che, ad eventuale salvezza raggiunta, il prossimo anno rischia di non esistere più l’Atletico San Paolo; insomma, chi ve lo fa fare? «Lo facciamo per noi, non vogliamo retrocedere, lo facciamo per onorare il campionato fino alla fine. Siamo soli, esiste la parte tecnica formata da allenatore, collaboratori e giocatori e poi più nulla, è una presa in giro dalla quale vogliamo uscire a testa alta, dando il massimo in campo». Il capitano, Francesco Caco, è avvelenato, e non per l’espulsione: «È una vergogna! Siamo soli è questa la verità. Ci hanno fatto un sacco di promesse e il risultato è che stavolta non avevamo neanche gli juniores in panchina. Messa in mora? Intanto vogliamo finire bene il campionato, abbiamo l’obbligo morale di provare a salvarci, per amore del calcio, per rispetto verso noi stessi. A fine stagione si vedrà quali azioni intraprendere». E se fosse una salvezza inutile, per quanto disperata? «A questo punto la società Atletico San Paolo deve fallire, è giusto così, ma noi giocatori non dobbiamo mollare un metro. Tutti noi abbiamo assistito mesi fa alla teleconferenza dell’ipotetico compratore olandese, non si è fatto mai più vedere né sentire». Mario Vittadello può concentrarsi sulla gara: «Il pari serve più a noi che a loro, li abbiamo tenuti a distanza questo è certo, poi ci manca sempre qualcosa per portare in porto partite come queste. Sapevo che sarebbe stata una gara contratta, specie nel primo tempo, poi ci siamo sciolti ed abbiamo sfiorato la vittoria». Raffaele Cacurio, capitano non a caso, si sfoga: «Avremmo dovuto tenere di più la palla dopo il vantaggio, sono arrabbiato se ripenso a certe situazioni. Potevano essere tre punti pesantissimi per la salvezza, il pari serve a poco». Chiude il ds Carlo Contarin: «La fusione con i cugini dell’Abano sono voci che non mi toccano, sono vicende che leggo sui giornali, io punto alla salvezza, il prossimo anno si vedrà»

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