Giannotti, l’eroe della Tonazzo che salta storto

Giannotti, l’eroe della Tonazzo che salta storto

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Stefano Giannotti sarà ospite giovedì sera a PadovaSport, dalle 20 su La13. Non perdetevi la puntata dedicata alla grande vittoria di Padova in Coppa Italia.

Stefano Giannotti. Quello della rincorsa tutta storta, che non si capisce se attacca di destro o di sinistro sin quando non colpisce la palla. Quello che ci saprebbe fare, sì, ma prima dovrebbe rendersene conto lui. Quello che metterlo opposto titolare per tutta la stagione può essere un azzardo. Quello che viene bonariamente preso in giro perché quando va a comprare i pantaloni lunghi ne acquista sempre uno stock, «perché sono alto quasi due metri ed è raro trovarne della mia misura». Quello che, però, prende per mano la squadra quando il pallone pesa, e schiaccia a terra palloni su palloni (29 i suoi punti con Monza) venendo alla fine votato come miglior giocatore della finale di Coppa Italia, con Orduna, al solito grande in cabina di regia, che capisce che è lui l’uomo su cui puntare per sperare di alzare la Coppa. «Ma cosa mi esaltate?» scherza adesso il ventiquattrenne martello padovano. «Guardate che i veri grandi opposti della categoria sono altri. Quelli forti sono Padura Diaz o Bencz, non io. Io sono solo uno che lavora seriamente». E ti pare poco? verrebbe da dirgli. Anche perché erano in tanti a dire che a mancargli per fare il salto di qualità era proprio la consapevolezza nei propri mezzi, la voglia di crederci. «È vero, forse. Però dovete anche capire che vengo dalla serie B/2 e, senza neanche essere passato dall’anticamera della B/1 mi sono ritrovato in serie A. Era mica facile per me, la consapevolezza di poterci stare è arrivata con il tempo». In compenso gli è rimasta quella rincorsa tutta storta. «È il mio cruccio. Credete che non abbia provato a lavorare per raddrizzarla? Ma alla fine mi sono arreso. È un po’ come per un mancino imparare a scrivere con la destra, o viceversa. Qualcuno dice che disorienta gli avversari, ma in realtà a volte la mia rincorsa disorienta pure me». Ci ride su, Giannotti, che vive con i genitori e al momento è sfidanzato («Ho già dato, non aggiungo altro sull’argomento»). Dediche? Sarebbero tante, ma è meglio non fare nomi. «Perché da tutti gli allenatori e da tutti i compagni che ho avuto ho imparato qualcosa. Però adesso basta con i complimenti, sennò finisce che ci montiamo la testa, e invece la testa deve essere rivolta all’Elettrosud Brolo. Sennò mica vinciamo più». 

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