PDT: A QUANDO LA TESSERA DEL POLIZIOTTO?

PDT: A QUANDO LA TESSERA DEL POLIZIOTTO?

Le emozioni, la passione, le parole di un grande tifoso del Padova. Sempre in Curva Fattori, sempre in trasferta. “Parola di tifoso” (PDT) è lo spazio dedicato al tifo biancoscudato, quello vero. Senza filtri.

Stefano Gugliotta è un ragazzo di 25 anni. Segue il calcio di sfuggita e non è particolarmente tifoso, tanto che non ha mai messo piede allo stadio in vita sua. La sera di Roma-Inter era passato a prendere un amico in scooter, col quale si stava recando a festeggiare il compleanno del cugino. Mentre transitava lungo Viale Pinturicchio, nei pressi dello Stadio Olimpico, Stefano viene fermato da alcuni agenti in assetto antisommossa. Nasce prima un diverbio, con un agente che subito si trasforma in collutazione. L’amico riesce a sfuggire, Stefano viene raggiunto da altri agenti, quindi viene picchiato selvaggiamente ed arrestato. Nella camionetta gli viene ordinato di firmare un foglio col quale rifiuta le cure mediche, ma Stefano non lo firma. Da li viene portato nel carcere romano di Regina Coeli, dove subirà ulteriori violenze. Ha un dente rotto e sei punti si sutura. Gli è andata benissimo, non bene: altri ragazzi nella sua situazione hanno fatto una bruttissima fine. I nomi sono noti alle cronache: Federico Aldrovandi, Stefano Cucchi, Manuel Eliantonio. Tutti ragazzi che una sera sono incappati in un controllo di polizia e non sono più tornati a casa. Di fronte a queste tragedie l’Italia ha cominciato a chiedersi se non ci fosse qualche problema con agenti un po’ troppo zelanti. Stefano Gugliotta ha avuto una doppia fortuna, oltre a quella di essere ancora vivo: dei residenti della zona hanno ripreso con un telefonino il pestaggio subito dal ragazzo, ed i suoi genitori sono due persone con gli attributi che sono subito andati a “Chi l’ha visto?”, hanno alzato la voce, hanno preteso di sapere la verità su loro figlio. Ieri Stefano è stato liberato. Ma Stefano non è l’unica vittima della notte del 5 maggio: dei sette arrestati nessuno aveva precedenti penali. Daniele per esempio ha 25 anni, una figlia di tre e per la quarta volta in vita sua andava allo stadio. E’ stato fermato dagli agenti, lui gridava di non centrare nulla, finchè non è riuscito a divincolarsi ed a fuggire. A questo punto una macchina della polizia in borghese l’ha travolto. Ha riportato la frattura dell’ottava vertebra dorsale e quando è giunto nell’infermeria del carcere si lamentava per il dolore ma i medici non l’hanno visitato subito. Grazie a questa negligenza forse non potrà più camminare. Ancora: due studenti universitari di 19 anni per la prima volta entravano in uno stadio, peraltro sono tifosi juventini. Al termine del match sono stati presi a caso fra i tifosi che defluivano dallo stadio e condotti in carcere. Fra l’altro al termine della partita è stato pestato anche un inviato della Rai che stava riprendendo le scene (il video lo potete trovare alla fine di questo testo).

Quando poi sento parlare gente che non sa quello che dice, come tutti coloro che dicono “Eh, la gente non va allo stadio per colpa degli ultras!”, scusate ma mi scappa un sorriso amaro. Se capitasse a vostro figlio quello che è capitato a qualcuno di questi ragazzi avreste il coraggio di dare la colpa agli ultrà? Vi avviso che questo è un piccolo test sul ritardo mentale degli italiani, quindi occhio alla risposta che date!

Qualcuno a proposito dell’arresto di Stefano Gugliotta scrisse: “Scambiato per un ultrà, Stefano Gugliotta, 25 anni, ha un diverbio con gli agenti, viene arrestato”, come se questo avesse giustificato il pestaggio. Allora mi chiedo: e se Stefano fosse stato veramente un ultrà come sarebbe finita la questione? La risposta la possiamo trovare pensando a Gabriele Sandri, 28 anni, noto Dj romano, che la mattina dell’11 novembre 2007 si stava recando con gli amici a vedere la Lazio in trasferta a San Siro. Ad un certo punto il gruppo di ragazzi ha fatto sosta in un autogrill di Badia al Pino, vicino Arezzo. Cosa sia successo di preciso non si sa, si dice che sia nata una piccola scaramuccia con una macchinata di tifosi juventini diretti a Parma, ma ne la macchina in questione ne i tifosi juventini sono mai stati identificati. Ad ogni modo, Gabriele stava dormendo sul sedile posteriore dell’auto, quando l’agente Spaccarotella, dall’altro capo dell’autostrada, ha sparato prima un colpo per aria, poi un altro ad altezza d’uomo per fermare la fuga della macchina degli amici di Gabriele. Il proiettile ha passato il finestrino, conficcandosi sul collo di Gabriele, che è morto prima ancora di arrivare al casello. La notizia venne in qualche modo insabbiata, all’inizio si parlava di un morto in uno scontro fra tifosi laziali e juventini in autogrill, ma la verità venne fuori grazie al “tam tam” delle curve. E la reazione che ne seguì fu assolutamente ovvia. Per quella domenica molti ragazzi hanno pagato, da Milano a Bergamo fino a Taranto e Roma. Arresti, diffide, per alcuni addirittura l’accusa di terrorismo. Ma colui che ha innescato questo terrorismo è ancora libero: ha ricevuto recentemente una condanna per omicidio colposo a sei anni in primo grado, sta aspettando il processo d’appello, intanto continua a lavorare in Polizia. Parliamo di un uomo che ha sparato da un capo all’altro dell’autostrada (gesto già folle di per se, forse gli è pure andata bene che ha centrato solo il povero Gabriele) uccidendo un ragazzo. Sorridete italiani, la vostra sicurezza è in buone mani!

Ripensando a tutto questo, mi chiedo per quale motivo in Italia non si addottino delle misure ovvie già in uso in tutti i paesi della Comunità Europea. Per esempio, quella di mettere un numero identificativo sul casco di ogni agente antisommossa, in modo da poter smascherare eventuali abusi. Sarebbe un’idea rivoluzionaria, in grado di fidelizzare gli agenti verso la legge che debbono difendere. Permetterebbe ai cittadini di riconoscere i poliziotti “per bene”, quelli che nulla hanno a che fare con coloro che usano lo scudo della propria divisa per commettere malefatte degne dei peggiori hooligans. Insomma, consentirebbe di creare una “corsia preferenziale” anche per le forze dell’ordine. Dico bene? E’ più o meno quello che hanno detto a proposito della Tessera del Tifoso, ma il numero identificativo non è stato ancora adottato. Debbo forse pensare che in Italia siano molti di più di ciò che si pensa, e non solo fra i “famigerati” ultrà, coloro che hanno qualche scheletrino nell’armadio da nascondere?

Il Capo della Polizia, Manganelli, la pensa invece diversamente; e fra migliaia di dati statistici, di incidenti in calo, di daspo in aumento e alla luce di un netto miglioramento dichiarato (che poi mi debbono spiegare di che miglioramento si tratta se gli incidenti calano ma i daspo aumentano e le partite più a rischio si giocano senza tifosi ospiti) continua a sbandierare la Tessera del Tifoso come la panacea di tutti i mali. Anche qui non capisco di che panacea si tratti, visto che gli incidenti continueranno a verificarsi comunque all’esterno degli stadi dove non mi risulta sia necessaria alcuna tessera per transitare, comunque gli amici della Tessera non la raccontano tutta giusta: la settimana scorsa si è giocata Genoa-Milan, gara ad altissimo rischio da quando fra le due tifoserie finì in malo modo l’antico gemellaggio in auge fino al 1982. Nel 1995 un gruppo di milanisti accoltellò a morte il genoano Vincenzo Spagnolo e da allora i rossoneri non hanno più messo piede a Marassi per incontrare i grifoni, sia perché le due squadre hanno militato in categorie diverse per anni, sia perché ci hanno messo lo zampino l’Osservatorio ed il Casms vietando la gara in trasferta ad entrambe le tifoserie. La settimana scorsa sembrava invece la volta buona: il Milan è stata la prima società italiana ad adottare la famigerata Tessera, facendo da apripista per il progetto del Ministro Maroni. Osservatorio e Casms si erano espressi favorevolmente e la prevendita a Milano era cominciata regolarmente, nonostante le proteste della tifoseria genoana che aveva comunicato l’intenzione di fare un corteo di protesta per impedire ai milanisti di mettere piede dentro lo stadio. Il sabato sera alle 23 (!!!) il Prefetto di Genova però ha espresso parere contrario, bloccando la trasferta ai milanisti ed anzi ordinando che Genoa-Milan fosse giocata a porte chiuse per “motivi di ordine pubblico”. In poche parole, vogliono farvi fare la tessera dicendovi che vi consentirà di assistere anche a quelle partite in cui verrà stabilita la chiusura del settore ospiti per motivi di ordine pubblico, ma come ben vedete è una colossale BALLA! I milanisti, pur avendo la Tessera del Tifoso, a Genova non sono potuti andare; e nei giorni successivi hanno sintetizzato molto bene il pensiero durante una manifestazione di protesta a Milano sotto la sede della Lega Calcio, esponendo lo striscione: “TESSERA DEL TIFOSO: UN FALLIMENTO!”.

Pertanto il mio invito rimane quello di non aderire alla Tessera del Tifoso: piuttosto prendetevi i biglietti in prevendita ad ogni partita ma non prestate il fianco ad un progetto che non vi porterà alcun beneficio (visto che NON E’ VERO che vi verranno consentite anche le trasferte vietate per tutti gli altri, come dimostra bene il caso di Genoa-Milan) e che costituirà solamente un’ulteriore schedatura di massa. Mi appello inoltre al Capo della Polizia Antonio Manganelli ed alle varie sigle sindacali che tutelano le forze dell’ordine affinchè il numero identificativo obbligatorio sul casco di ogni agente diventi realtà: nei vostri comunicati parlate spesso di agenti di polizia “eroici, che rischiano la vita per difendere la collettività”; pertanto è vostro dovere far si che le “gesta eroiche” dei vostri colleghi non vengano offuscate dal comportamento irresponsabile di pochi…

Dite pure la vostra a: lapadovabene@hotmail.it

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