PDT: Conta la maglia, non chi la indossa…

PDT: Conta la maglia, non chi la indossa…

Le emozioni, la passione, le parole di un grande tifoso del Padova. Sempre in Curva Fattori, sempre in trasferta. “Parola di tifoso” (PDT) è lo spazio dedicato al tifo biancoscudato, quello vero. Senza filtri.

L’acquisto di Ardemagni ha fatto molto discutere la tifoseria biancoscudata, credo fosse dai tempi di Simonetta che l’arrivo di un giocatore non dividesse in questo modo le varie anime… La differenza sostanziale è che la “colpa” di Simonetta era di aver segnato al Padova con la maglia della Lucchese un gol che ci condannò alla serie B (in quella famosa partita del 1991), gol che non venne digerito immediatamente dalla tifoseria al momento del suo arrivo; ma che al di la di tutto fu un esempio di quella professionalità che caratterizzava il giocatore, professionalità unita alle doti tecniche che gli consentirono di disputare una grandissima stagione con la maglia biancoscudata (sono convintissimo che se arrivammo a sfiorare la serie A nella stagione 1992/93 fu merito soprattutto dei suoi gol). Ardemagni al contrario, si è sempre dimostrato nelle parole e nei gesti un anti-padovano: dapprima al Cittadella, poi anche all’Atalanta. Le sue interviste in cui augurava al Padova di retrocedere ed il gesto dei “quattro peri” verso i tifosi biancoscudati nella partita di Bergamo lo scorso ottobre si possono classificare sotto una sola voce: mancanza di rispetto! Cosa ben diversa dal vestire una maglia di un’altra squadra o dal segnare un gol alla propria squadra del cuore, se permettete…

Il Presidente Cestaro ha espresso subito una certa soddisfazione, dicendo che gli screzi fra il giocatore e la tifoseria sono storie ormai passate e che ciò che conta è che ora faccia bene con la maglia del Padova. Il suo punto di vista lo capisco, lui è il presidente ed in quanto tale deve ragionare che “il fine giustifica i mezzi”. Ma io sono un tifoso, per definizione ragiono in maniera diversa…

Non metto in discussione il giocatore dal punto di vista tecnico, anche se ad essere sinceri l’unica vera grande stagione è stata quella disputata a Cittadella, con la cui maglia è andato a segno ben 22 volte. In tutte le altre squadre, raramente aveva superato le due reti a stagione. Mi fido del fiuto di Foschi, ma non vorrei fosse un’arma a doppio taglio visto e considerato che proprio a Bergamo Ardemagni era stato messo fuori squadra dopo una litigata con Colantuono (stando a ciò che si dice). Non vorrei che fosse il classico “seminatore di zizzania” che a conti fatti sono più i problemi che crea in spogliatoio che quelli che risolve a suon di gol..

Per quanto riguarda il mio punto di vista, da tifoso, credo che Ardemagni abbia una sola cosa da fare: giocare, impegnarsi, rigare dritto e tenere la lingua fra i denti e le mani a posto. Deve rilanciare la sua carriera, quindi ha tutto l’interesse a far bene. Non credo diventerà mai un idolo della tifoseria, e voglio sperare che nemmeno lui si aspetti di diventarlo. Ad ogni modo, io posso solo parlare per me: non lo stimo per niente e non sarò certo io quello che sarà li ad incensarlo nel caso dovesse trascinarci in alto. Purtroppo ho la memoria lunga. Sono disposto a turarmi il naso per l’interesse comune; ma soprattutto per amore della maglia. Già quella maglia troppo spesso infangata, che per ogni tifoso è molto più importante di qualsiasi giocatore che può indossarla. Se lo tenga a mente Ardemagni: i tempi dei “calciatori-idolo” o dei “calciatori-bandiera” sono belli che finiti da un bel pò ormai. Ibrahimovic in questo senso è uno degli esempi più eclatanti, ma anche lui rientra bene nella descrizione del calciatore-tipo di oggi. E se in nome del “professionismo” molti calciatori si vendono al miglior offerente (dando tuttavia prova di comportamenti decisamente poco professionali quando vengono chiamati in causa dalle circostanze del calcio), in nome dell’attaccamento ai colori è giusto che i tifosi sostengano la maglia, senza sprecare energie o quant’altro per incitare dei ragazzotti miliardari che oggi ci sono, domani… chissà!

Ha ragione Cestaro, conta il bene del Padova. In nome di questo “bene” lui per me non sarà mai un idolo. E credo sia utile che non commetta più certi errori, sia dentro che fuori dal campo: sarebbe deleterio soprattutto per la sua carriera…

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