PDT: Cosa si intende per fidelizzazione? (Prima parte)

PDT: Cosa si intende per fidelizzazione? (Prima parte)

Le emozioni, la passione, le parole di un grande tifoso del Padova. Sempre in Curva Fattori, sempre in trasferta. “Parola di tifoso” (PDT) è lo spazio dedicato al tifo biancoscudato, quello vero. Senza filtri.

Nell’ultimo articolo avevo parlato di “fidelizzazione per il tifoso” come una via percorribile per il futuro del Calcio Padova (clicca qui per leggere). Come ho già accennato, tale fidelizzazione passa attraverso sette punti, da me accennati nell’articolo precedente: vivaio e sinergia con le società locali, ristrutturazione dell’Euganeo, recupero dell’Appiani, apertura di uno store del Calcio Padova in centro città, pubblicizzazione dell’attività del Calcio Padova, politica dei prezzi popolari ed azionariato popolare. Oggi andiamo a sviscerare i primi tre punti elencati. Per motivi di spazio, nel prossimo articolo sviscererò anche gli altri.

1) SVILUPPO DEL VIVAIO E SINERGIA CON LE SOCIETA’ LOCALI. I grandi campioni sono per le società che hanno grandi capitali. Però i grandi campioni prima di affermarsi sono stati dei ragazzini semisconosciuti, giocavano in una squadra che li ha lanciati, prelevandoli a costo zero dal proprio settore giovanile e rivendendoli poi per qualche miliardo quando sono diventati “qualcuno”. O, in molti casi, tenendoseli in casa e facendoli crescere. Se guardiamo alla Germania (visto che adesso qui piace il “modello tedesco”!) ci accorgeremo che il Borussia Dortmund, fresco campione della Bundesliga, tanto per fare un esempio a caso è pieno di giocatori pescati dal vivaio, nati e cresciuti a Dortmund e tifosi del BVB: Goetze, Grosskreuz, Schmelzer, ecc. In Italia forse il miglior esempio di vivaio è l’Atalanta, alfiere di una città come Bergamo, metà di Padova come grandezza, ma che ha saputo togliersi delle soddisfazioni calcistiche che Padova oggi si è solo sognata. Come ci si crea un vivaio? Pescando ragazzini promettenti qua e là, un po’ in Italia ed un po’ all’estero; oppure coltivandoli direttamente sul proprio territorio. Un po’ come si usa con le piante: si costruisce una serra e si coltivano con tutto l’amore possibile! La creazione di un vivaio direttamente legato al territorio è la carta vincente per una società come il Padova, che vuole ottenere risultati nel tempo e contemporaneamente fidelizzare la città e la provincia. Per ottenerlo però è necessario creare appunto una sinergia con le società locali. Sempre l’Atalanta, per esempio, ha finanziato nel corso degli anni la pratica calcistica in città e provincia, compartecipando alla costruzione di campi da calcio e strutture, finanziando scuole di calcio e attrezzature, il tutto in cambio ogni anno dei ragazzini più promettenti per infoltire il vivaio… Questa politica porta un doppio vantaggio: quello di radicare il nome del Calcio Padova nel territorio, con tutte le conseguenze positive del caso; e quello di creare dei “campioncini” locali, che un domani in caso di cessione rappresenteranno un guadagno netto per la società… Sicuramente saranno soldi investiti meglio di quelli pagati per lo stipendio di giocatori spesso a fine carriera, che vengono a Padova a svernare!

2) RISTRUTTURAZIONE DELL’EUGANEO. Ne abbiamo parlato tanto, negli ultimi tempi sembra che qualcosa si stia muovendo. Ad ogni modo la cosa va rinfrescata, perché la ristrutturazione dello stadio è un passo fondamentale per fidelizzare il tifoso. Per un tifoso infatti, lo stadio è una sorta di “seconda casa”. Ed in quanto tale deve essere accogliente, altrimenti si finisce col preferire la TV. Accogliente che significa adatto a tutte le necessità del tifoso: senza pista d’atletica, coperto, riscaldato (nelle giornate invernali, che qui non scherzano), con seggiolini comodi nelle tribune e con posti in piedi nelle curve. Allo stadio, tutti debbono sentirsi a casa loro: sia i tifosi che amano vedere la partita, sia coloro che amano sostenere fisicamente la squadra. Invece molto spesso, quando parliamo di “stadi privati” in Italia, guardiamo solo l’aspetto commerciale, se non addirittura la possibilità di creare speculazioni edilizie (che sono poi il vero motivo per cui la Legge Crimi è stata bloccata ed è ferma da mesi alla camera, clicca qui per leggere). Spieghiamoci meglio: ben venga uno stadio che sia fonte di guadagno anche per chi ci mette i soldi, ben vengano attività commerciali che consentano utilizzare l’Euganeo sette giorni su sette, ma non bisogna mai dimenticarsi che in quello stadio PRIMA DI TUTTO C’E’ IL PADOVA! Quindi spazio anche all’attività sportiva (perché non si pensa seriamente, per esempio, di trasferire il Centro Sportivo del Padova da Bresseo allo stadio, visti anche i problemi emersi negli anni con il Comune di Teolo?) e ben venga anche quella commerciale, purchè al suo interno ci sia il continuo riferimento al Calcio Padova 1910, nel nome e nei colori. Ad esempio, perché non creare un “secondo store ufficiale” all’interno proprio della struttura commerciale del nuovo stadio?

3) IL RECUPERO DELL’APPIANI. Lo stadio Appiani è LO STADIO per eccellenza di tutti i padovani. Autentico monumento dello sport cittadino, è un pezzo di storia recente e contemporanea, che andrebbe recuperato e non abbattuto. O meglio, sarebbe stato da recuperare prima che l’incuria delle varie amministrazioni comunali lo avessero reso irrecuperabile… Il suo destino appare segnato, visto che pare che a giugno le ruspe entreranno in funzione per abbattere la Gradinata storica. Tuttavia, esiste una proposta messa sul tavolo dall’Amministrazione Comunale per salvare il salvabile, ovvero la Tribuna Coperta che dà sul lato di via Carducci, il campo da gioco, ed i primi tredici gradini della Gradinata che rappresenterebbero “l’ossatura” storica del 1922. Io credo che a questo punto dovrebbero muoversi anche coloro che in tutti questi anni non si sono mai mossi concretamente: la Società Calcio Padova ed i Tifosi Padovani. L’Appiani è un pezzo di storia del Padova, ed il suo recupero sarebbe un gran vantaggio, sempre in termini di fidelizzazione. Per questo motivo c’è chi propone una sorta di “Fondazione Appiani”, sulla falsariga della “Fondazione Filadelfia” (Clicca qui per leggere) creata dai tifosi del Toro per il recupero dello Stadio Filadelfia che vide le gesta del Grande Torino: è sicuramente un argomento che va affrontato e sviluppato. Io tuttavia credo che per mantenere in vita l’Appiani sia necessario utilizzarlo: certo, una prima cosa sarebbe farci disputare l’amichevole di metà settimana al Padova, aprendo i cancelli (gratis) al pubblico. Ma non solo: perché non trasformarlo in una sorta di “museo biancoscudato”? Operazione che si può ottenere non solo spostando il Museo del Calcio Padova dall’Euganeo ai locali dell’Appiani, ma proprio aprendo lo stadio alle visite guidate. Magari prendendo spunto proprio dall’Inghilterra in questo senso…

 

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