PDT: LA SBRONZA DI TRIESTE

PDT: LA SBRONZA DI TRIESTE

Le emozioni, la passione, le parole di un grande tifoso del Padova. Sempre in Curva Fattori, sempre in trasferta. “Parola di tifoso” (PDT) è lo spazio dedicato al tifo biancoscudato, quello vero. Senza filtri.

Mi ci è voluta quasi una settimana per riprendermi dalla sbornia di gioia post-Trieste, adesso sono decisamente meno in preda alla confusione ed alle emozioni e posso finalmente dire la mia con obiettività. Vorrei partire col ringraziare chi più di tutti ha creduto in questa salvezza: il pubblico e la città di Padova! Grazie di cuore, perché se siamo ancora in B lo dobbiamo a chi dopo la sconfitta di Cesena ha saputo dare una scossa anche con metodi non del tutto ortodossi se vogliamo, ma ha saputo colpire nell’orgoglio la squadra, garantendo poi un appoggio incondizionato nelle ultime tre partite quando ormai il nostro destino sembrava irrimediabilmente segnato. Grazie davvero!

Trieste è una di quelle giornate che ti ricorderai per tutta la vita. La inserisco a pieno titolo fra le cinque giornate migliori della mia carriera di stadio. Sono i momenti che ti ripagano di tutti i tuoi sacrifici e le tue incazzature, momenti in cui ti butti tutto dietro le spalle e sei più orgoglioso che mai di tifare Padova e non una delle tre squadre a strisce che rovinano il calcio di casa nostra. Come cantava qualcuno “Basta un giorno così a cancellare centoventi giorni stronzi!”. Vero, non basta però per cancellare gli errori in serie commessi in questa stagione e lo scarso impegno di molti giocatori per tutto l’anno, ma questo è un altro discorso.

2.500 tifosi in trasferta di questi tempi sono una cosa che poche piazze possono permettersi. Quando ho cominciato ad andare allo stadio nei primi anni ’90 era una cosa abbastanza normale, anzi per l’importanza della partita di Trieste sarebbe pure stato poco; ma oggi è un numero di tutto rispetto, paragonabile tranquillamente ad un’esodo. Varrebbe la pena interrogarsi sul perché ci sia stato tutto questo calo di tifosi, ma non datemi la risposta “Perché c’è violenza negli stadi!”, visto che a quei tempi la violenza era molto più presente e molto più generalizzata (non riguardava piccoli gruppi e non faceva distinzione quando c’erano da colpire macchine o proprietà private della tifoseria avversaria). Visto che però il calcio italiano ha scelto una strada in controtendenza, preferisco portare nel cuore i 2500 di Trieste, chiedendomi se mai con la Tessera del Tifoso assisteremo ancora a simili spettacoli in trasferta. Ad ogni modo una cosa non me la toglierà nessuno dalla testa: sabato abbiamo vinto noi!

E qui si chiude il cerchio di una stagione in cui come ho sempre detto, il pubblico di Padova ha dimostrato una maturazione pari a poche altre piazze. Ora si tratta di non ripetere gli errori del recente passato, bene aggiungiamo a questa lista di errori uno che viene commesso molto spesso dalle varie società calcistiche: scarso rispetto per i propri tifosi! In particolare, vi invito a riflettere su alcuni aspetti della serata di Trieste:

LO STADIO, che giustamente porta il nome di un personaggio che ha fatto la storia del Calcio Padova. Un autentico gioiello di architettura calcistica. Realizzato (udite udite) con i fondi di Italia ’90, mettendo delle palestre ed una piscina interna all’impianto per far rispettare la regola della multifunzionalità (altro che la pista d’atletica che ci hanno cacciato qui a Padova sulla base di quella famosa “regola”!). Bene, visto che in Tribuna c’erano anche personaggi che non sono tifosi del Padova ma ai quali il Padova serve specie in periodo di campagna elettorale (o ci dimentichiamo le locandine con la foto della squadra che vinse lo spareggio di Cremona?), spero che si siano resi conto una volta per tutte di cosa è un vero stadio per il calcio. E spero che anche dalla Dirigenza abbiano capito quanto uno stadio così potrebbe incidere e portare punti in cascina durante il campionato. Se la tifoseria padovana è quella vista in trasferta al Rocco, immaginatevi cosa può essere in casa con uno stadio adatto! Ed allora forse è il momento che proprio dalla Dirigenza parta l’input per modificare finalmente la struttura dell’Euganeo, visto che ci tengono ai loro tifosi. Poi i soldi, come per tutte le cose, si possono sempre far saltare fuori in qualche maniera….

IL PUBBLICO IN TRASFERTA, meraviglioso come ho già sottolineato, ma a rischio estinzione, visto ciò che pende come una spada di Damocle sulle nostre teste. Bene, una buona mossa a favore dei propri tifosi potrebbe essere quella di non addottare la Tessera del Tifoso per la prossima stagione. Voglio ricordare alla Società Calcio Padova che tale Tessera non è obbligatoria, nessuna legge impone alle società di adottarla, e quindi anche i diktat che arrivano dalle questure non hanno senso, possono al massimo “consigliare” di adottare la Tessera ma non imporla. In questa estate condurrò una lunga battaglia su questo spazio contro lo scempio della Tessera, ed invito fin da ora tutti i nostri tifosi a non abbonarsi nel caso la Tessera diventasse obbligatoria (come in altre realtà) per sottoscrivere l’abbonamento. E’ una schedatura bella e buona, ha ragione Platini, e farsi schedare per seguire la propria squadra con un microchip inserito nel… portafoglio non è giusto ne umano! Adesso spero in segnali incoraggianti anche dal Calcio Padova, un crollo verticale degli abbonati credo non farebbe piacere a nessuno.

Parlando della squadra, posso solo dire che le indicazioni migliori sono arrivate da chi ha sempre dimostrato cuore ed attaccamento alla maglia biancoscudata. Totò Di Nardo e Matias Cuffa in primis. Ed anche dal gioiellino Bonaventura, uno che ha fame e voglia di vincere. Per questo mi auguro che siano loro le prime pedine del Padova stagione 2010/11. Basta trentenni appagati, basta gente a fine carriera che viene a prendersi gli ultimi soldi da papà Cestaro. È venuto il momento di fare tesoro dell’esperienza degli anni passati, perché non potrà andarci sempre bene (come nelle ultime due stagioni).

Chiudo con un grazie sincero a Carlo Sabatini, che pur con tutte le lacune che può avere un allenatore giovane, ha dimostrato comunque grandissimo attaccamento al bianco scudo ed alla città che l’ha adottato. E buona fortuna per il prosecuio della sua carriera.

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