Cinque domande a… Mauro Marotto

Cinque domande a… Mauro Marotto

Commenta per primo!

“A Padova gli imprenditori non sono interessati a investire nel calcio”: una frase che abbiamo sentito molte volte in questi anni. Il presidente (e maggior azionista) del Calcio Padova è un vicentino, che, troppo spesso, ha lanciato appelli all’imprenditoria locale, rimasti inascoltati. Marcello Cestaro ha dato tantissimo a Padova e al Padova, ma il futuro a lungo termine della società (a questi livelli) può essere garantito soltanto ridestando la forza economica di questa città. Imprenditori innamorati dei colori biancoscudati ce ne sono tanti, con questa rubrica Cinque domande a… cercheremo di conoscerne qualcuno. Seconda puntata con Mauro Marotto, di Showroom Emmeti Group, sede padovana ad Albignasego.

Quando è nata la tua passione per il Padova?

Sono praticamente nato con la maglietta biancoscudata cucita addosso. Una passione che non mi è stata trasmessa dai miei genitori, diciamo che sono “autodidatta”. Giocavo a calcio nel Sant’Agostino, Albignasego e Due Carrare, mi è sempre piaciuto questo sport.

La prima partita dei biancoscudati a cui hai assistito?

Fanfulla-Padova, ero molto piccolo e non ricordo l’anno esatto. La mia prima partita del Padova fu in trasferta… Rimasi talmente incantato da quelle magliette biancoscudate e dal pubblico padovano al seguito, che non ricordo neppure quanto finì. Mi colpì soprattutto il contorno, più che la partita in sè.

C’è un giocatore del Padova che ti è entrato nel cuore?

Dico Giacomo Modica, un nome che ai più può risultare strano. Mi piaceva molto il suo modo di giocare, anche se restò a Padova per poco. Poi ovviamente i “classici” come Damiano Longhi, Galderisi, Maniero, Franceschetti, Simonetta. Come portiere ho un ricordo particolare di Adriano Bonaiuti, tra i pali il migliore passato per Padova.

Dove può arrivare il Padova quest’anno?

Dipende da quanto saprà far gruppo Colomba. Da tifoso, e quindi dall’esterno, mi risulta incomprensibile il cambio di panchina. Tantopiù che non si sono visti progressi in campo, anzi, a Lanciano ho visto un Padova da CND. Sempre con gli occhi di tifoso, mi sembra che i giocatori fossero più legati al precedente allenatore. Non ho nulla contro Colomba ovviamente, che sicuramente è una brava persona e un ottimo allenatore, ma, ripeto, io non avrei esonerato Pea. Punterei deciso su Vantaggiato, che se messo in condizioni di potersi esprimere al massimo, è sicuramente il miglior attaccante della rosa. Ricordiamoci che quando si fece male Succi, fu tra i protagonisti nel Padova di due anni fa. Pensiamo anche al 3D… Spettacolo puro, ci divertivamo anche quando si perdeva.

Da imprenditore padovano, hai mai pensato di entrare in società? Perchè l’imprenditoria padovana secondo te è così restìa ad avvicinarsi al Calcio Padova?

Discorso complesso difficile da sintetizzare in poche righe. Non ho mai pensato di entare in società e non mi è mai stato chiesto. Ho messo comunque a disposizione della società, anche se indirettamente, molte risorse economiche. Nonostante questo ho percepito molta indifferenza verso queste iniziative, quasi come se non fossero gradite. I tifosi invece mi hanno ringraziato molto, e di questo sono orgoglioso. Perchè in pochi si avvicinano al Padova? Ci sono diversi motivi, intanto l’aria pesante generale che si respira in tutta la Nazione, poi le vicende del calcioscommesse, i bilanci del Calcio Padova, certi ingaggi pesanti e poi il distacco sempre più netto con la città e con i tifosi. La mattina di Lanciano-Padova sono andato alle 6 a salutare i tifosi in partenza, non credo che qualcuno dei dirigenti l’avrebbe mai fatto… I tifosi, che sono la vera anima di una società di calcio, hanno bisogno di essere ascoltati. Tutti, dagli anziani che seguno il Padova da una vita, agli ultras. A proposito di Curva Fattori, premesso che bisogna prendere le distanze dai violenti, nel caso dei 44 Daspo per la trasferta a Castellammare, quei ragazzi (che non avevano fatto niente) dovevano essere difesi dalla società. Poi ci sono sicuramente altri motivi per cui l’imprenditoria padovana si guarda bene dall’investire nella squadra della città, ci sono tante cose che vorrei dire. Ma da buon veneto mi è stato insegnato un proverbio che dice così: magna queo che te ghe e tasi queo che te sè.

0 commenti

Commenta per primo!

Inserisci qui il tuo commento

Recupera Password

accettazione privacy