Doni a Presa Diretta: “Non dico perché l’Atalanta continuò a pagarmi lo stipendio”

Doni a Presa Diretta: “Non dico perché l’Atalanta continuò a pagarmi lo stipendio”

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Cristiano Doni, l’Atalanta e la famiglia Percassi sono stati tra i protagonisti di Presadiretta, il programma di Rai3 che domenica sera, con la sua puntata sul calcioscommesse, ha portato alla luce delle nuove, scottanti verità sul mondo pallonaro corrotto.

Al centro della prima parte della trasmissione c’è stato il contratto dell’ex capitano e uomo simbolo dei nerazzurri, quel Doni che, nonostante l’arresto del 19 dicembre 2011 e le successive confessioni, ha continuato a percepire 27mila euro al mese fino al 30 giugno 2012. “Cremonese e Ascoli – ha spiegato il giornalista bergamasco firma de La Gazzetta dello Sport Roberto Pelucchi – si sono rifiutate di pagare gli stipendi dei calciatori finiti al centro dello scandalo e, in alcuni casi, le società hanno persino vinto i ricorsi portati in tribunale dai giocatori. L’Atalanta questo non l’ha fatto”.

Il giornalista ha anche raccontato delle minacce arrivate tramite sms dopo aver firmato alcuni degli articoli nei quali si parlava di Atalanta, di Doni e di calcioscommesse: “Quando uscivo dalla redazione, la sera, mi capitava di ricevere messaggi che mi dicevano di stare attento perché la strada che facevo era sempre molto trafficata”.

L’inviato di Presadiretta è poi volato a Palma di Maiorca, dove ha incontrato Doni. “Tradito” dallo telecamera nascosta, l’ex fantasista nerazzurro si è lasciato andare a ha rilasciato delle dichiarazioni che definire scottanti sembra poco: “Il mio contratto? Tu mi sembri una persona intelligente – ha risposto un sorridente Doni, apparso nettamente dimagrito -. Ora che sono qua e con le acque che in Italia si stanno calmando pensi davvero che verrei a dirti certe cose? Mi dispiace averti fatto fare il viaggio a vuoto ma mi sono rotto il c… di dire c…ate”

Sul famoso Atalanta-Piacenza del marzo 2011, Doni non ha avuto nulla da nascondere: “Avevo ricevuto le informazioni da un amico – ha spiegato -. Quella combine si sarebbe fatta con o senza di me. Ho fatto degli errori, è vero, ma ho sempre fatto tutto per il bene dell’Atalanta”.

Finite le registrazioni spagnole, le telecamere di Presadiretta si sono trasferite da Marco Pirani, il dentista di Ancona che ha confermato come “tutti sapevano che Ascoli-Atalanta era stata combinata dalla società bergamasca. Anche sul contratto di Doni mai rescisso da Percassi tutti sapevano e, ovviamente, anche la Procura Federale ha capito”.

Che la società nerazzurra fosse coinvolta direttamente nelle combine lo afferma anche Massimo Erodiani: “Tutti sapevano e tutti facevano – ha confermato il tabaccaio di Pescara -. E io, come altre persone, ho la certezza della colpevolezza del club bergamasco”.

Club bergamasco che il programma ha provato a coinvolgere nella puntata senza però ricevere riscontri di alcun genere, come confermano le mail mandate all’ufficio stampa alle quali nessuno ha mai risposto.

Il giornalista ha cercato di rintracciare prima Luca Percassi al cellulare (“Io non so… Che vi dico?… Non so”) e poi il dg Pierpaolo Marino, incrociato all’ingresso della sede della Lega Calcio e aspettato per tutto il giorno sulla scalinata. Inutilmente: “Il contratto di Doni? Perché non chiedete all’avvocato dell’Atalanta?” la laconica dichiarazione del dirigente campano.

Insomma, le uniche risposte che la trasmissione è riuscita a dare sono state quelle relative ai guadagni incrementati dalla famiglia Percassi con la promozione in A ottenuta nella stagione 2011-’12, quella delle mille inchieste:”I diritti tv sono passati da 2 a 17 milioni di euro, le entrate degli sponsor da 2 a 5 milioni di euro e gli incassi dello stadio da 900mila a 2,8 milioni di euro”.

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