Dopo Toldo e Gastaldello, un altro padovano in nazionale: stasera Rossettini vestirà  l’azzurro

Dopo Toldo e Gastaldello, un altro padovano in nazionale: stasera Rossettini vestirà  l’azzurro

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È un giorno speciale. Perché una bella storia di calcio e di vita questa sera troverà un suo compimento. Magari solo parziale, magari nemmeno così importante, ma di certo significativo. Luca Rossettini, classe 1985, questa sera realizzerà il suo sogno: convocato da Antonio Conte per l’amichevole con l’Albania, per la prima volta indosserà la maglia azzurra della Nazionale Maggiore. È il terzo padovano ad indossare l’azzurro più prestigioso, dopo Toldo e Gastaldello. La storia calcistica di Rosettini inizia all’Arcella, si forma con il Calcio Padova e poi cresce con Siena e a Cagliari. L’emozione di “Rosse”, come lo chiamavano i compagni, stasera sarà tanta, ma a casa Rossettini, a Noventa Padovana, non c’è fibrillazione. C’è la semplicità di papà Paolo, di mamma Cristina, dei fratelli Lorenzo, Marco e Cecilia che questa sera saranno davanti alla tv per seguire il “campione” di casa. «Devo dire che lui forse ormai se l’aspettava», racconta Paolo Rossettini, architetto, dal suo studio di Camin. «I suoi compagni quasi lo prendevano in giro per una convocazione che sembrava non arrivare più. Ha raggiunto ciò che per molti rimane solo un sogno, ha lavorato per anni senza pretendere nulla ed è riuscito a superare le regole non scritte di un mondo di matti come quello del calcio». Stasera la sua famiglia gli sarà vicino, come lo è sempre stata, ma mai col fiato sul collo. «Non siamo tesi, abbiamo sempre vissuto bene le vicende dei nostri figli. Siamo contenti per Luca, ma non vogliamo enfatizzare troppo questo suo traguardo. Forse siamo stati dei genitori atipici, ma non ci siamo mai sostituiti ai nostri figli, al loro lavoro, alle loro fatiche, alle loro gioie». Fa specie di questi tempi sentire un genitore parlare del proprio figlio calciatore del suo debutto in nazionale come se fosse la cosa più normale di questo mondo. E forse proprio questo è uno dei segreti del successo di Luca: «La sua di sicuro è una bella storia, molto semplice e per certi versi molto personale. Ha cominciato da piccolo a coltivare una passione che di certo non ha ereditato da noi» continua papà Paolo. «Suo nonno, mio padre, penso che da giovane giocasse a Lonigo, in una piccola squadra di provincia, questo è l’unico precedente calcistico che abbiamo. Arrivato all’Arcella è stato guidato da delle brave persone, come le tantissime che nei patronati compongono un tracciato educativo importantissimo senza chiedere nulla in cambio. E poi ha avuto la fortuna di poter svoltare: il suo è un traguardo che molti meriterebbero, ma che per un motivo o per l’altro sono in pochi a raggiungere. Spesso la strada verso un potenziale futuro viene chiusa da coincidenze sfavorevoli, non c’è mai niente di dovuto e quando arrivano le giuste opportunità l’importante è che vengano sempre vissute con responsabilità. L’Arcella, le sue tradizioni e il suo vivaio devono essere orgogliosi di ciò che hanno saputo fare». E anche per la città, per la Padova calcistica che l’ha visto crescere e che da Francesco Toldo in poi aspettava un altro padovano azzurro, sarà una serata da ricordare: «Avere in città un vivaio importante come quello del Padova l’ha favorito molto», prosegue, «Anni di fatiche che gli hanno permesso di raggiungere un traguardo così grande. Noi non lo abbiamo mai forzato, non abbiamo fatto come quei genitori che rovesciano sui figli i propri sogni. Quando giocava al Padova, io non vedevo l’ora che arrivasse la domenica per potermi sedere sugli spalti a leggere il giornale. Era l’unico momento della settimana in cui potevo concedermelo e i genitori degli compagni di squadra scherzosamente mi prendevano in giro poiché stavo assorto tra le pagine, invece che sulla partita di mio figlio. Penso che il nostro atteggiamento sia stato per lui di grande aiuto, e questo lui ce l’ha sempre riconosciuto». E le prime persone che Luca ha ringraziato quando ha saputo della convocazione sono state proprio loro, la sua famiglia: «Oggi faremo il tifo per lui, è un nuovo esame e gli auguriamo di passarlo. Il cammino è il suo, nel bene e nel male, e di questo siamo orgoglios».

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