FRANCO CERILLI: “SALVEZZA POSSIBILE MA CHE CONFUSIONE!”

FRANCO CERILLI: “SALVEZZA POSSIBILE MA CHE CONFUSIONE!”

Un passato al Vicenza e al Padova e un cuore diviso a metà tra le due squadre che gli hanno dato di più. Franco Cerilli, 57 anni il prossimo 26 ottobre, ha vestito la casacca biancoscudata dall’81 all’84, prima di tornare al Vicenza (dove aveva già giocato dal 76 al 79) per concludere la carriera.

Domani al Menti si gioca uno spareggio anticipato. Un pronostico?

Difficile vista la situazione delle due squadre, ma per il bene che voglio ad entrambe le società mi auguro un pareggio, con la speranza che Padova e Vicenza possano poi scampare alla retrocessione.

Ha mai giocato un derby? Che ricordi ha?

Era la stagione 82/83, fu il mio unico derby. Ero a Padova da un anno e quel derby all’Appiani per me fu importante. Avevo dei ricordi stupendi con il Vicenza, visto che nel 78 arrivammo secondi dietro alla Juve, ma non avevo ancora conquistato i tifosi padovani. Finì 1-0 per noi e da lì in poi iniziai ad entrare nel cuore dei tifosi, che devo dire mi hanno dato moltissimo.

Tifosi che però non hanno gradito il suo ritorno a Vicenza nell’84, anno in cui iniziava a brillare la stella di Roberto Baggio…

Quella volta sbagliai. Essermene andato da Padova è l’unico rimpianto della mia carriera. Ero il capitano, ma c’erano attriti con mister Rambone e me ne volli andare. Col senno di poi mi sono reso conto che avrei dovuto dimostrargli sul campo il mio valore, non andandomene. Anche perchè di lì a poco se ne andò pure lui.

Tornando ai giorni nostri, c’è un giocatore del Padova o del Vicenza che potrebbe somigliarle?

Sinceramente no, perchè i giocatori di estro e fantasia sono ormai scomparsi. Gli allenatori dovrebbero tutti prendere esempio da Mourinho, che gioca con 3 punte e una mezza punta: si gioca a calcio anche così. Se mi permettete vorrei dire una cosa su Padova e Vicenza…

Prego…

In ambedue le società c’è qualcosa da rivedere sul piano organizzativo. Credo che non ci siano le persone giuste al posto giusto. Servono uomini di calcio per dirigere una squadra, e chi non è stato dentro al calcio non ne può capire a fondo le problematiche. Regna troppa confusione.

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