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Gastaldello a Bologna: “Lo faccio per i figli, non per soldi”

Il capitano della Samp, padovano doc – è nato a Camposampiero il 25 giugno 1983, e dalla stagione 2007/08 ha indossato, per sette campionati e mezzo di fila, la maglia blucerchiata – saluta il mare della Liguria per approdare al...

Redazione PadovaSport.TV

Il capitano della Samp, padovano doc - è nato a Camposampiero il 25 giugno 1983, e dalla stagione 2007/08 ha indossato, per sette campionati e mezzo di fila, la maglia blucerchiata - saluta il mare della Liguria per approdare al Bologna, dove, per sua stessa ammissione, ha rinunciato a dei soldi (rispetto a quanto avrebbe guadagnato con il contratto in scadenza il 30 giugno 2016), pur di sposare «un progetto ambizioso, in una piazza vicino a casa mia» (anche se poi l’accordo con la società rossoblù è sino a giugno 2018). Daniele Gastaldello, una delle bandiere della Genova blucerchiata, scrive una pagina da libro “Cuore” nel giorno dell’addio, privilegiando, in una conferenza-stampa a cui si presenta con gli occhi rossi scucendo ogni tanto qualche sorriso tirato, il lato umano di una professione che, proprio perché non prevede carriere lunghe, impone di prendere decisioni alle volte sofferte. Una scelta di vita, la sua, per avvicinarsi ai genitori e «per i miei figli, che ho messo prima di tutto». Pietro, 3 anni e mezzo, e Sofia che farà 2 anni il 18 marzo prossimo, insieme alla loro mamma Simona, conosciuta quando giocava a Siena (dal 2005 al 2007): da Reschigliano, dove risiedono i genitori Luciano e Daniela e le sorelle Michela e Chiara, entrambe sposate (la prima con Dan Thomassen, difensore danese del Padova), alla città delle Due Torri è poco più di un’ora di strada, e chiudere la carriera a due passi da dove si è nati e cresciuti, coltivando tante amicizie, rappresenta un motivo più che giustificato per accettare di scendere dalla serie A alla B, anche se probabilmente solo di passaggio. Otto anni meravigliosi. Nell’ora del congedo, Daniele si ... scioglie. «Avrei preferito andarmene a fine campionato, ma se arrivano certe opportunità a livello umano e di vita le devi prendere al volo. È una scelta mia, ci credo e la porto avanti, ma ciò non toglie che alla Samp ho vissuto 8 anni meravigliosi», le sue parole. E c’è da credergli se ripensiamo a quanto ci confidò, proprio a Reschigliano, a fine giugno 2013, spiegandoci perché aveva voluto fare da testimonial alla Città della Speranza, portando al braccio la fascia con il logo della Fondazione che si occupa dei bimbi che soffrono: «Genova, se devo essere sincero, non è proprio una città bellissima, non mi entusiasma, anche se io e la mia famiglia abitiamo a Nervi, di fronte al mare. Ma è l’ambiente Samp, invece, ad essere spettacolare, se potessi lo trasferirei tale e quale qui». Il “bocia” ne ha fatta di strada. Sarà contento Vittorio Scantamburlo, che lo portò al Padova, dove, non ancora 18enne, il “Gasta” debuttò, all’Appiani, in C/2 - era la stagione 2000/01 - con Varrella che guidò la squadra in C/1, categoria in cui il giovanotto collezionò 15 presenze, prima di essere ceduto alla Juventus e da lì poi toccare le sponde del ChievoVerona, del Crotone e del Siena, prima di finire sotto la Lanterna. Dopo Del Piero e Rossettini, ecco un altro dei tanti talenti del vivaio biancoscudato che torna a sentire aria di casa, ritrovando l’occasione di riabbracciare chi ha visto in lui le qualità giuste per arrivare tanto in alto. «Daniele era un bocia che ci sapeva fare, e lo si è visto», disse il buon Scantamburlo un paio di anni fa alla premiazione della “Panchina doc”, a Sambruson di Dolo, mentre il suo pupillo era in trepida attesa per la nascita della secondogenita. A testa alta. Quel ragazzo, oggi uomo, si appresta a scrivere ora un altro pezzo di storia della sua brillante carriera, dopo aver toccato con mano la gioia di una qualificazione alla Champions League e l’amarezza di una retrocessione in B, vestendo la stessa maglia. «Esco da Bogliasco (dove si allenano i blucerchiati, ndr) a testa alta», l’affermazione orgogliosa di ieri mattina. «Sono arrivato che ero giovane, nessuno sapeva chi fossi, e vado via da capitano, come un giocatore che ha fatto tanto e ricevuto tanto. Se penso che un pezzetto di storia recente della Samp l'ho fatto anch’io, insieme a tanti campioni più forti di me, mi vengono i brividi». Fra tre sabati sarà al Tombolato, da avversario del Cittadella. Un derby da padovano che gioca a Bologna. Guai a perderselo!