Gubbio, da Don Bosone a Don Gigi: un secolo di verbo calcistico

Gubbio, da Don Bosone a Don Gigi: un secolo di verbo calcistico

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Cento anni di storia, pare strano  ma è così. Il romanzo rossoblu inizia nel 1910, quando un sacerdote eugubino chiamato Don Bosone Rossi porta il primo pallone di cuoio in una Gubbio distante anni luce dall’industrializzazione del Nord. La realtà calcistica prosegue nell’ambito ecclesiastico tra catechismo e partitelle nell’orto del convento, poi nel dopoguerra tanti campionati provinciali e qualche soddisfazione, come l’amichevole contro l’Italia di Valcareggi  nel 1970 (9-1 per gli azzurri, ndr).

L’approdo tra i professionisti coincide con una data, il 17 maggio 1987, quando al “Renato Curi” di Perugia 12000 tifosi sospingono la squadra verso lo storico traguardo.

L’ultimo ventennio è un andirivieni tra C2 e Dilettanti, fino all’approdo decisivo di Gigi Simoni come direttore tecnico nel febbraio 2009. In panchina si siede Vincenzo Torrente, ex bandiera del Genoa, e in due anni la squadra salta dalla Seconda Divisione alla Serie B.

La prodigiosa annata dei ragazzi di Torrente ha portato ad un vero e proprio saccheggio di talenti delle realtà più blasonate: il mister è approdato al Bari trascinandosi dietro Lamanna, Borghese e Galano, il talentuoso Juanito Gomez è approdato alla corte di Andrea Mandorlini a Verona.

In panchina arriva Fabio Pecchia, vice di Zeman a Foggia. L’inizio è disastroso: 7 punti in 10 partite e l’ex centrocampista di Napoli e Juve viene esonerato, il 16 ottobre.

Al suo posto, un po’ a sorpresa, siede proprio Gigi Simoni, lontano dai campi da una parentesi breve proprio alla guida degli Eugubini, appena arrivato in città.

Ufficialmente si tratta di una soluzione temporanea per il big match contro il Torino, ma Simoni vince contro la sua ex squadra e conferma la panchina. Pareggio a Livorno e vittoria di misura contro il Cittadella, poi il buio: cinque sconfitte consecutive e un falso penultimo posto (Ascoli penalizzato, ndr).

La rosa pecca in qualità, in estate è stata scarsamente integrata, confermando quasi in blocco (partenze illustri a parte) il gruppo della promozione.

Simoni ora si è assestato su un 5-3-2 molto coperto e discretamente organizzato, che paga l’assenza di un bomber di razza in avanti. L’innesto dello svincolato Graffiedi è sicuramente importante, ma l’ex talento del Cesena non è mai stato un goleador per antonomasia. Ciofani di reti ne ha segnate a palate all’Atletico Roma ed è il capocannoniere della squadra con…5 segnature, un terzo del totale, non a caso il Gubbio è il peggior attacco del torneo. Ci si aspettava qualcosa in più da Mendicino, chiamato al salto di qualità dopo le parentesi a Crotone ed Ascoli mentre Ragatzu, talentino del Cagliari, necessità di crescere in tranquillità.

La mediana dispone di una discreta qualità con l’ex Genoa e Pisa Raggio Garibaldi, il francese Boisfer ed il capitano storico Sandreani. In difesa, a parte Cottafava, c’è solo gioventù e gente che ha sgambettato per tutti questi anni in Lega Pro, troppo poco se si vuole centrare la salvezza. Non basta neanche Antonio Donnarumma, promettente portiere inseguito da diversi club di A.

In poche parole il Gubbio si trova di fronte ad un aut-aut: rinforzi a gennaio in ogni reparto (almeno un difensore di esperienza e un bomber) o il sogno B è destinato a svanire.

 

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