L’Atalanta favorisce gli ultras, in arrivo super-multa

L’Atalanta favorisce gli ultras, in arrivo super-multa

In piena bufera calcioscommesse ecco un’altra grana per l’Atalanta. Meno grave per le possibili conseguenze (rischia una super multa, una o più partite a porte chiuse o con un settore chiuso oppure la squalifica del campo), ma non meno imbarazzante. La Questura di Bergamo ha accertato che la società, attraverso il direttore generale Roberto Spagnolo, ha violato l’articolo 8 della legge 4 aprile 2007 numero 41 per avere “corrisposto in forma diretta facilitazioni ad associazioni di tifosi”. Ecco di seguito l’articolo di tuttoatalanta.com che spiega nel dettaglio l’episodio:

“Trecento”, non è solo il titolo di un film kolossal, ma anche il numero degli ultras (non colpiti da Daspo) che la società Atalanta, nello specifico, con il direttore generale Roberto Spagnolo, avrebbero goduto di una corsia preferenziale nell’acquisto dei biglietti della Nord, l’anno scorso introvabili dai tifosi “normali”, nelle partite di cartello.

Alcuni si chiedevano dove finivano questi biglietti, mai messi in vendita. La soluzione del giallo è arrivata dalla questura di Bergamo che  ha scoperto che due ricevitorie – una in viale Papa Giovanni a Bergamo, l’altra in via Roma a Ponte S. Pietro – erano in possesso ciascuna di una lista con le fotocopie dei documenti di circa 150 supporters, in base alla quale emettere i 300 tagliandi (per l’accusa riservati sempre alle stesse persone; erano 5/6 al massimo i nominativi che cambiavano) 24 ore prima del via alla prevendita.

Un intreccio diplomatico tra società e la tifoseria più accesa, un ricatto bello e buono, secondo la questura di Bergamo. In cambio del tifo della Curva, l’Atalanta doveva fornire biglietti patinati con corsie preferenziali.

L’Atalanta è accusata di aver violato l’articolo 8 della legge 4/4/2007 n° 41, quello che vieta alle società sportive le «facilitazioni di qualsiasi genere ad associazioni di tifosi». Rischia una sanzione amministrativa che va da 50 a 200 mila euro, o la squalifica del campo o una parte dello stadio chiuso al pubblico.

La vicenda è utile a far luce sul caos biglietti che in autunno aveva suscitato polemiche tra i sostenitori, con lettere a giornali e una retroscenistica che all’epoca campava solo su un incastro di deduzioni (la Nord torna a cantare, dunque agli ultrà sono stati riservati i tagliandi), ma che alla fine potrebbe rivelarsi veritiera. In pratica, a causa dei 300 presunti «raccomandati», sulla piazza rimanevano solo 109 tagliandi, bruciati in pochi minuti il martedì mattina (salvo anticipi e posticipi), giorno dell’apertura della prevendita (come da comunicati ufficiali della società nerazzurra). Non solo. Vedendosi assicurati i biglietti, i 300 è come se di fatto avessero in tasca un abbonamento, loro che avevano scelto, per ragioni di credo ultrà, di non sottoscrivere la tessera del tifoso, necessaria per abbonarsi.

Le carte della Digos, pur irrilevanti dal punto di vista penale, sono finite dritte nell’inchiesta della squadra mobile sull’associazione per delinquere che vanta un centinaio di indagati, tra cui il capo ultrà Claudio «Bocia» Galimberti e l’assessore regionale leghista Daniele Belotti. Al pm Carmen Pugliese gli atti servono per cercare di dimostrare come la Curva fosse in grado di condizionare la società. Che, insomma, l’ostinato mutismo della Nord nelle prime 5 gare casalinghe dello scorso campionato, da far osservare anche a suon di cazzotti (ne sa qualcosa il ragazzo salito in balconata a lanciare i cori), fosse una sottile (e riuscita) pressione nei confronti dell’Atalanta.

RAPPORTI SOCIETA’-ULTRAS

Senza i decibel ultrà, in effetti, l’atmosfera al Comunale pareva irreale. E gli stessi dirigenti nerazzurri erano stati tra i primi a preoccuparsene. Interrogato dalla Digos il 28/03/11, V. B., 42 anni, di Arzago, uno dei curvaioli che aveva trovato l’aggancio con le due ricevitorie, racconta che «rappresentanti della società Atalanta, prendendo a cuore lo scarso apporto di sostegno della Curva durante le partite interne, avevano contattato alcuni esponenti della tifoseria, chiedendo come mai in curva ci fosse scarsa partecipazione». All’epoca la frangia violenta della Nord, fresca reduce dall’assalto alla «Berghem Fest» di Alzano, s’è attirata le ire del resto del popolo nerazzurro. In più c’è l’intero mondo ultrà in fermento per la tessera del tifoso. Il silenzio può essere interpretato come smarrimento o come protesta contro il Viminale. Invece, e lo confermerà un volantino distribuito dalla tifoseria il 16/10/10 (Atalanta-Ascoli), la vera ragione sono «i biglietti mancanti della Nord».

OMAR VALENTI “LA SERPE IN SENO”

Nello stesso volantino, Omar Vlenti,  responsabile della biglietteria, fu definito come “la serpe in seno” perchè  parlò di una riunione in agosto con il dg Spagnolo, il presidente Percassi e il consigliere Fratus, «i quali mi dissero che c’era il problema dei biglietti di Curva Nord e che bisognava riservarne i circa 400 restanti agli ultras». Valenti non se la sente di assumersi la responsabilità. E lo stesso fa Marino Lazzarini, presidente del Club Amici che l’Atalanta aveva pensato di sfruttare per la bisogna. Segno che nell’operazione ci sono scogli da aggirare.

Sono gli ultrà a trovare la soluzione: individuano le ricevitorie e lo riferiscono in un incontro che avviene nell’ufficio di Fratus. Con lui c’è Spagnolo; per la Curva ci sono il Bocia e tre ultrà. Racconta il dg nerazzurro alla Digos (7/4/11) di aver invitato Omar Valenti a «verificare con la Lottomatica (la società che gestisce la distribuzione dei biglietti, ndr) se era possibile anticipare l’apertura della prevendita per il giorno precedente, così da favorire sia le (due, ndr) ricevitorie (il martedì oberate dalle giocate del lotto, ndr) che i tifosi. Della vicenda ho sempre tenuto informato il presidente Percassi, che mi ha sempre raccomandato di agire nel totale rispetto delle normative vigenti».

La cosa è fattibile. Il debutto in Nord dei 300 è col Padova il 30 ottobre, due mesi dopo che Percassi (L’Eco 3/9/10) aveva assicurato: «I 400 biglietti che abbiamo riservato sono in vendita libera, li acquista chi vuole». Parole che non stridono se lette con la lente della difesa. «L’Atalanta non ha dato l’input di vendere solo agli ultrà. I biglietti potevano essere ceduti a chiunque si presentasse il giorno prima in quelle ricevitorie. Il problema caso mai è di chi ha gestito la vendita telematica», spiega l’avvocato Roberto Bruni, autore della memoria difensiva presentata al prefetto. Ma, osserva chi indaga, ci sono quelle due liste con i soliti nomi e i comunicati ufficiali che indicano l’apertura della prevendita sempre il martedì (tranne anticipi e posticipi). E poi la Curva, che da quel 30 ottobre riacquista improvvisamente la voce.

 

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