L’Euganeo cade a pezzi, dopo 18 anni di vita

L’Euganeo cade a pezzi, dopo 18 anni di vita

È appena maggiorenne ma ha già le rughe. Tante, tantissime, inaccettabili. Per festeggiare i 18 anni dello stadio Euganeo siamo andati a trovarlo, scoprendo un impianto lasciato alla più completa e strafottente incuria. Gli esempi si sprecano e i più eclatanti risaltano dalle foto pubblicate in queste pagine. Ma non ci vuole un grande esperto per dedurre che, se non verrà fatto qualcosa a breve, il rischio è quello che cada a pezzi. Struttura. I difetti strutturali sono intrinsechi fin dalla sua costruzione. La fila più esterna della tribuna Fattori verso sud, ad esempio, presenta uno spazio vuoto, che cade a strapiombo verso terra prima che il settore venga chiuso dalla recinzione. Un buco di una quindicina di centimetri, tanto basta per mettere in allarme qualche padre di famiglia: meglio non far avvicinare un bambino, altrimenti il rischio è che ci rimetta una gamba. Poi ci sono i danni del tempo. Curva sud, al centro: il muro portante è squarciato da una crepa enorme che da terra raggiunge quasi il soffitto, la più evidente e allarmante di tante piccole crepe sparse qua e là. L’intonaco è scrostato dappertutto e raggiunge livelli imbarazzanti sui muri più esterni delle due curve, dove in pratica la struttura si sta lentamente staccando. Ma che l’impianto stia andando a rotoli lo si può notare semplicemente all’ingresso dei settori. Una volta salite le scale per accedere agli spalti, si passa sotto un varco, nelle curve come in tribuna est, dove i controsoffitti a pannelli installati per appoggiarvi le luci stanno pian piano sparendo. In qualche varco ne mancano metà e si scorgono tutti i cavi elettrici scoperti, mentre nell’ultimo ingresso della tribuna est sono spariti del tutto e l’aspetto è veramente degradante. Dal muro penzolano i fili e a fare capolino è anche un’antenna televisiva appoggiata lì sopra. Umidità. A proposito, chi ha mai guardato con attenzione i servizi igienici? In quasi tutti i bagni buona parte dei controsoffitti a pannelli quadrati sono rovinati, se non proprio erosi, dalla muffa. I danni peggiori, però, li ha fatti l’umidità nel settore ospiti. Sul soffitto della curva le infiltrazioni d’acqua si sono addensate talmente tanto che hanno creato decine di stalattiti calcaree. Tanto squallido quanto imbarazzante, se si pensa che si sono formate anche le stalagmiti, per terra. Una sorta di cumulo calcareo, molto pericoloso per gli stessi spettatori. E forse se ne dev’essere accorto anche qualche tifoso ospite, che sul pavimento all’entrata del settore ha citato Dante con la bomboletta spray: «Lasciate ogni speranza o voi che entrate». Storia tormentata. Uno stadio nato con un progetto megagalattico, finanziato parzialmente dai soldi di Italia ’90, per il quale è finito dietro le sbarre anche l’ex assessore allo Sport Sergio Verrecchia, accusato di aver intascato tangenti. L’Euganeo, nel suo complesso, è costato circa 80 miliardi di vecchie lire e adesso viene affittato dal Comune al Padova, che paga un canone e si accolla le spese di manutenzione ordinaria per quel che concerne l’aspetto calcistico. In totale, tra affitto, manutenzione e spese, ad ogni partita l’Euganeo costa a Cestaro più di 400mila euro. Lo stadio non piace a nessuno ma negli ultimi anni sono state sprecate solo parole, mai seguite dai fatti, per tentare di migliorare uno vero e proprio scempio. E se non lo si vuol fare per rendere meno appetibile la visione della partita, si pensi almeno alla sicurezza (pure igienica, come sottolinea l’articolo a lato) dei tifosi. Anche se l’idea che cada completamente a pezzi, a più di qualcuno non dispiacerebbe.

Una potenziale arma batteriologica sospesa sopra le teste dei tifosi: non è fantascienza, uno scenario simile esiste, e, manco a dirlo, si trova allo stadio Euganeo. Un posto lontano dalla vita, dimenticato da tutti, avulso dalla routine. Il pericolo viene dall’alto, agli spettatori della Tribuna Ovest non balza nemmeno per la mente l’idea di alzare lo sguardo. Sopra di essi, una grata separa due mondi: uno splendente bada al rotolare di un pallone, l’altro – degno dei migliori film dell’orrore – prosegue nel suo vivere silenzioso. Un corridoio buio, cinto dai gradoni soprastanti, in cui la luce filtra poco o nulla dalle rampe di accesso. È qui che nessuno da anni decide di venire, che il territorio è finito in mano a stormi di volatili: alcuni vi hanno trovato un riparo, altri la pace. E i tifosi? In media 2 o 3 mila siedono sui seggiolini della Ovest. E da quella grata, sopra le loro teste, potrebbe uscire di tutto, trasportato dall’aria che nel corridoio dimenticato crea un vero e proprio effetto “galleria del vento”. Dal tappeto di guano e dalle carcasse potrebbero alzarsi batteri e virus di cui i piccioni sono notoriamente vettori, un mix tale da porre un serio punto interrogativo circa la salubrità del luogo e la sicurezza dei presenti, ubicati pochi metri più in basso. Un problema ben peggiore delle classiche aritmie coronariche di cui il Padova è tradizionalmente causa.

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