La Provincia di Varese: “Noi società  onesta, meritavamo la A anche l’anno scorso”

La Provincia di Varese: “Noi società  onesta, meritavamo la A anche l’anno scorso”

Di seguito l’articolo de La Provincia di Varese a commento della pioggia di deferimenti arrivati la scorsa settimana. Il Varese – si legge – è l’unica squadra non deferita tra le prime otto squadre dell’ultima serie B:

Aria e mani pulite, le nostre. Squadra senza macchia e senza paura, il Varese. Sette delle prime otto squadre dell’ultima serie B sono state mandate a processo perché i loro calciatori truccavano partite falsando il campionato. Ne manca una, ed è un’assenza che vale più di mille presenze.

Se esiste uno sceriffo che rispetta la legge, ha sul petto una stella biancorossa. Quella degli onesti.

Quella di chi, magari, può piegarsi sulle ginocchia dopo avere perso una finale ma avendo venduto l’anima sul campo e non al diavolo o agli avversari. Di chi scommette, ma solo su se stesso. Di chi paga pegno col cuore, o compra il destino con la fame, col sangue, col sacrificio. Sembra poco ma è tutto in questo calcio (mondo) in cui non puoi fidarti nemmeno della tua bandiera.

Il Varese manca da 37 anni dalla serie A e tutti gli continuano a dire che non ci arriverà mai, anche se per il secondo anno consecutivo ci sta provando: piccolo com’è, senza santi in paradiso, con poche stelle tranne quelle che brillano nel cuore.

Ma è meglio restare piccini se gli altri diventano grandi e vanno in serie A vendendosi o corrompendo i giocatori della squadra avversaria. È meglio non avere santi in paradiso se questi si chiamano Doni, Carobbio o Bertani: giocatori (idoli) delle tre squadre che, non casualmente, un anno fa sono state promosse arrivando davanti ai biancorossi e che ieri sono state messe sotto processo perché i loro ex idoli baravano, aggiustavano, tramavano.

È meglio avere come stella quattromila spettatori invece di dieci o ventimila, se questi quattromila hanno la forza di amare e ricominciare ogni volta da zero, magari dall’allenatore del presente e non da quello del passato, perché questo vuole dire mettere la maglia davanti ai rimpianti e perfino agli ex idoli. Vuole dire vivere il presente senza offuscarlo col passato o comprare il futuro. In serie A il Varese ci arriverà anche sul campo perché alla fine il campo (e la vita) premiano sempre chi gioca e vive da serie A in un campionato (campionario) di comportamenti da serie Z.

Sapevamo di meritare già il nostro piccolo scudetto della pulizia e della moralità: adesso possiamo anche appenderlo con orgoglio sul petto, mostrarlo e abbagliare tutti nella volata finale perché quella forza che ci viene da dentro – e che è sempre stata la nostra unica forza – in questo momento è ancora più grande.

E per aiutarci a non pensare che la disparità di trattamento tra il calcioscommesse di serie A e quello di B – il primo lo rimandano a luglio, il secondo lo chiudono in due settimane a maggio – rischia di falsare tutto un’altra volta.

Perché sapremo soltanto tra due o tre mesi se certe squadre (ad esempio il Siena) dovranno perdere il posto in serie A – e a favore di chi, poi? – mentre certe altre (ad esempio il Pescara o la Sampdoria) vengono giudicate in fretta e furia prima – o forse durante – i playoff?

Perché non esistono la certezza e l’uguaglianza di fronte alla legge in questo Paese, pur esistendo per noi tifosi del Varese un’unica certezza, un’uguaglianza, una legge perfino superiori? E cioè che meritavamo, meritiamo e meriteremo la serie A.

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