Sampdoria, troppo brutto per essere vero

Sampdoria, troppo brutto per essere vero

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Prendete un tifoso blucerchiato qualunque e ponetegli questa domanda:” Qual è il punto più basso della storia della Samp?”. Due su tre vi risponderanno “2011”: un anno prima della profezia Maya stiamo assistendo alla distruzione del marinaio con barba, pipa e capelli al vento.

Tredici mesi fa Cassano, Pazzini and C. trascinavano la truppa verso la terra delle coppe, venduti i due gioielli la nave si è intruppata su un iceberg in stile Titanic, ma la caduta a picco è  lenta e quindi più dolorosa. Un’agonia che il presidente Garrone avrebbe evitato ma, in assenza di palle di vetro o di un Paolo Fox in maglia blucerchiata, ora c’è da soffrire e risalire a galla con ogni mezzo per non affogare nel mare gelido della bassa classifica.

Il comandate Gianluca Atzori ha pagato con l’esonero, al suo posto la società ha optato per il più esperto Giuseppe Iachini che in sette partite ha ottenuto la miseria di quattro pareggi e tre sconfitte.

Il tonfo interno con il Varese ha scatenato una vera e propria intifada, i tifosi si sentono presi in giro dalla società e a farne le spese sono il ds Pasquale Sensibile – che a Marassi si è visto esplodere un petardo a pochi metri di distanza – ed i giocatori.

Angelo Palombo, il capitano che si scusò in lacrime al suo pubblico nel giorno della retrocessione, ha diviso la tifoseria in due fette, amato e odiato. A parte Padalino, Krstic, Foggia e quel simpaticone di Fornaroli i giocatori sono diventati il bersaglio degli ultras. Due giorni fa al Mugnaini Bentivoglio e Koman sono stati centrati dagli sputi di alcuni tifosi inferociti e solo l’intervento delle forze dell’ordine ha scongiurato il peggio.

In campo la Sampdoria è una squadra senza idee, senza verve, che ha il terrore di vincere e sciogliere l’incantesimo maledetto: passaggi elementari sbagliati, sporadici tiri in porta, disattenzioni difensive, questa Samp assomiglia ad uno studente preparato che trema dinanzi alla figura autoritaria del professore, un docente che racchiude in sé tifosi, piazza e l’animo stesso dei giocatori blucerchiati.

Questo è l’unico motivo per spiegare l’undicesimo posto, una vittoria che manca dal primo novembre, una forza del calcio che si auto flagella senza pietà.

La società sta lavorando molto sul mercato: cedere grandi giocatori per acquistare altri grandi giocatori, un po’ come se la mia auto non ha benzina e ne compro una nuova di zecca.

Sostituite “benzina” con “consapevolezza nei propri mezzi” ed il dado è tratto: la rinascita della Sampdoria non parte dal mercato, ma dal cuore della storica società del barbuto marinaio che ha smarrito la rotta del successo.

 

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