Una voragine che può portare al fallimento. E intanto è battaglia legale per il dissequestro dei documenti

Una voragine che può portare al fallimento. E intanto è battaglia legale per il dissequestro dei documenti

Da una parte la vera e propria battaglia legale messa in atto da Diego Penocchio e Andrea Valentini per il dissequestro dei documenti, dall’altra la voragine di 10 milioni scoperta dagli inquirenti, cominciata con il passaggio di consegne a giugno tra Cestaro e Penocchio. Il 28 giugno 2013 il Calcio Padova, come si legge nella precisa ricostruzione de Il Mattino, viene acquistato dalla nuova compagine sociale, che fa capo all’imprenditore bresciano Diego Penocchio, con un’esposizione finanziaria superiore ai 10 milioni di euro. È un debito forte, lievitato solo pochi giorni prima (tra il 24 e il 26 giugno) quando l’ormai ex presidente Marcello Cestaro, che sta per lasciare la guida della società (di cui è proprietario tramite Unicomm), incassa 4.236.148 euro indicati alla voce rimborso finanziamento soci come risulterebbe da alcuni documenti contabili. Il particolare non è sfuggito agli inquirenti (a che titolo sono stati pagati quei soldi?) e il pm Roberti ne ha dato conto ieri mattina all’udienza davanti ai giudici del Riesame, chiamati a pronunciarsi sul ricorso di Penocchio e dell’amministratore delegato del Calcio Padova, Andrea Valentini, che hanno reclamato il dissequestro di computer, chiavi Usb, hard disk e vario materiale documentale portato via dalla Guardia di Finanza in occasione delle perquisizioni compiute il 5 giugno scorso. Che cosa contengono quei documenti? Perché Penocchio e Valentini hanno avviato una dura battaglia giudiziaria per non lasciare in mano alla Procura quel materiale? I due sono indagati per violazione dell’articolo 2638 del codice civile, illecito che punisce (fino a 4 anni di carcere) chi ostacola le autorità pubbliche di vigilanza nell’esercizio delle loro funzioni. Come riferisce sempre Il Mattino, ieri in aula i legali di Penocchio e Valentini hanno replicato che la Figc ( Federazione calcio, ente di vigilanza secondo la Procura) non è un ente pubblico e non può esercitare attività di vigilanza. E hanno ribadito che – eventualmente – la competenza è del Tribunale di Roma, in quanto Figc ha sede nella capitale. L’obiettivo? Strappare l’indagine dalle mani del pm Roberti, uno dei più esperti magistrati in campo penale-sportivo. Quest’ultimo si è opposto, insistendo sul fatto che l’indagine deve andare avanti di fronte all’emergere di nuove situazioni critiche.

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