Alessandria, la favola è finita. Gregucci: “Hanno vinto i nostri tifosi, meritavano almeno un gol”

Alessandria, la favola è finita. Gregucci: “Hanno vinto i nostri tifosi, meritavano almeno un gol”

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Il sogno è finito e ora il brusco risveglio potrebbe non essere così semplice. L’Alessandria di Angelo Gregucci ieri sera affrontava il Milan al “Meazza” per il ritorno di semifinale di Tim Cup e l’1-0 dell’andata a Torino, dove i grigi avevano giocato in casa, lasciava teoricamente ancora qualche piccola speranza di rimonta ai tifosi dei “grigi” accorsi in 13 mila a Milano e capaci di una coreografia da brividi (vedi foto). Troppo però il divario tra le due formazioni, il Milan di Sinisa Mihajlovic ha nella Coppa Italia un obiettivo importante della propria stagione e non ha avuto pietà degli alessandrini sconfitti per 5-0 ed eliminati dopo una cavalcata che resterà comunque nella storia della competizione come il tecnico Grecuggi ci tiene a sottolineare: “La Tim Cup è stata un’esperienza magnifica. La nostra favola finisce qui e come prima considerazione voglio ringraziare i miei calciatori che hanno fatto un percorso magnifico ed emozionante. E poi voglio ringraziare i tifosi grigi, non solo per il numero, ma anche per il colore, la coreografia. Sicuramente loro non hanno perso, stasera. Anzi, di sicuro hanno vinto. Quello che mi dispiace è che abbiamo approcciato bene la gara, abbiamo avuto qualche opportunità ma non abbiamo fatto quel gol che avremmo meritato e che avrebbe fatto esultare i quindicimila cuori alessandrini che siamo riusciti a portare alla ‘Scala del calcio’. Ed è stato un peccato che nel finale il punteggio si sia dilatato un po’ troppo”. Nonostante qualche piccolo rimpianto resta l’esaltazione della società alessandrina, che insieme a tutta una città è venuta fino a San Siro dove ha sognato ad occhi aperti. Continua Gregucci: “ Andare all’Olimpico di Roma, dopo essere stati anche a Palermo, Genova e Torino, per noi avrebbe voluto dire andare oltre il sogno. Sinceramente io non ho bisogno di riflettori, i miei riflettori sono i grigi e l’Alessandria. Perchè qui c’è un buon progetto per poter andare avanti e perché è anche la mia storia personale. Ho cominciato la mia carriera da calciatore con la maglia grigia, ho grande rispetto per questa maglia e le sono molto riconoscente. Io ero un poveraccio, preso per strada, ed i grigi mi hanno perdonato qualsiasi cazzata fatta in età giovanile. Per questo vorrei tanto riuscire a portare i grigi in alto per restituire, dopo tantissimi anni, un minimo di lustro. Ora vedo lo sport in maniera diversa rispetto a quando ero giovane, lo vedo come proposta, come esempio per dei giovani che non hanno punti di riferimento. E attraverso lo sport ho la fortuna di poter rappresentare la mia anima, che una cosa fantastica. Quindi non ho bisogno di allenare in serie A, ho bisogno di avere a che fare con delle persone vere. Certo allenare in serie A è meglio che allenare in serie C, ma io ho sempre cercato di scansare il divismo, alla ricerca di persone vere ed oneste Nella vita, e l’ho detto anche quando ho preso la squadra, per me contano il merito, il rispetto e la lealtà. Adesso, nel calcio, ci sono realtà che possono magari durare qualche anno, per me valgono la credibilità delle persone, la conoscenza della città e dell’ambiente. E l’ambiente, ad Alessandria, non è facile… si ricordano ancora i fasti del passato che, ripeto, vorrei cercare di rinverdire con tutto il mio impegno, la mia professionalità e la mia onestà di persona. Più che un bravo allenatore a me interessa essere considerato una persona leale ed onesta”. La squadra in effetti ha pagato a caro prezzo l’impegno su più fronti: dal titolo d’inverno conquistato in coabitazione con il Cittadella all’ultima giornata del girone di andata, l’Alessandria ora si ritrova a 13 punti dai granata e dalla promozione diretta in serie B uscendo momentaneamente addirittura dalla zona playoff (ora è quinta a 6 punti dal secondo e 3 dal terzo posto). Ora i “grigi” dovranno molto probabilmente passare dagli spareggi se vogliono conquistare la cadetteria, ma con dei tifosi così, nulla è precluso.

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