Il Mattino: nella cordata per il nuovo Euganeo c’è anche la Mantovani

Il Mattino: nella cordata per il nuovo Euganeo c’è anche la Mantovani

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Di seguito alcune ipotesi formulate da Il Mattino su possibili aziende coinvolte nel maxi-progetto che sta portando avanti Roberto Bonetto, ad del Calcio Padova, riguardo la costruizione di un nuovo stadio nella zona Euganeo.
C’è la Mantovani dietro il progetto del nuovo stadio Euganeo, nella cordata messa in piedi dal Calcio Padova per realizzare l’idea di un nuovo impianto. Un’idea resa sostenibile da una struttura commerciale di 25 mila metri quadri. Un rilancio per l’impresa oggi guidata dall’ex questore di Treviso Carmine Damiano, dopo il coinvolgimento nello scandalo Mose. Un modo per dimenticare la brutta pagina delle fatture gonfiate e dei fondi neri. E provare a dare un futuro all’azienda che nei mesi scorsi ha dovuto mettere oltre 300 dipendenti in cassa integrazione. Un business da 80 milioni di euro in cui sarebbero coinvolti i grandi player della grande distribuzione. Tutti insieme per costruire un progetto da presentare all’amministrazione per ottenere la concessione dell’area, che è pubblica. Come nasce un business. Il primo summit operativo sul progetto è dell’estate scorsa. Assieme ai primi contatti con l’amministrazione comunale. Promotore del progetto è ovviamente il Calcio Padova. Il primo annuncio lo dà il sindaco Bitonci, il 14 luglio scorso, il giorno dopo aver assistito proprio all’Euganeo al concerto di Vasco Rossi. «Il Comune non può costruire uno stadio nuovo di zecca, costerebbe troppo. Ma contribuire alla realizzazione di un vero e proprio polo sportivo nella zona, questo sì. Il progetto è più di un’ipotesi, ci stiamo pensando, soprattutto ho fatto presente ai dirigenti del Padova che i privati, se interessati, devono farsi avanti», spiega il primo cittadino. La ricerca di partner. A questo punto Bergamin e Bonetto, rispettivamente presidente e amministratore del Calcio Padova, in autunno si mettono alla ricerca di investitori. Il ritorno economico non può che arrivare dagli spazi commerciali. Così contattano Francesco Canella, patron di Alì, che però giudica i costi troppo alti. Il centro commerciale. A mettere i bastoni tra le ruote del progetto ci pensa il piano regolatore che su quell’area prevede al massimo 25 mila metri quadri lordi di commerciale. Troppo pochi. Il margine di sostenibilità per una struttura di questo tipo è di almeno 30-40 mila. C’è un’altra condizione necessaria per far funzionare il business: il nuovo centro commerciale deve affacciarsi su corso Australia, in modo da sfruttare la visibilità di un asse di attraversamento molto trafficato. Il socio-costruttore. Chi vede nel progetto una possibilità di sviluppo è la Mantovani. Gli incontri con i rappresentanti dell’azienda di costruzioni sono positivi. Anche per la possibilità di inserire nel progetto un hotel e del residenziale. Oltre alla disponibilità come costruttore, sembra che l’impresa si renda disponibile a mettere una quota-parte dell’investimento iniziale, diventando così socia dell’operazione. Gli altri interessati. Di fronte alla possibilità concreta che il progetto prenda forma si interroga anche chi ha delle aree nelle vicinanze. Di certo c’è la società Unicomm srl (gruppo Famila) dell’ex presidente del Calcio Padova Marcello Cestaro, che dall’altra parte di corso Australia (area ex ospedale) possiede 114.585 metri quadri. E poi c’è la famiglia Bastianello, proprietaria dei marchi Pam, Panorama e In’s, che attraverso la Torre Gamma srl ha 116.716 metri quadri vicinissimi all’Euganeo. Il fatto che venga concesso un eventuale permesso di costruire degli spazi commerciali a due passi dalle loro aree li mette davanti a un bivio: tentare di bloccare l’operazione attraverso possibili ricorsi legali, oppure far parte della partita per provare a inserire nel piano anche la propria area. La Mantovani e il Mose. Una partita che si giocherà nei prossimi mesi e che vedrà dunque attore in campo la Mantovani, una società coinvolta nell’inchiesta della procura di Venezia sul Mose. All’epoca era guidata da Piergiorgio Baita, che per quella vicenda ha patteggiato una pena di un anno e 10 mesi. La società, oggi guidata da Damiano, è stata costretta a “transare” con l’adesione all’accertamento della Finanza e il pagamento di 6,7 milioni. Sul coinvolgimento nell’affare del nuovo stadio di Padova la società «non conferma e non smentisce». Un’operazione delicatissima: quella del possibile rilancio.

Guarda l’intervista al sindaco Massimo Bitonci, sulla questione stadio:

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