Black-out, finalmente si decide

Black-out, finalmente si decide

Ci sono voluti cento giorni per fare luce sul più incredibile blackout del calcio italiano, ma finalmente il brutto pasticcio di Padova-Torino sarà chiarito. Nelle prossime ore il giudice sportivo della serie B, Gianfranco Valente, potrà leggere e valutare la relazione della Procura federale sul tilt dell’impianto luci dello stadio «Euganeo» avvenuto lo scorso 3 dicembre. Gli investigatori di Palazzi hanno concluso il loro lavoro, allegando la perizia del tecnico dopo il sopralluogo di lunedì 27 febbraio a Padova, ed ora toccherà al giudice sportivo trarre le conclusioni. Valente deciderà entro oggi, o al più tardi domani mattina, e può imboccare una di queste tre strade: decretare la vittoria a tavolino per il Toro, confermare il successo del Padova per 1-0 (limitandosi a multe o inibizioni per la società) oppure fare ripetere l’incontro. «Rigiocarla sembra un po’ assurdo – confida Matteo Darmian, terzino granata con trascorsi in biancorosso – perché per noi è un capitolo chiuso: siamo andati avanti senza una sentenza e non ci aspettiamo i tre punti». Nel Toro più che al passato, dunque, si pensa al futuro e alla sfida verità col Verona di lunedì sera. A Urbano Cairo, però, non dispiacerebbe presentarsi nel bunker dell’Olimpico con tre punti in più in classifica senza aver giocato. Anche se incassare quel bonus non sarà facile e rapido (e su questo ormai tutti si sono abituati). L’argomento è delicato e soprattutto incombono i ricorsi che potrebbero posticipare il giudizio definitivo su quel blackout. Chi perde farà sicuramente appello alla Corte federale, dove è ancora in sospeso il reclamo della società granata contro la dichiarazione di «inammissibilità» formulata da Valente sul primo ricorso del Toro. Giudizi che si intrecciano con altri giudizi, con il rischio che la contesa si trascini fino a fine campionato o al ritorno della sfida previsto il 5 maggio a Torino. Ecco perché l’ipotesi di tornare in campo per la terza volta sarebbe probabilmente la più corretta, considerando che si è giocato solo un tempo quel giorno e che per ben tre volte la partita è stata sospesa fino a quella definitiva al 31′ della ripresa (con annesso recupero dei 14′ restanti il 14 dicembre), ma anche la più difficile da applicare. Perché per rigiocare un incontro ci deve essere un grave errore tecnico dell’arbitro e in questo caso Calvarese non ha commesso sbagli clamorosi. Resta, però, il comma 4 dell’articolo 17 del codice di giustizia sportiva che delega agli organi preposti il potere di dichiarare la regolarità della gara, decretare la vittoria a tavolino o ordinare la ripetizione «quando si siano verificati, nel corso di una gara, fatti che per la loro natura non sono valutabili con criteri esclusivamente tecnici». Come un blackout così controverso e difficile da valutare, considerando che il primo sopralluogo della Procura avviene 67 giorni dopo il fatto. Ora la palla ripassa a Valente.

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