Bonetto: “No alla squalifica, Padova va rispettata. Da oggi cominceremo ad alzare la voce anche noi…”

Bonetto: “No alla squalifica, Padova va rispettata. Da oggi cominceremo ad alzare la voce anche noi…”

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È il giorno della verità. Questo pomeriggio si conoscerà il verdetto della Corte Sportiva d’Appello della Federcalcio, chiamata a pronunciarsi sul ricorso presentato dal Padova in vista del match interno di domenica contro il Montebelluna, che dopo la sentenza del giudice sportivo allo stato attuale dovrebbe giocarsi a porte chiuse. A Roma, alle 13, l’avvocato della società biancoscudata, Simone Perazzolo, insieme all’amministratore delegato Roberto Bonetto, esporrà alla Corte riunita in seduta plenaria le valutazioni della società. Cinque minuti per esporre la tesi difensiva, e una salda convinzione: «Il Padova da oggi comincia ad alzare la voce e pretendere più rispetto». Lo sfogo. «Faremo le nostre osservazioni cercando di far leva su una questione ben precisa», spiega l’amministratore delegato della società di viale Nereo Rocco. «La nostra linea si basa sui fatti: all’Euganeo possiamo gestire i nostri tifosi e fare un lavoro di prevenzione, ma nei campi più piccoli, dove il controllo delle tifoserie non è elle nostre mani, parlare di responsabilità oggettiva mi sembra un discorso quantomeno labile. Cercheremo di fare leva su questo aspetto, ma penso che queste siano semplicemente decisioni politiche». Un’espressione forte, che Roberto Bonetto spiega così: «Con decisioni politiche intendo dire che a mio parere la realtà-Padova dovrebbe essere vista in maniera diversa, dovrebbe avere il rispetto che si merita. Chi prende certe decisioni, e mi riferisco non solo a quanto avvenuto dopo Valdagno ma anche a certi episodi precedenti, dovrebbe fare delle considerazioni diverse. Padova non dev’essere trattata in questa maniera, e per questo andremo a dire la nostra in Federazione. Fino ad adesso avevamo sempre tenuto un profilo basso, ma la realtà dei fatti ha dimostrato che questo non sta pagando: forse nella vita vince chi alza di più la voce». Le parole di Roberto Bonetto hanno molto l’aria dello sfogo, quasi a evidenziare come una squadra che può portare duemila tifosi in trasferta sia considerata più un problema, che una risorsa per il campionato di Serie D. «Dobbiamo considerare la realtà, e cioè che in trasferta noi non possiamo controllare tremila persone. All’Euganeo spendiamo in un anno circa ottantamila euro per vigilanza e prevenzione, e infatti in casa nostra non è mai successo nulla. Eppure credo che anche all’Euganeo, tra i cinquemila tifosi sugli spalti, ci sia qualcuno di esagitato. Spero che arrivi una presa di considerazione da parte dei giudici: se anche all’Euganeo ci fossero state intemperanze saremmo dei recidivi e ci meriteremmo la punizione, invece non c’è mai stato alcun problema». I tempi. Alle 13 la discussione del ricorso: Bonetto e l’avvocato Perazzolo avranno a disposizione 5 minuti per presentare le deduzioni della società. La speranza che l’Euganeo possa riaprire le porte ai tifosi, almeno ai soli abbonati, poggia su ciò che in camera di consiglio i giudici decideranno entro sera. «Spero che per le sei o le sette di sera arrivi la decisione», conclude Bonetto, «anche se tutto dipenderà da quanti ricorsi la corte dovrà analizzare. In ogni caso siamo già organizzati per entrambe le eventualità, che ci siano gli abbonati o no. Le dirette televisive dovrebbero essere confermate in ogni caso». Se la corte confermasse la sentenza del giudice sportivo, domenica allo stadio potranno entrare pochissime persone: i giornalisti accreditati, i possessori di tessere Figc e Coni che necessitino di vedere la gara nello svolgimento delle loro funzioni, e naturalmente le forze dell’ordine. Fuori dallo stadio sarà attivo il servizio di sicurezza, che tra forze di polizia e steward impedirà l’accesso a tutti.

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