Cestaro: “Calori andava mandato via prima”

Cestaro: “Calori andava mandato via prima”

A Pasqua prevalgono sentimenti assoluti, legati al significato della festa cristiana più importante dell’anno, ma non è certo peccato associare questo forte momento spirituale alla vicende della squadra di cui è il presidente. Inutile negarlo: la quasi salvezza del Padova e l’automatica concreta possibilità di guadagnare i play off faranno passare una Pasqua speciale a Marcello Cestaro. Così come una sconfitta con i “cugini” del Vicenza avrebbe reso meno festosa la giornata.

Il patron biancoscudato non nasconde la sua ovvia felicità dopo il trionfo all’Euganeo con il Vicenza: «Bene, bene. Dal Canto è entrato nel contesto di questo mondo, il suo messaggio è stato recepito da tutti. Nessuno si aspettava un successo per 4-1. Una volta modificato l’assetto di guida della squadra, sono arrivati questi sei risultati positivi». Ovvero tre successi e tre pareggi, una media da promozione diretta.

Dal Canto: un plebiscito immediato e continuato di consensi da parte di tutti gli addetti ai lavori. Anche i giocatori, che esprimono di solito pareri preconfezionati e poco personali sui tecnici che subentrano, hanno dimostrato un inusuale entusiasmo nei confronti dell’allenatore di Castelfranco.

Domandina non maliziosa ma sicuramente di curiosità: di fronte a tanta e riconosciuta bravura, possibile che nessuno si sia accorto delle qualità oltre la media di Dal Canto? Cestaro prende la domanda molto più seriamente rispetto alle nostre intenzioni (figuriamoci: nel calcio esiste tutto e il contrario di tutto). E puntualizza: «Seguendo la prima squadra, non rimane molto tempo per osservare la Primavera. Vedevo i risultati positivi, ma ho incontrato raramente Dal Canto. Il cambio bisognava farlo prima, qualcosa non funzionava e l’allenatore non riusciva a capirsi con i giocatori». Non nomina mai Calori, però è evidente che Cestaro si riferisce all’altro Alessandro.

Presidente, non vogliamo assolutamente colpevolizzare nè lei nè alcun altro. «È una domanda alla quale non so dare una risposta. Nelle aziende, quando si tratta di affiancare una persona a quelle di prima linea, si cerca nelle seconde linee, anzichè operare una scelta al di fuori. Effettivamente, nel caso del calcio, bisognerebbe ogni tanto sedersi a tavolino e analizzare ogni situazione. Dal Canto ha accettato la nostra proposta, ha parlato a uno a uno con i giocatori».

In tempo pasquale, viene spontaneo ricordare il celebre “nessuno è profeta in patria”, frase pronunciata da Gesù Cristo quattro volte nei Vangeli (Matteo, Marco, Luca e Giovanni). Dal Canto rappresenta l’eccezione, perchè l’espressione intende indicare la difficoltà delle persone di emergere in ambienti a loro familiari; come controprova, in ambienti estranei viene generalmente ritenuto che sia più facile fare valere le proprie capacità e qualità.

L’attuale differenza di passo del Padova rispetto alla gestione precedente trova una non insignificante spiegazione nell’utilizzo di Italiano. «Penso che dipenda dal fatto che Calori ha un fisico potente, e predilige dunque la potenza dei giocatori nella scelta della formazione».

A tale proposito, ricordiamo un episodio emblematico che si riferisce al derby perso malamente dal Padova con il Cittadella: punizione per la squadra biancoscudata da posizione favorevole, sul pallone va Vantaggiato, mentre Cestaro, a pochi metri da Calori, gli diceva “faccia tirare Italiano”. Inascoltato il presidente e il tiro finisce sopra la traversa.

Il patron vicentino mesi fa ha dichiarato di non volere più sentire parlare di salvezza (proprio Italiano alla cena di Natale ha promesso ai tifosi i play off), a maggiore ragione ora che i punti in classifica sono 49. «Credo che una tranquilla salvezza possa essere a quota 52-53». Sì, ma noi intendevamo parlare di play off. «È Pasqua, ne parliamo dopo. E allora, auguri di cuore a tutti.

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