Cestaro, Penocchio e il vecchio Padova: la situazione e i possibili scenari

Cestaro, Penocchio e il vecchio Padova: la situazione e i possibili scenari

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Nella giornata di ieri, presso il Tribunale di Padova (sezione fallimentare, giudice Caterina Zambotto) si è discusso, come già ampiamente annunciato, sull’istanza di fallimento richiesta dall’avvocato Mattia Grassani, uno dei creditori del vecchio Padova. In aula gli avvocati di Diego Penocchio (Fabio De Blasio e Marco Orizio) hanno presentato il ricorso per l’ammissione alla procedura del cosiddetto concordato “in bianco” nei confronti dei creditori, tra cui Mattia Grassani: tutto è dunque rimandato al 16 gennaio 2015. Vediamo di capire nel dettaglio quali scenari potrebbero prefigurarsi:

Lo scenario migliore per Cestaro-Penocchio-Valentini.

Si tratta del concordato preventivo: in questo lasso di tempo concesso al vecchio Padova, gli avvocati di Penocchio (in contatto con gli avvocati di Cestaro) riescono a preparare tutti i documenti necessari riguardo a un convincente piano di rientro-debiti, da presentare alla nuova udienza, come detto fissata per il 16 gennaio 2015, dinnanzi al Tribunale fallimentare. In quella sede si deciderà se il programma stilato possa permettere al Padova di restituire ai creditori una percentuale del monte debiti accumulato durante le gestioni Penocchio e Cestaro, evitando così la temuta sentenza di fallimento. Riguardo Grassani c’è da dire che il Padova avrebbe già saldato (giovedì pomeriggio) le spettanze (lo studio del legale bolognese è in attesa dell’avvenuta transazione).

Lo scenario peggiore per Cestaro-Penocchio-Valentini.

Il Pm Marco Peraro, il sostituto della Procura che si occupa di reati finanziari e al quale è stato affidato il fascicolo sul Calcio Padova, chiede il fallimento. Il giudice fallimentare decide per il fallimento, il giudice affida al curatore, mentre prosegue l’indagine del Pm. La guardia di finanza incaricata dal Pm ora estende gli approfondimenti sugli ultimi esercizi sociali. Il Pm chiude il fascicolo in 18/24 mesi e si va a processo tra 24/36 mesi con un’incriminazione per bancarotta fraudolenta. In sede processuale gli incriminati si difendono e conseguono pene tra i 18 e i 36 mesi, più qualche ammenda da 50/100 mila euro. La sentenza viene comminata tra 48/60 mesi, dipendendo dalla quantità di testimoni e dalle condotte dilatorie dei legali di parte. In questo caso gli imprenditori coinvolti (Penocchio e Cestaro) faranno di tutto per mantenere le pene detentive al di sotto dei 24 mesi e per evitare la sanzione accessoria dell’interdizione dagli uffici direttivi di impresa.

La situazione di Cestaro.

Il Cavaliere non può dormire sonni tranquilli. Il motivo è noto: il 25 giugno 2013 l’Agenzia delle entrate versa sul conto del Calcio Padova 3 milioni 200mila euro di Iva dovuta alla società. Il giorno dopo Marcello Cestaro preleva dai fondi del Calcio Padova oltre 4 milioni di euro a titolo di rimborso finanziamento soci. Non c’è però la delibera del Cda in relazione a questo insolito movimento. La società passa poi nelle mani di Penocchio. E qui la situazione è ancora ingarbugliata: Penocchio era al corrente di quel movimento o del tutto all’oscuro? Se ne era al corrente, cosa gli era stato promesso? Sembra proprio che il Cavaliere avesse rassicurato Penocchio circa quel movimento. Sia Penocchio che Valentini, quindi, sarebbero sempre stati convinti di poter far affidamento su quei soldi che invece non sono mai più rientrati. Per Cestaro si potrebbe ipotizzare quindi un’indagine per bancarotta fraudolenta.

La situazione di Penocchio.

Penocchio, nel periodo in cui è presidente del Padova, è sicuro di riavere i 4 milioni distratti da Cestaro a fine giudno 2013, si mostra sicuro di sè perchè sa di poter pagare pendenze con il fisco e tesserati. Poi retrocede sul campo, rendendo ancora più pesante la situazione. Nel frattempo si concede spese (forse) non giustificate. Spese in leasing sospette. Se Penocchio e Valentini dimostrassero che erano spese di rappresentanza (l’acquisto ad esempio della Jeep bianca) sarebbe dissipazione. Se invece si configura l’uso personale al di là delle ragioni aziendali (vedi uso auto di Elisa Penocchio) sarebbe distrazione. In ogni caso si tratta di condotte che possono ricondurre alla bancarotta fraudolenta.

 

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