Corsi e ricorsi storici: le elezioni del 2004, Cestaro, Giustina Destro e il centro commerciale

Corsi e ricorsi storici: le elezioni del 2004, Cestaro, Giustina Destro e il centro commerciale

Marcello Cestaro ci riprova: l’elezione a sindaco di Massimo Bitonci apre scenari imprevedibili. Non è da escludere un possibile clamoroso ritorno in scena del Cavaliere, magari semplicemente come promotore o figura di garanzia di una nuova cordata di imprenditori pronti a fare un’offerta a Diego Penocchio. Sono anni che Marcello Cestaro aspetta il cambio di colore della giunta padovana. Ripercorriamo tutta la storia, dall’inizio:

Tutto comincia nel 2002. Allora il presidente del Calcio Padova è Alberto Mazzocco, imprenditore padovano legato al mondo della comunicazione, che due anni prima ha rilevato la società da Cesare Viganò, il presidente della clamorosa discesa dalla A alla C2. Mazzocco in poco tempo riorganizza la società, puntando su abili dirigenti e su giocatori di categoria ottenendo la promozione in C1 al primo tentativo. Le spese però sono ingenti e il presidente padovano comincia a lamentare certe difficoltà economiche, tanto da spingere l’amica Giustina Mistrello Destro, all’epoca sindaco di Padova, a reperire nuove risorse. Ecco che nel 2002 spunta il nome di Marcello Cestaro, vicentino di Schio, che acquisisce inizialmente una piccola quota, il 5%. Cestaro è titolare di alcuni lotti di terreno attorno allo stadio Euganeo di Padova, una vasta area che potrebbe essere destinata alla costruzione di un grande centro commerciale. Un elemento a favore della Destro, che fa leva proprio sul possibile ritorno economico del futuro presidente della società biancoscudata. Allettato da tali promesse, Cestaro si insedia definitivamente nel Calcio Padova con progressivi investimenti, fondamentali tra l’altro nel risanamento economico del sodalizio biancoscudato: il 18 ottobre del 2004 diventa a tutti gli effetti presidente, non senza qualche precedente esitazione. Quattro mesi prima infatti, al termine della stagione conclusasi con l’esclusione dai play-off, Cestaro è deluso dal tira e molla con il Comune: il dialogo con l’amministrazione cittadina è bloccato per via delle vicine elezioni. L’imprenditore vicentino si sente solo, sulle spalle grava un’azienda, quella del Calcio Padova, che produce diversi milioni di debiti l’anno (briciole rispetto ai terribili numeri che si gonfieranno sempre di più negli anni successivi) ma soprattutto con una sensazione piuttosto sgradevole, che l’accompagnerà alla fine di ogni stagione calcistica successiva, un vero leitmotiv: quella di aver ricevuto promesse da marinaio. “Ma io mollo tutto – confida agli amici – porto i libri contabili in tribunale o direttamente a Palazzo Moroni (sede del Comune di Padova, ndr)”. Nulla di tutto ciò, il senso di responsabilità verso la piazza prevale: Cestaro, pur essendo un neofita del pallone, capisce subito il profondo legame che esiste tra la squadra di calcio della città e la sua gente. L’aria di Padova, poi, lo riporta indietro nel tempo: proprio nella città del Santo da giovane aveva sostenuto il servizio militare di leva. Erano i tempi di Nereo Rocco, dello stadio Appiani, del Santo Catenaccio, di Hamrin, Brighenti e Scagnellato. Li aveva vissuti in prima persona, il primo contatto con il calcio. Gli echi di quelle lontane imprese lo inducono a proseguire l’avventura nel calcio, che comincia però già a rivelarsi un vero e proprio bagno di sangue a livello economico. L’ormai famigerato centro commerciale, promesso dalla giunta Destro, potrebbe rappresentare un importante salvagente, se non altro una giustificazione da dare alla famiglia, fin da subito contraria all’ingresso nel calcio di Marcello Cestaro. Ma i rapporti con il sindaco Giustina Destro si deteriorano sempre di più, acuendo l’avversione in generale verso la politica di Marcello Cestaro, considerata sinonimo di burocrazia e promesse non mantenute. Unica eccezione il rapporto di grande amicizia con Giancarlo Galan, ex potente Governatore del Veneto: Cestaro il 6 giugno 2009 è tra i duecento selezionatissimi invitati al matrimonio del politico veneto che come testimone sceglie Silvio Berlusconi. Siccome per Cestaro in affari dietro un certo investimento ci deve essere sempre un tornaconto, ecco che con il cambio di colore dell’amministrazione comunale, che avviene nel giugno del 2004, il Cavaliere torna all’attacco. Giustina Destro lascia la poltrona di sindaco a Flavio Zanonato, appartenente al centrosinistra, non passano neanche tre giorni che Cestaro invita a cena il nuovo primo cittadino per sondare subito il terreno. Quella cena di pesce al ristorante “Lo Storione” alle porte di Vicenza, che non deve essere andata giù benissimo al Cavaliere, segna una svolta: Zanonato, per quanto cordiale e riconoscente per i denari elargiti a profusione da Cestaro a favore del Calcio Padova, è categorico. Il fido Gianni Potti, all’epoca responsabile della comunicazione del Padova, riporta le testuali parole pronunciate in quell’occasione conviviale da Zanonato: “Nel programma della coalizione che mi ha eletto non prevediamo i centri commerciali, caro Marcello, quindi con me sindaco il centro commerciale non si farà mai. Se posso sdebitarmi come città con te per tutto quello che stai facendo sono qui a tua disposizione”. Una svolta perché, da quel momento, pur continuando a coltivare la flebile speranza di un ripensamento da parte del nuovo sindaco, Cestaro mette da parte il possibile tornaconto economico della sua avventura nel calcio, buttandosi a capofitto in un mondo a lui del tutto sconosciuto. Un mondo dove, però, ritrova e fa subito suo quel senso della sfida e quell’ambizione che, nella sfera lavorativa, lo hanno portato ad aumentare esponenzialmente i propri fatturati fino alla creazione di un colosso della grande distribuzione come Unicomm.

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