De Poli e il futuro: “Mi auguro che Parlato sarà  ancora l’allenatore del Padova. E su Amirante…”

De Poli e il futuro: “Mi auguro che Parlato sarà  ancora l’allenatore del Padova. E su Amirante…”

Riunioni, liste, voci, rumors. Ma intanto c’è da aspettare la matematica: senza di quella nessuno vuole veramente parlare di Lega Pro. Nemmeno (o forse, tantopiù) un dirigente navigato com’è Fabrizio De Poli, che smentisce certi spifferi: “Non c’è nessuna lista dei 12, o meglio ognuno di noi ha una lista – ci spiega il ds biancoscudato – io, il presidente, mister Parlato e Bonetto. Ne riparleremo quando ci saranno basi solide per discuterne. Io non ho il contratto, Parlato non ha il contratto, nessuno giocatore ha un contratto pluriennale così come tutti quelli che lavorano per il Padova. Ci sono diversi elementi da Lega Pro nell’attuale rosa, questo posso dirlo. Poi, se dobbiamo parlare di liste, l’ultima parola spetterà a Parlato, se sarà lui il prossimo allenatore. Io me lo auguro”. Difficile strappare qualcosa di più al momento, tutto rimandato. Intanto la festività e lo stop nel week-end sono occasione per guardarsi alle spalle e commentare con soddisfazione il cammino fatto fin qui: “Da quel raduno estivo, con i ragazzi che si sono presentati quasi fosse una gita scolastica, visto che ovviamente non c’era ancora materiale tecnico, ne è passato di tempo – racconta De Poli – se mi aspettavo che quel gruppo sarebbe poi diventato un gruppo vincente? Difficile dirlo, abbiamo girato una sessantina di giocatori, tesserati 33. Bonetto prima di partire per il ritiro mi disse che bastava un pullmino da 9, io ne chiesi uno da 22-23. Come li ho selezionati? E’ un sunto di tante cose, diciamo soprattuto ruolo e compatibilità con il resto della squadra, poi il carattere. Devo dire che mi piace chi è un po’ pazzo, basta che sia calcisticamente intelligente. Il gruppo poi ti aiuta a migliorare certi soggetti o a eliminarli“. Poi in inverno sono arrivati alcuni rinforzi importanti, parliamo ad esempio di Amirante, mister doppietta: “Fatalità, parlando con degli amici addetti ai lavori e cercando calciatori è venuto fuori il nome di Amirante. Lo inseguivo già da quando ero dg del Genoa, con un procuratore tedesco andai a vedere una partita di dilettanti. Il numero dieci era argentino, Amirante il centravanti. Amirante poi andò in Germania, l’argentino tornò a casa in un club importante. Persi le tracce di Amirante e poi lo ritrovai quest’anno. Non mi sono fatto sfuggire l’occasione di prenderlo”.

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