Doppia squadra, simboli e dispetti: il caso Avellino

Doppia squadra, simboli e dispetti: il caso Avellino

Che ne sarà del Calcio Padova 1910? Il biancoscudo è stato leggenda, oggi è una partita finita, una scena vuota, un guscio senza vita. Come sempre il passato insegna a interpretare il futuro e leggere la realtà: cosa succederà ora? Ci sono diversi precedenti. A Cosenza, Messina, Potenza (società difesa proprio dall’avvocato Chiacchio) la vecchia società, che non è andata incontro al fallimento, è ripartita affiancandosi alla nuova. Due squadre, una città: tifoseria divisa, ripicche e contestazioni tra un popolo che una volta era unito, sotto lo stesso vessillo. Particolare il caso Avellino: molte le similitudini con l’attuale situazione del Padova. L’allora presidente biancoverde Pugliese sembra l’alter ego di Penocchio, contestatissimo, striscione inamovibile in curva (“Vattene”). Anche lui arrivato dopo il periodo di vacche grasse (come Penocchio, nel post-Cestaro): “Avellino – dice Pugliese – non ha capito che tutto è cambiato. I soldi della ricostruzione, il potere immenso di De Mita, i contributi. Niente più. C’ è chi è venuto non per il calcio, ha costruito città ospedaliera, ponti, strade ed è scappato”. In un’intervista poco dopo la retrocessione dalla B alla C1 e la successiva mancata iscrizione,  Pugliese risponde a un cronista da località segreta: “La prego di scrivere che l’ Avellino non fallirà. Risanerò io la società”. Il 10 luglio l’Avellino non si iscrive alla vecchia serie C, mentre il 23 luglio 2009 la società, presieduta ancora dai fratelli Pugliese, rilascia un comunicato stampa ufficiale in cui si fa presente dell’avvenuta richiesta di iscrizione al campionato di Serie D. Intanto nasce il nuovo Avellino, proprio come il Padova di Bergamin: si chiama As Avellino 1912, società fondata dall’avellinese Walter Taccone. La nuova società viene iscritta al girone I del campionato dilettanti grazie all’art.52 comma 10 delle Norme organizzative interne della FIGC. Fallito il tentativo di iscrivere la propria squadra in D, Massimo Pugliese decide di iscrivere l’Unione Sportiva Avellino 1912 in Terza Categoria. La sua richiesta di iscrizione, inizialmente accettata per la partecipazione ai campionati giovanili, viene respinta il 16 settembre 2009 dal Comitato provinciale della Lega Dilettanti. Il 29 maggio 2010 il logo della società, pignorato da Equitalia, finisce all’incanto. Si accumulano intanto le istanze di fallimento. Ma bisognerà aspettare ancora due anni perchè il vecchio Avellino venga dichiarato fallito (2011). Le sorprese, in negativo, non sono però ancora finite per i tifosi e per la nuova società: il 21 marzo 2013 a seguito dell’asta fallimentare indetta dal tribunale di Avellino viene rilevato il logo e la denominazione dell’U.S. Avellino S.P.A. dallo storico ultrà Mario Dell’Anno che riesce clamorosamente a battere la concorrenza del presidente dell’A.S. Avellino, Walter Taccone, di Ciro Picone e Rocco Guerriero. L’Avellino tutt’ora non può ancora contare sul proprio stemma ufficiale e sulla vecchia denominazione Us Avellino 1912, in “ostaggio” ad oggi di un tifoso.

Cosa succederà invece al vecchio Padova attualmente in mano a Diego Penocchio? Dopo le coltellate inferte prima da Bitonci poi da Molon, le possibilità di andare avanti sono minime: a questo punto il Calcio Padova 1910 sarà liquidato, la società, secondo i termini e le forme consentiti dalla legge, estinguerà le passività, per poi cedere in un secondo momento il proprio nome e logo. Ci sono già delle trattative con alcuni imprenditori padovani: la telenovela continua, nella speranza che non si ripeta, anche da queste parti, il caso Avellino tra dispetti e ripicche.

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