Idea Padovanello: centro sportivo con cinque campi, foresteria e percorso-vita. Servono 2 milioni

Idea Padovanello: centro sportivo con cinque campi, foresteria e percorso-vita. Servono 2 milioni

Roberto Bonetto, a.d. della Biancoscudati Padova: «Tornare a Bresseo per gli allenamenti l’anno prossimo? Sono sorti dei problemi, e così è nata l’idea della “cittadella dello sport” nell’area circostante all’Euganeo. La tempistica? Non va oltre l’anno». E il sindaco Massimo Bitonci, di rimando: «Oltre ad una nuova curva, più vicina al terreno di gioco, stiamo pensando anche ad una “cittadella del calcio” dove allenarsi, con più campi. Penso sia giunta l’ora di fare un simile investimento». Lunedì sera, uno dei due artefici della rinascita del Biancoscudo e il primo cittadino hanno calato sul piatto la carta che nessuno si sarebbe aspettato, dopo la promozione in Lega Pro: creare un centro sportivo attorno allo stadio, dove la squadra possa allenarsi senza più essere costretta a peregrinare altrove. «Vogliamo chiamarlo Padovanello, così com’è accaduto per il Milan con Milanello o per il Verona prima, e il Chievo poi, con Veronello? Il nome non è un problema», ha chiosato a fine trasmissione Giuseppe Bergamin, il presidente della società che completava il terzetto invitato a celebrare il ritorno della città nel calcio professionistico, dopo una sola stagione vissuta in serie D. Aggiungendo, a chiarimento di quanto già detto dai suoi vicini di… poltrona: «Stiamo pensando di creare questa zona polifunzionale attorno all’Euganeo, al momento è ancora un’idea ma speriamo di poter presentare in futuro un progetto in Comune. Il finanziamento sarebbe in parte pubblico ed in parte privato». La priorità. Insomma – e questo dimostra ulteriormente che siamo davanti a persone serie e che ragionano sul concreto, non sulle promesse o sui sogni – il Padova comincia a pensare da subito alla nuova dimensione, andando alla ricerca di una soluzione concreta di uno dei problemi più sentiti da Parlato e dai giocatori nell’attuale stagione: la necessità di avere impianti in grado di garantire un’adeguata preparazione agli impegni di campionato. Dal punto di vista dell’intensità delle sedute il copione non cambia (già ora il gruppo si allena 5 giorni alla settimana), ma sono i terreni sui quali correre, saltare e giocare che impongono un’adeguata riflessione alla proprietà. E la proposta è maturata di conseguenza: Bergamin e Bonetto si sono trovati nei giorni scorsi a Palazzo Moroni con Bitonci e hanno discusso di tante cose, fra cui l’esigenza di avere un centro sportivo tutto per il Padova. Nel dettaglio: ci sono 125 mila metri quadri di terreno alle spalle della tribuna ovest dello stadio di proprietà dell’amministrazione comunale che potrebbero essere destinati allo scopo: con 2 milioni di euro – questa la spesa ipotizzata – vi si potrebbero realizzare 3 campi per il calcio a 11, di cui uno in erba sintetica, e 2 per il calciotto (squadre composte da 8 giocatori). Insieme a questi ci starebbero anche una foresteria, con una decina di appartamenti per i giocatori, e una club house. In più, allo studio ci sarebbe un percorso-vita per chi ama il jogging o fare semplici passeggiate. Il “pubblico-privato” indicato dal patron, tradotto in soldoni, prevederebbe – il condizionale è d’obbligo, visto che non è stato presentato alcun piano – il 50% dei 2 milioni indicati coperto dall’amministrazione e il restante dalla società. Certo, occorrono prima tutti i passaggi necessari, fra delibere, permessi, autorizzazioni e quant’altro, ma il fatto che la terra sia del Comune è già significativo per cominciare a ragionarci sopra. Guizza ancora. Sui tempi di realizzazione l’indicazione sembra abbastanza attendibile: un anno, forse qualcosina in meno. Per cui il Padova, semprechè tutto vada in porto, potrebbe usufruirne al termine della prossima stagione, la prima dopo il ritorno in terza serie. E allora, dove andranno ad allenarsi i biancoscudati nel frattempo? Su questo punto i dirigenti sono febbrilmente al lavoro per trovare una soluzione che soddisfi il tecnico (se sarà ancora lui, come sembra certo, a guidare il gruppo) e i suoi collaboratori. Il Centro sportivo “Geremia” del Petrarca rugby, alla Guizza, rappresenta un approdo sicuro, anche se il fondo dei campi, specialmente quando piove o ghiaccia, qualche inconveniente lo ha creato. Un’altra possibilità, oltre all’Appiani, dove peraltro giocano tutti o quasi, è quella di Noventa, usufruendo dei terreni di “Noventello”, uno dei quali è in sintetico, ma il Padova non ne avrebbe l’esclusiva, dovendoli dividere con altre due squadre che vi si preparano settimanalmente. Di Bresseo parliamo sotto, la situazione è abbastanza complicata. Oggi come oggi, in attesa di capire se il progetto Padovanello decollerà nei prossimi mesi, l’idea che si continui al “Geremia” sembra la più concreta. Per mancanza di alternative affidabili, più che altro. Che investimento! Vincere il campionato a Bergamin e Bonetto è costato una cifra superiore ai 2 milioni di euro, intorno ai 2,5. Meno sicuramente di quanto speso da Dalle Rive per allestire il suo Altovicentino, ma comunque un esborso di denaro notevole. Per la Lega Pro ce ne vorrà forse uno in più. E il progetto triennale per dare l’assalto alla serie B resta il “cuore” della strategia della “B&B”, come il sindaco ha definito i due imprenditori al timone del club di viale Rocco. A fine maggio verranno avviate le procedure per il ritorno al vecchio nome Acp 1910 e, quanto al logo, il primo cittadino ha ribadito: «Il termine ultimo è il 30 settembre, se (Penocchio & C.) non dovessero restituircelo pagando anche la parte di debito pattuito, chiederemo subito il fallimento (della vecchia società, ndr)». Come dire: uomo avvisato…

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