Il Mattino: buco di 3,7 milioni, la cordata si tira indietro

Il Mattino: buco di 3,7 milioni, la cordata si tira indietro

Da Il Mattino di oggi:

Il “buco” nei conti del Calcio Padova, a conclusione dell’annata sportiva 2013/14, coincisa con la retrocessione in Lega Pro dopo 5 stagioni di fila in serie B, ammonta a 3,7 milioni, euro più euro meno. Un deficit pesantissimo, con ricadute per ora non quantificabili, ma che presto toccheremo con mano: la peggiore è che non ci siano i soldi per iscrivere la squadra al prossimo campionato di terza serie, con conseguente rischio di fallimento della stessa. L’inchiesta congiunta della Procura e della Guardia di Finanza avrebbe trovato riscontri concreti all’ipotesi, formulata dal Pm Benedetto Roberti, secondo cui fra Padova e Parma ci sarebbero legami consolidati da almeno un paio di anni, con una società sopra ai due club, creata ad arte, in grado di garantire il controllo reciproco, ma in una posizione di subalternità, diciamo così, da parte del Biancoscudo nei confronti degli emiliani. Gli inquirenti tengono la bocca ben cucita, ma trapela ottimismo dalla sede del Comando Provinciale delle Fiamme Gialle, in via San Fidenzio, dopo il lungo e minuzioso lavoro compiuto nell’esaminare la montagna di dati e documenti accumulatasi in seguito alle perquisizioni effettuate il 5 giugno nelle province di Padova, Brescia e Parma, documenti che riguardano pure la vendita della società. Gli avvocati di Diego Penocchio e Andrea Valentini, i due dirigenti biancoscudati indagati, si sono rivolti al Tribunale del Riesame per chiedere il dissequestro delle carte portate via dallo stadio Euganeo, a Castegnato e Cellatica, dove ha sede il Gruppo Ormis e dove si trovano gli uffici di Iniziative Euganee, la srl che ha la proprietà del Calcio Padova, a Carpenedolo, nei locali della Carpine, società intestata ai genitori di Tommaso Ghirardi, patron del Parma, e a Collecchio, dov’è la Sts, che gestisce il Tardini e il Centro sportivo in cui si allenano i gialloblù, e di cui Valentini detiene il 10% delle quote ed era presidente (poi dimessosi) sino al dicembre 2013. L’udienza per discutere del ricorso presentato dai legali dovrebbe tenersi nei prossimi giorni, e dal suo esito si capirà se ci saranno o meno le condizioni per “salvare” il club.

Trattativa bloccata. Penocchio, che un giorno sì e uno no chiama Marcello Cestaro, ex proprietario della Spa di viale Nereo Rocco, per cercare una soluzione, è in grave difficoltà: non solo deve ripianare il disavanzo di bilancio, ma anche reperire le risorse per l’iscrizione e per l’onerosa fidejussione da presentare a Firenze, negli uffici della Lega Pro, entro il 30 giugno. Deve, però, soprattutto pagare gli stipendi del mese di aprile a calciatori, tecnici e dipendenti, per ottenere le liberatorie utili a consentirgli di inoltrare le carte entro fine mese. Non dovesse farcela, avrebbe la possibilità di dilatare i termini di tale scadenza al 15 luglio, ma la conseguenza sarebbe una penalizzazione da scontare all’inizio del torneo. Ovviamente, l’iniziativa della magistratura ha bloccato qualsiasi sviluppo della trattativa abbozzata fra la “cordata” di industriali locali vicina al sindaco Bitonci e all’assessore Saia e lo stesso Penocchio.

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