Il Mattino: metamorfosi Padova, come si può giocare così male?

Il Mattino: metamorfosi Padova, come si può giocare così male?

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Da Il Mattino, l’ editoriale di S. Edel:

Qual è la massima di Giovanni Trapattoni? «Non dire gatto se non ce l’hai nel sacco». Appunto. Potremmo titolare il nuovo capitolo del romanzo 2014/15 del Padova con un amaro «Ci eravamo tanto illusi», galvanizzati dal + 5 che Cunico e compagni si portavano in dote nella sfida di Valdagno due domeniche fa, e che nel giro di otto giorni è stato spazzato via come un fuscello abbattuto dal vento, soppiantato ora dal – 1 che registriamo dopo la prima del girone di ritorno. Scialati sei punti in 180’, così com’era accaduto ai rivali a dicembre, schizzati a + 3 rispetto agli uomini di Parlato in seguito al k.o. di questi ultimi a Sacile. Passato attraverso una crisi tecnica assai delicata (con il cambio addirittura di due allenatori, prima di affidarsi a Diego Zanin, ex biancoscudato, capace di centrare due successi su due), l’Altovicentino torna a mettere il naso davanti ai nostri e questo, obiettivamente, dà fastidio. Per tante ragioni, a cominciare dall’enorme favore ricevuto proprio dagli avversari diretti, che lo hanno riportato in… vita con le loro ingenuità. Quali? Lasciando al mister il compito di analizzare a fondo che cosa sta succedendo nel suo gruppo, qualcosa va pur detto, basandosi sulle cifre: il Padova becca gol regolarmente da 10 partite, e non si può più parlare di caso. La retroguardia, al di là della necessità di schierare gli “under” sulle corsie esterne, per sfruttare al massimo le potenzialità offensive della rosa senza limiti di età, non dà l’impressione di essere più solida come in avvio di torneo. Forse perché male protetta da chi le sta davanti, ovvero il centrocampo, oppure perché qualcuno, preso dalla smania di andare all’offensiva, lascia scoperte… voragini che è impossibile colmare? L’errore più grave, ieri, è stato a nostro avviso quello di pensare di aver chiuso il match già quando Petrilli aveva trovato il guizzo vincente, ed erano passati appena 10’. Errore di presunzione clamoroso, che ha contagiato tutti, “senatori” e giovani, sino a disunire progressivamente il collettivo, che si è allungato a dismisura, venendo preso d’infilata dagli agili giovanotti di mister Feltrin (a proposito, niente male il figlio di Michele Serena, sulla panchina biancoscudata nella passata stagione e spettatore interessato in tribuna). Sarebbe bastato frenare il piede, aspettare che i trevigiani venissero sotto (non perdevano, forse?) e provare ad infilarli nelle ripartenze. Invece, le distanze fra i vari reparti sono saltate e ogni discorso tattico si è complicato. Spiace dirlo, ma qui le delusioni sono arrivate soprattutto dai più esperti, sia dietro che in mezzo e sulla trequarti. E se a loro aggiungiamo la pessima giornata di Mazzocco e Mattin, due giovani che stavano facendo bene, è facile capire come il motore biancoscudato abbia “grippato” di brutto. A Sacile e Valdagno si era perso, certo, ma dopo prestazioni convincenti, a Mogliano, addirittura con l’uomo in più, la prova è stata deludente in toto. Ora si torna all’Euganeo, e oltretutto a porte chiuse. Un momentaccio davvero, di fronte al quale occorrono nervi saldi e massima lucidità. Dentro e fuori la società e lo spogliatoio. Nulla è compromesso, ma bisogna reagire subito. E in modo convincente.

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