Il Mattino: otto partite ancora da disputare. Niente conti, ma il traguardo è vicino

Il Mattino: otto partite ancora da disputare. Niente conti, ma il traguardo è vicino

Da Il Mattino:

Nel segno dell’8. Un numero che piace sempre di più al popolo biancoscudato, perché otto restano i punti di vantaggio sull’unica concorrente diretta per il salto fra i professionisti e perché otto sono ancora le partite da affrontare da qui al 10 maggio, quando la serie D emetterà i suoi verdetti. Di queste, come sottolineavamo ieri, 5 saranno all’Euganeo e 3 in trasferta, sui campi di Chioggia, Legnago e Pedavena (o Belluno?). A precisa domanda, nel dopo-derby, ieri Parlato si è un po’ nascosto, ma ha rivelato: «Ho un punto in meno rispetto all’anno scorso», riferito ovviamente al quadro delineatosi dopo 26ª giornata. Il suo Padova di oggi è decollato da tempo verso l’olimpo della categoria, mentre il suo Pordenone di ieri conquistò la Lega Pro con una rimonta sensazionale, recuperando ben sei lunghezze al Marano di Dalle Rive e superandolo sul filo di lana all’ultima domenica, il 4 maggio 2014 (battuto l’Este 2 a 1, mentre i vicentini non andarono oltre l’1 a 1 a Monfalcone). Il tecnico biancoscudato, scaramantico com’è, non vuole sentir parlare di calcoli o tabelle, anche se tutto, in termini numerici, procede per il meglio. Eppure, a fare un po’ di conti, è matematico che, se si arriva a quota 80, il torneo è vinto. Ciò significa che mancano 17 punti, avendone oggi Cunico & C. 63 in cascina: con 6 successi (su 8) si andrebbe persino oltre. Certo, bisognerebbe pure ipotizzare che l’Altovicentino le azzecchi tutte, compresa la sfida diretta dell’Euganeo che il calendario ha posizionato proprio il 10 maggio, raggiungendo in questo modo quota 79 (oggi ne ha 55). Per carità, niente è impossibile, ma sembra molto, molto difficile che Zanin e i suoi giocatori riescano a centrare un en plein del genere. Non perché non siano in grado di provarci, quanto per gli scogli da superare che li attendono, ben diversi dal Mori ultimo in graduatoria di ieri. Allora, vogliamo e possiamo essere ottimisti o il nostro è un delitto di lesa maestà, a meno di due mesi dalla conclusione della stagione? L’ottimismo è legato a doppio mandata alla fiducia che il gruppo trasmette all’esterno, soprattutto dopo un derby complicato come quello del “Nereo Rocco”. Anche quando, appunto, si complica la vita da solo – indipendentemente dalla qualità di un avversario che, come punti raccolti nel girone di ritorno, sarebbe terzo – il Padova trova (quasi) sempre il modo per uscirne al meglio e mantenere stabile il timone sulla rotta stabilita. A tratti, ieri, non ci è piaciuto granchè, ma è anche vero che bisogna tener conto di chi trova davanti a sè, e la Triestina dei primi 45’, impaurita e bloccata, ha chiuso ogni spazio sulle fasce e in mezzo ai nostri. Poi, giocoforza, è stata costretta a cambiare il suo assetto, si è fatta più intraprendente e ha messo alla frusta la capolista, il cui peccato di superficialità in occasione del 2-1 può essere accettato, guardando all’esito finale, con un sorriso, ma non oltre. I “difettucci” del girone d’andata avrebbero dovuto essere già eliminati da tempo. Dove non arrivano i singoli, comunque, ci pensa il collettivo: forte, compatto e solido. E questo Padova può davvero regalarci la gioia più bella: fare centro al primo anno di una nuova vita.

0 commenti

Commenta per primo!

Inserisci qui il tuo commento

Recupera Password

accettazione privacy