Il Padova festeggia 40 anni di Aicb

Il Padova festeggia 40 anni di Aicb

Anche l’Aicb si è fatta grande. Nella primavera del 1975 veniva fondato il Centro di coordinamento dei club biancoscudati, primo vagito del vero e proprio tifo organizzato. Oggi l’Associazione dei club biancoscudati compie 40 anni e li festeggia senza sfarzi, ma con la consapevolezza che il movimento si è fatto solido attorno alla passione per questi colori. Ma com’era lo stadio a Padova prima della nascita di club e ultras? «Da un certo punto di vista, come a Chioggia», sorride il presidente dell’Aicb, Giorgio Ferretti, lasciandosi andare ad un lungo flashback. «Ricordo la gradinata dell’Appiani in cui non c’erano barriere tra i vari settori. E così la massa di gente si spostava a seconda della zona di campo in cui attaccava il Padova, proprio com’è stato giovedì scorso contro la Clodiense». Ma all’epoca, al di là di qualche club e di tifosi più o meno passionali, mancava una vera guida. L’idea venne a Ruggero Ranzato, di professione idraulico, che era riuscito a venire a contatto con i club organizzati del Milan. Decise di prendere in mano la situazione e riunire i primi gruppi di tifosi creati a Padova sotto un’unica effige. «Volevo strutturare i club, dare costanza alla presenza allo stadio», ricorda Ranzato, ora 77enne. «Era fondamentale far gruppo al di là del solo interesse comune per il Padova». Nacque, quindi, il CCCB. La prima molla che unì il tifo fu lo “sciopero” indetto sul finire della stagione 1979. Il Padova stava retrocedendo in C/2, e l’astio nei confronti del proprietario Farina era sempre più forte. «Proclamammo lo “sciopero” del tifo e lo facemmo sapere tramite giornali e manifesti», continua Ranzato. «Il giorno della partita ci piazzammo davanti ai cancelli di via Carducci e fu un successo. Alla fine entrarono meno di 200 persone». Un filo conduttore che porta a galla un’altra contestazione. Nel 1999 Giorgio Ferretti è il segretario del Coordinamento dei club, mentre il Padova di Viganò sta affondando. Tutti i club si ritrovano e danno vita ad una riunione molto calda. «Da una parte c’era chi voleva aspettare ancora le mosse di Viganò, dall’altra chi intendeva far pressione perché il presidente cedesse», ricorda Ferretti. «Non si trovava accordo, si votò e alla fine passò la linea dei contestatori. Da lì, per la prima volta, ci fu la scissione. Da una parte l’Aicb, dall’altra la nuova Ucb». Sì, perché nel frattempo il Centro coordinamento (CCCB) aveva cambiato nome in Aicb, dopo la promozione (storica) inserie A del 1994. «Sull’onda dell’entusiasmo nacquero un club a Roma e uno a Milano», prosegue Ferretti. «Così si pensò di denominare il Centro di coordinamento Associazione Italiana Club Biancoscudati». I ricordi più belli? Ranzato ne ha uno particolare: «La fondazione delle “Galline” nel 1981. All’epoca c’erano poche donne allo stadio, così feci annunciare allo speaker dell’Appiani che in settimana sarebbe stata indetta una riunione per sole donne e diedi il nome di mia moglie come referente, per paura che altrimenti non si presentasse nessuno. Alla fine si ritrovarono in una cinquantina e nacquero le “Galline”, appunto». E poi tanti altri flash per il fondatore: «La trasferta in treno a Taranto nel 1984 con la prima lotteria, il mio incontro con Cestaro nel 2003. Gli dissi: se vuole prendere il Padova, cacci i dirigenti attuali e dia il club in mano ad un uomo di fiducia. Non mi ascoltò. Sabato scorso, prima di Pasqua, ho avuto l’onore di conoscere Bergamin, persona splendida: mi ricorda Puggina. Spero che la città lo aiuti». Nel 1987 il boom portò alla nascita di un centinaio di club, oggi sono 24, compreso il club Civico 26 che sarà inaugurato stasera, alle 19.30, al bar omonimo in via Rossi 26 a Rubano. «Questo è stato un anno positivo per l’Aicb», conclude Ferretti, «ma è il momento di guardare avanti. Io presto passerò il testimone e credo di aver già individuato il mio successore»

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