Legnago-Padova, club biancoscudati in rivolta: “E’ una vergogna”. Oggi tavolo tecnico per decidere la sede della partita

Legnago-Padova, club biancoscudati in rivolta: “E’ una vergogna”. Oggi tavolo tecnico per decidere la sede della partita

«Non è la partita della vita», sostengono dalle parti di Legnago per giustificare il loro “niet” allo spostamento di sede del match di domenica. Ma a Padova, ormai, è scattato un vero e proprio conto alla rovescia. Di promozioni, nel suo secolo e spiccioli di storia, la società biancoscudata ne ha vissute 12, di cui 3 negli ultimi vent’anni: quella di domenica non può, dunque, essere catalogata come una giornata qualunque. Ed è per questo che la città, e soprattutto i suoi tifosi, si stanno mobilitando per far sì che Legnago-Padova, se finisse come tutti si augurano, si tramuti in un grande abbraccio collettivo. Numeri imponenti. Il più illustre precedente di quest’anno può bastare già di per sé a sintetizzare la stagione di una tifoseria innamoratasi nuovamente della sua squadra: a Valdagno, lo scorso 4 gennaio, erano circa 2.800 i tifosi biancoscudati presenti, per la sfida con l’Altovicentino. Una gara alla quale la squadra di Parlato era giunta forte dei suoi 5 punti di vantaggio, ma tutt’altro che decisiva, trattandosi ancora dell’ultima del girone d’andata. Tra cinque giorni, invece, quella con il Legnago potrebbe riportare l’undici padovano nel professionismo dopo una sola stagione nell’inferno dei dilettanti, e ce n’è abbastanza per intuire che la mobilitazione sarà massiccia. «Non meno di 3.000 tifosi», si vocifera negli ambienti della Tribuna Fattori: tanti sarebbero coloro pronti a mettersi in viaggio, se verrà cambiata la sede del match e se tutti avranno la possibilità di acquistare il prezioso tagliando. Un numero molto vicino a quello registrato proprio contro l’Altovicentino, e per l’importanza di una giornata attesa per tutta una stagione non è un dato sorprendente. La critica. Che si giochi a Legnago o a Rovigo (quella di Mantova è un’ipotesi che per motivi ambientali viene considerata marginalmente) la grande carovana biancoscudata si muoverà in auto. Complice anche l’incertezza sulla sede della sfida, né gli ultras né l’Aicb hanno al momento intenzione di fermare pullman, con il rischio che poi i posti a disposizione all’interno dello stadio siano inferiori alle prenotazioni. Sta di fatto che la prima porta sbattuta in faccia alla tifoseria dalla dirigenza veronese non è certo stata accolta di buon grado: «Proprio un comportamento vergognoso», tuona Giorgio Ferretti, presidente dell’Associazione dei Club. «Non è la prima volta che i padovani si muovono in massa, quest’anno più volte abbiamo incontrato società che hanno dimostrato elasticità e sono venute incontro ai nostri numeri, quantomeno per un discorso di ospitalità». Sia il Dro che il Mori Santo Stefano, in effetti, avevano individuato il più accogliente stadio di Rovereto per la disputa delle gare casalinghe contro gli uomini di Parlato, e tutti i tifosi biancoscudati ne avevano beneficiato. «Per noi questa è la partita della consacrazione», prosegue Ferretti. «Trovo inconcepibile che non si possa capirne l’importanza». Ma la festa a metà non è certo cosa nuova. A Busto Arsizio, sei anni fa, furono solo 600 i fortunati che videro con i loro occhi la squadra di Sabatini battere la Pro Patria e conquistare la B. Non dovessero esserci posti a sufficienza, la speranza è che l’epilogo sia identico.

Per oggi intanto è convocato a Legnago un tavolo tecnico tra il club biancoazzurro e il comando locale di Polizia, ma l’ultima parola spetterà comunque al Questore di Verona, d’intesa con il Prefetto.

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